Il successo economico delle imprese multinazionali ha accentuato il ruolo degli studi transnazionali. Il mercato italiano dei servizi legali per le aziende subisce una forte colonizzazione da parte dei paesi anglosassoni. Anche se uffici di media dimensione sarebbero i migliori interlocutori delle piccole-medie imprese. Dannose sia le proposte di liberalizzazione estrema di Confindustria, sia il protezionismo del Consiglio nazionale forense. Rallentano il processo di modernizzazione dell’avvocatura e con esso l’evoluzione del diritto d’impresa.
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I giudizi europei rimangono severi sui programmi di rientro dei paesi con deficit eccessivo. Soprattutto per l’Italia. La Commissione calcola che nei prossimi tre anni dovremo varare misure aggiuntive permanenti di riduzione del deficit pari almeno all’1,5 per cento del Pil. Senza contare le correzioni all’Irap e l’aumento degli oneri finanziari dovuto alla risalita dei tassi di interesse. Ma proprio il Patto di stabilità potrebbe aiutarci a vincere le resistenze all’aggiustamento di gruppi politici e di pressione, come sta cercando di fare la Germania.
Nel 2001 l’impegno a portare le pensioni minime a un milione di lire. Mantenuto solo nella versione più restrittiva, per i pensionati poveri. Ora la Cdl rilancia, mettendo in programma un innalzamento a 800 euro mensili delle pensioni più basse. La promessa, se presa alla lettera, non è realistica: costerebbe circa 30 miliardi, quasi tre punti di Pil. Come cinque anni fa, il centrodestra ha probabilmente in mente un aumento molto più mirato e condizionato, ma comunque almeno dieci volte più impegnativo del precedente. E dagli effetti fortemente sperequativi.
La decontribuzione si avrà al prezzo dello scardinamento dell’equivalenza attuariale fra contributi e prestazioni. I maggiori beneficiari saranno le carriere a crescita salariale elevata e i pensionamenti precoci. Ripristinando le iniquità che la capitalizzazione virtuale vuole eliminare. Oltretutto, è un provvedimento inutile per la competitività delle imprese. Alla restituzione di una parte dei contributi si potrebbe invece arrivare attraverso la cancellazione della reversibilità . A beneficio anche del tasso di partecipazione femminile al lavoro.
La proposta dell’Unione è articolata: considera sia le prestazioni pubbliche sia la previdenza complementare, distingue tra lavoratori dipendenti, autonomi e intermittenti. Tuttavia, resta generica su molti aspetti. L’unico elemento quantitativo sono i cinque punti di riduzione del cuneo contributivo annunciati da Prodi. Viceversa, il programma della Casa delle libertà è piuttosto scarno e non affronta i temi della sostenibilità . E’ specifico solo sugli 800 euro delle pensioni minime. Entrambi i Poli promettono cambiamenti piuttosto costosi.
Il trend dei conti pubblici italiani non è sostenibile. E i mercati, per quanto in apparenza quiescenti, ci hanno messo sotto osservazione. Illusorio pensare a un eventuale intervento della Bce per evitare la bancarotta dell’Italia. O all’aiuto di altri paesi europei, per evitare il rischio contagio. Per il momento, gli investitori istituzionali continuano per inerzia, ma con crescente nervosismo, a tenere in portafoglio i titoli italiani, mentre i fondi speculativi aspettano i risultati delle elezioni. Il prossimo Governo dovrà dare segnali rassicuranti in tempi brevi.
La riduzione di cinque punti del cuneo contributivo sul costo del lavoro ha varie controindicazioni. Per superarle, si può ipotizzare una progressività per scaglioni del contributo: aliquota ridotta fino a una determinata soglia del salario, normale sull’altra parte. In termini di aliquota media, la riduzione contributiva sarebbe così decrescente in modo continuo al crescere del salario. Il costo della riforma sarebbe di 7,7 miliardi. Ma con effetti positivi sull’occupazione. E coinvolgendo gli autonomi, si andrebbe verso un sistema previdenziale più omogeneo.
In questa campagna elettorale, i politici citano spesso e volentieri i dati dell’economia a sostegno della bontà delle loro idee e dei loro programmi. Numeri allo sbaraglio, che nessuno si prende la briga di controllare. Invece un confronto con i dati reali, magari di Eurostat, non guasterebbe. Perché gli errori fioccano. Anche nel dibattito fra i due candidati per le elezioni.
Nell’ultimo anno i prezzi dei carburanti sono notevolmente aumentati. All’origine dei rincari vi sono l’aumento delle quotazioni del greggio e le strozzature nella raffinazione. Ma sui prezzi alla pompa del gasolio si è scaricato anche un sensibile aumento del margine di distribuzione, destinato a remunerare la compagnia petrolifera e la distribuzione al dettaglio. E’ cresciuto di circa il 30 per cento. Le compagnie e i distributori finali potrebbero aver compensato la discesa dei volumi di vendita di benzina con un aumento dei margini unitari sul gasolio.