L’intelligenza artificiale sta assumendo le caratteristiche di un’infrastruttura sociale. Le sue applicazioni influenzano comportamenti, decisioni e relazioni. Dall’innovazione tecnologica il focus si sposta così alla governance dei sistemi digitali.
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La proposta di Raffaele Fitto sui fondi di coesione ha suscitato proteste. Ma delinea un’opzione strategica di medio-lungo periodo, più che essere una misura emergenziale. Sembra infatti ridefinire le priorità verso cui orientare le risorse disponibili.
Il fatturato 2026 di Anthropic è sui 30 miliardi di dollari e poggia su una scommessa: una politica di prezzo mai usata prima su scala così larga. Se la scelta non paga, il problema non investe solo l’azienda, ma il modello finanziario dell’intero settore.
Usa, Cina ed Europa hanno approcci diversi all’IA e al finanziamento del suo sviluppo. Per l’Unione europea è però arrivato il momento di decidere se la dipendenza tecnologica dai modelli americani è un fatto da gestire o un problema da affrontare.
Se non si ripensano governance, competenze e processi di lavoro, l’IA non genera valore per le imprese. La diffusione di quella agentica accelera, ma con risultati incerti. Il nodo non è la tecnologia, bensì la capacità delle organizzazioni di governarla.
Sono in aumento le iniziative per rendere l’Europa autonoma dai monopoli tecnologici americani. Non si tratta solo di una risposta alle tensioni geopolitiche, ma di una scelta strategica per costruire un futuro digitale sovrano, sicuro e inclusivo.
Gli attacchi informatici sono diventati uno strumento ricorrente di acquisizione di dati, estorsione e spionaggio. Colpiscono le grandi organizzazioni, ma anche imprese e individui. Cosa si fa in Italia per contrastare il fenomeno in crescita.