Lavoce.info

Categoria: Energia e ambiente Pagina 52 di 62

LIBERI DALLA MUNNEZZA? NON PROPRIO

Sono state ripulite le strade del centro di Napoli, non ancora la periferia e l’hinterland partenopeo. Si sono adottate misure tampone mentre resta irrisolto il problema di prendere provvedimenti strutturali, che rappresentino una soluzione duratura. Bisogna decidere fino a che puntosi può e si deve sostenere il principio dell’autosuficienza dei territori nello smaltimento dei rifiuti. Distinguendo le varie categorie ed evitando i giochi sporchi sulla munnezza.

UN COLPO ALL’INDIPENDENZA DELLE AUTORITÀ

L’economia vacilla sotto l’effetto di uno shock petrolifero di dimensioni impensate e i mercati più che mai avrebbero bisogno di punti di riferimento. Ma il governo non esita a cambiare in corsa l’intera Autorità di regolazione dell’energia, per scopi futili, introducendo ulteriori elementi di incertezza in operatori e consumatori. La legge è molto attenta a garantire l’indipendenza delle Authority, non solo dagli operatori economici dei settori regolati, ma anche dalla politica. E la certezza della durata in carica dei componenti ne è il prerequisito.

LA FRECCIA DI ROBIN HOOD COLPISCE LA BOLLETTA

La cosiddetta Robin Hood tax eleverà i prezzi dell’energia elettrica, già oggi piuttosto alti, spostando denaro dalle tasche dei consumatori a quelle dello Stato. Se avrà un effetto reale sulle imprese del settore, sarà a favore di quelle che oggi ottengono più profitti, a danno di chi fa fatica a stare a galla. Se si vogliono colpire i profitti eccessivi nel settore elettrico a sostegno della collettività, esiste solo un modo: far funzionare il mercato. Nel nostro, la concorrenza è poco efficace. Sarebbe interessante conoscere le intenzioni del governo in proposito.

LA RISPOSTA AI COMMENTI

Rispondo collettivamente ai MOLTI lettori che hanno avuto la cortesia di commentare il mio articolo. Alcuni di questi hanno sostenuto la loro netta contrarietà alla ripesa del nucleare sia per i livelli dei costi, sia per la minaccia alla sicurezza dell’ambiente e della popolazione . Altri, pur con molte preoccupazioni, hanno mostrato maggiore disponibilità alla ripresa del nucleare sottolineando la necessità di adottare ogni tipo di controllo. Altri ancora hanno valutato più importanti i problemi tecnici rispetto a quelli legislativi e regolamentari su cui mi ero soffermato.
Da parte mia desidero esplicitare ai lettori che non sono mosso da alcuna pregiudiziale scientifica e culturale alla ripresa del nucleare anche in Italia. La mia visione del problema dunque non è del tipo "nucleare si", "nucleare no", ma sul "come" si riavvia il nucleare nel nostro paese. Ciò che temo è una sorta di "via italiana" al nucleare che non adotti le "best practice" adottate nei paesi che da anni hanno promosso e potenziato il nucleare. Come noto l’industria civile del nucleare è una ricaduta dell’industria bellica (non a caso il prezzo dell’uranio è sceso ai minimi storici anche per effetto dell’abbandono della corsa agli armamenti); passaggio questo  che nel tempo ha creato competenze, controlli e accettazione sociale sostanzialmente in un processo di trial and error sia nel mondo dei privati sia in quello del pubblici controlli. In Italia, invece, nulla di tutto ciò da quasi venti anni. E’ possibile recuperare tale gap culturale, sociale e scientifico in un breve lasso di tempo in un paese (forse vittima di Croce) che – a scuola e all’università – ha troppo spesso trascurato l’istruzione scientifica di massa (non di alcune eccellenze) la cui conoscenza consentirebbe invece di non scorgere soltanto i fantasmi del nucleare?
Penso che sia possibile se per tempo si ragiona sul fatto che il la ripresa del nucleare non è soltanto questione che riguarda i tecnici del settore ( e la loro supposta supremazia), ma in particolare il ruolo e le competenze della pubblica amministrazione che deve esercitare i controlli  onde evitare che si formini vantaggi privati e costi collettivi. Osserviamo tutti i giorni che la nostra pubblica amministrazione non è in grado di esercitare con sufficiente efficacia il rispetto delle leggi (fiscali, sanitarie, ambientali, ecc.). Come deve cambiare dunque la pubblica amministrazione per la puntuale verifica del il rispetto delle norme in campo nucleare? Saranno sufficienti le abituali verifiche cartacee oppure saranno indispensabili quelle sul campo? E quale corpo dovrà effettuarle? Non a caso altri paesi hanno istituito apposite autorità per la sicurezza nucleare. Il governo ha annunciato che nei prossimi giorni adotterà alcuni provvedimenti al riguardo, Mi auguro che non siano soltanto quelli che daranno il permesso alla costruzione delle centrali nucleari (acciaio, cemento, piombo, rame, ecc) me che comprendano anche l’avvio di una riflessione sulle istituzioni pubbliche per il controllo di questo settore così delicato per la sicurezza della popolazione.
Vi  è infine chi mi a fatto notare che gli ingegneri nucleari già esistono in Italia. Ricordo al riguardo che per effetto dell’abbandono del nucleare molte università italiane hanno ridenominato i corsi di ingegneria nucleare in "ingegneria energetica" oppure "ingegneria nucleare e della sicurezza industriale" e così via. In ogni caso sono felice di scoprire che esistono ancora rappresentanti di una specie che consideravo, erroneamente, in estinzione se non del tutto estinta.

ROBIN HOOD ALL’ITALIANA

La tassa sui profitti delle società petrolifere finirebbe per colpire soprattutto l’Eni. Altre compagnie di raffinazione o di distribuzione non hanno avuto quest’anno risultati particolarmente brillanti, nonostante la crescita del prezzo del greggio. Per i beneficiari, l’aumento delle disponibilità dovrebbe avere moderati effetti espansivi. Anche sulla spesa per carburanti e trasporti. In contrasto con gli impegni del Protocollo di Kyoto. Demagogico l’obiettivo di porre un freno alla speculazione. Si apre forse una stagione di interventi straordinari, dopo quella delle una tantum?

TRE PROBLEMI PER IL NUCLEARE

Dopo l’improvviso annuncio del ritorno al nucleare, èopportuno ragionare quantomeno sugli assetti proprietari di questa industria, sulla regolamentazione del settore, sulle previsione di prezzo dei combustibili e sulla redditività degli impianti. Cerchiamo di farlo guardando alle scelte di Regno Unito, Francia e Finlandia, che nei venti anni di rinuncia del nostro paese hanno deciso di continuare a utilizzare e potenziare l’energia nucleare. Esempi che possono aiutarci a evitare una impervia via italiana al nucleare.

PRENDENDO SUL SERIO L’ALBANIA

Quando era stata avanzata dal Ministro dellÂ’economia in pectore Giulio Tremonti aveva un po’ il sapore della boutade neocolonialista: perché non costruiamo una centrale nucleare nella vicina Albania visto che non è possibile farlo, per varie ragioni, entro i confini nazionali?Presumibilmente lÂ’idea era quella di aggirare le opposizioni di casa e lÂ’esito del referendum del 1987, allo stesso tempo ottenendo elettricità a condizioni privilegiate e vantaggiose. Poi vennero lÂ’assenso di Pierferdinando Casini, Antonio Marzano ed Enrico Letta, le ragionate perplessità di Chicco Testa, e da ultimo lo scetticismo dellÂ’ex-commissario europeo Mario Monti che si sentirebbe “più tranquillo ad avere il nucleare attivo in Francia piuttosto che in altri paesi”. Senza dubbio si riferiva allÂ’Albania, ma forse aveva doti di preveggenza pensando anche ai confini con il nostro Friuli-Venezia Giulia. Quando però il premier dellÂ’Albania Sali Berisha ha dichiarato di non volere escludere i suoi concittadini dal grande potenziale rappresentato dallÂ’energia nucleare e che “lÂ’ideale sarebbe un accordo con i paesi vicini, Italia per prima. Finanzieremo con il governo di Roma un impianto da costruire in Albania” e quando Enel ha dichiarato “nel caso in cui si raggiunge un accordo tra i due governi noi valuteremo questo progetto”, allora abbiamo pensato che si faceva sul serio. Ed allora proviamo a fare sul serio anche noi. Perché lÂ’Italia vorrebbe il nucleare? Possiamo fornire tre ragioni (ma lÂ’elenco non è esaustivo): 1) contribuisce a ridurre le nostre emissioni di gas-serra e quindi ad ottemperare ai vincoli di Kyoto ed europei; 2) riduce la nostra dipendenza energetica dallÂ’estero attraverso minori importazioni di gas usato per produrre elettricità; 3) riduce la bolletta energetica delle famiglie perché il kilowattora prodotto con il nucleare costa meno di quelli prodotti con il gas e con le fonti rinnovabili. Che contributo dà la “proposta albanese” a queste tre esigenze? La risposta è negativa per i primi due quesiti e forse o probabilmente positiva per il terzo. Ma non è chiaro in che misura dovrebbe essere preferibile o più economico importare elettricità dallÂ’Albania anziché – come di fatto stiamo correntemente facendo – dalla Francia, dalla Svizzera o Â… dalla Slovenia.

DISCARICA IN CASA CUPIELLO

Il piano appena varato dal governo propone quello che tutte le persone serie auspicano da anni, ma che il sistema napoletano non è stato finora capace di realizzare: raccolta differenziata per quanto possibile e termovalorizzatori per ciò che resta. Nella fase intermedia, uso degli impianti di selezione meccanica per stabilizzare il rifiuto e metterlo in discarica. Con gli incentivi giusti affinché questo periodo duri il meno possibile. Ma il vero problema non è nello schema tecnologico e logistico, è piuttosto nella capacità di metterlo in atto, organizzarlo e farlo funzionare.

LA SPERANZA CHE VIENE DAL CARO PETROLIO

I prezzi alti del petrolio, determinati dalla domanda dei paesi asiatici, preoccupano l’Occidente. Eppure, almeno per gli Stati Uniti, c’è una correlazione positiva tra il costo del petrolio e la produzione industriale, come mostra uno studio recente. Perché la comparsa di nuovi attori economici rende alcune risorse più scarse, aumentandone il costo, ma offre nuove opportunità di commercio. E’ la capacità di innovare e rimanere leader in produzioni sofisticate e poco sostituibili che gioca un ruolo chiave nel decidere se la sfida di oggi sia un’opportunità o una sciagura.

UN BONUS CHE PESA SULL’AMBIENTE

Scaduto il bonus fiscale sulla benzina deciso dal governo Prodi, sono già forti le pressioni perché il nuovo esecutivo rinnovi il provvedimento, anzi lo rafforzi. Ma l’accisa sui carburanti va considerata sotto il profilo della correzione dell’impatto ambientale. Se proprio si deve intervenire, meglio dunque prevederne una riduzione virtuale e utilizzare la somma ricavata per favorire il risparmio energetico o per incentivare le energie rinnovabili. Si eviterebbe di inviare ai cittadini il segnale sbagliato che la tassazione delle fonti fossili di energia si può ridurre.

Pagina 52 di 62

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén