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Coordinamento delle politiche fiscali

Coordinamento delle politiche fiscali

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Pensate che il limite del deficit del 3% stabilito dal Patto di Stabilità e Crescita debba essere ancora vincolante per il Governo Italiano, dopo le deroghe concesse a Francia e Germania?Si. Il Patto deve essere rispettato, è tuttavia possibile giungere ad una interpretazione dinamica dello stesso, escludendo dal deficit le spese di investimento che potranno generare effetti benefici sul Pil. Si. Le discussioni circa la modifica del Patto appaiono pretestuose. Occorrono invece riforme strutturali e modifiche nella composizione dei bilanci pubblici.  Si. L’Italia ha sempre rispettato il Patto e lo rispetterà anche quest’anno.
Il Patto però è largamente insufficiente per la crescita.
Si. L’unica modifica al Patto potrebbe essere una riduzione dei parametri in periodi di recessioneSi, la soglia del 3% è un limite plausibile, ragionevole e lungamente soppesato in ambito Europeo. Il problema è l’azzeramento del deficit, per il quale le privatizzazioni sembrano essere la strada obbligata.Si, soprattutto per l’Italia, dato l’elevato debito pubblico. Per contenere il deficit occorre riprendere il controllo della spesa e delle entrate. Alcune correzioni al Patto andrebbero introdotte, per sostenere la crescita.
Ritenete che sia utile armonizzare la tassazione dei redditi da capitale a livello europeo? Si. L’adozione di una tassazione omogenea in ambito europea dei redditi finanziari deve essere studiata in modo da includere anche l’elevazione graduale e contenuta dell’aliquota d’impostaNo .Si può discutere su un’armonizzazione delle regole per determinare talune basi imponibili, ma va respinta qualsiasi ipotesi di armonizzazione delle aliquote di imposizioneNo L’armonizzazione delle politiche fiscali non è qualcosa di auspicabile in sé, anche se in presenza di una moneta unica è difficile pensare alla competizione fiscale tra Paesi per i redditi di capitale . Si. I redditi da Capitale vanno considerati nell’insieme dei redditi percepiti dalla Persona Fisica e destinati ai Consumi.

L‘omogeneizzazione europea e’ auspicabile, ma non deve ritardare l’applicazione in Italia

Si. Una migliore armonizzazione della tassazione dei redditi finanziari all’interno dell’Europa eviterebbe distorsioni di concorrenza e delocalizzazioni di capitale nel continente. Si. Siamo favorevoli ad una graduale armonizzazione della tassazione sui redditi da capitale, per evitare una pericolosa competizione fiscale.
Ritenete che sia giusto allineare la tassazione dei redditi d’impresa in Italia agli standard internazionali ed europei (riducendo ad esempio l’Irpeg e l’Irap?)Si. Con il decreto legislativo n-344 del 2003 si è già ridotto il carico fiscale sul reddito delle società.Si, l’Italia dovrebbe perseguire la propria politica nella fissazione delle aliquote fiscali. L’armonizzazione deve riguardare solo la base imponibile e la sua ripartizione tra vari stati. Si  E’ giusto che le imprese paghino meno tasse, ma non vengano finanziate con denaro pubblico. No Non è possibile fornire indicazioni, per la sostanziale differenza soprattutto nelle fonti di risorse finanziarie, fra le imprese italiane e quelle degli altri paesi europei.Si. L’allineamento sarebbe un fattore di maggiore competitività. Per limitare l’impatto sul gettito occorrerebbe privatizzare.Si.  Occorre una riduzione graduale e certa, come con il sistema di Dual Income Tax, abolito dal governo di centro-destra.
Ritenete che la pressione fiscale in Italia debba essere ridotta, aumentata o restare sostanzialmente invariata?Si. Dovrebbe essere ridotta, ridurre la pressione fiscale è necessario ma non bisogna ridurre le cosiddette spese sociali. Si.  La pressione Italiana è troppo elevata e deve essere ridotta.Si .La pressione fiscale va diminuita strutturalmente riducendo la spesa dello stato attraverso privatizzazioni e riforme strutturali. No. La pressione fiscale va mediamente aumentata per l’esigenza di ridurre il debito pubblicoSi La pressione fiscale dovrebbe essere ridotta in Italia e in tutti i Paesi dell’ Euro perchè rappresenta il principale freno alla crescita e alla competitività nei confronti degli Stati Uniti Si.L’Italia può intraprendere un percorso graduale e ragionevole di riduzione permanente della pressione fiscale, senza ridurre la spesa sociale, che deve rimanere costante in termini reali.

Mercati finanziari

 

Mercati Finanziari

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Ritenete che bisogna introdurre riforme nel sistema dei controlli e di tutela del risparmio? Si. E’ necessaria la riforma del sistema dei controlli. Importante rivedere anche il ruolo di Banca d’Italia.  Si. La proposta del governo in materia è adeguata allo scopo. Si tratta solo di approvarlaSi, ma partendo dal ripristino della separazione fra attivita’ finanziarie, industriali e commerciali, in modo da impedire alla fonte l’opportunita’ di illegalita’. Si. I sindaci dovrebbero diventare figure più istituzionali esterne dall’organigramma aziendale. La Consob dovrebbe essere più rigida nell’applicare le sanzioni. Si. I risparmiatori sono stati troppo spesso lasciati  senza informazioni adeguate o senza tutele efficaci.
La legislazione per i controlli dovrebbe essere stabilita a livello europeo? Simile a quella statunitense? Si a livello europeo e guardando alla legislazione statunitense 

Si
No nella stessa linea statunitense, che si basa su presupposti sociali totalmente diversi dalla cultura europea spostata verso la prevenzione

Si a livello comunitario., ma non in linea con la legislazione Usa. La nostra situazione è però diversa da quella americana.Alcune risposte devono essere date anche a livello nazionale, data la particolare struttura del nostro capitalismo familiare e la natura ancora nazionale dei controlli. L’esempio americano è utile, ma l’impostazione europea è più cauta per limitare i costi di regolamentazione ed è opportuno che tale strada venga mantenuta
C’è il rischio una sovra-regolamentazione delle banche con costi maggiori dei benefici? Si, una regolamentazione più vincolistica penalizzerebbe la maggioranza delle imprese virtuose senza offrire garanzie contro i comportamenti fraudolenti  Si. Non dovrebbero essere previste in nessun modo sovrastrutture costose quanto inutiliNo. La regolamentazione deve essere introdotta per salvaguardare il risparmiatore.Si, c’è un rischio di una sovra-regolamentazione. Prima di introdurre nuova regolamentazione è bene fare accurate analisi costi-benefici. Questo potrebbe evitare tardive ed amare sorprese.

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Politiche della concorrenza

 

Politiche della concorrenza

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Alleanza Nazionale
 
Lista Bonino



Forza Italia  

 

Italia dei valori

 

Patto Segni-Scognamiglio

 

Uniti dell’Ulivo
Ritenete che sia necessario istituire delle Autorità europee per le comunicazioni, il gas e l’energia elettricaNo. L’applicazione del diritto comunitario deve e può essere assicurato dall’antitrust e dalla Corte di giustizia europea

No. La strada da seguire è quella di una maggiore liberalizzazione dei mercati

No. Le authorities sono istituzioni che turbano la libertà delle imprese.Si. I grossi monopoli vanno contrastati con tutti gli sforzi possibili a livello europeoNo. Ci sono autorità di regolamentazione nazionali che operano già sulla base delle direttive comunitarie e che sempre più lavoreranno in rete.
Secondo voi la privatizzazione dell’Enel dovrebbe proseguire? Si Il processo di privatizzazione dovrebbe portare ad una separazione societaria e funzionale, rispetto alla società del trasporto dell’energia elettrica. Si. Occorre segmentare il mercato, liberalizzando quei segmenti dove la concorrenza si può sviluppare. Si. L’Enel, come tutte le societa’ operanti nel settore, va divisa in attivita’ liberalizzate ed attivita’ non liberalizzabili: la produzione deve essere esclusivamente privata, e la distribuzione esclusivamente pubblicaSi ma ci dovrebbero essere regole per evitare concentrazioni che possano a portare ad un nuovo monopolio, stavolta privato.  Si, ma solo se prima si da’ un assetto più concorrenziale al mercato per evitare che si ricreino altre situazioni di monopolio
Ritenete utile la liberalizzazione dei servizi professionali? E del commercio al dettaglio? Quali settori devono, a vostro giudizio, diventare oggetto delle politiche della concorrenza comunitaria? Si, occorrerebbe liberalizzare le libere professioni. Siamo favorevoli anche alla liberalizzazione del commercio. Si. La liberalizzazione va promossa a livello nazionale. Risulta difficile pensare a regole di concorrenza comunitaria.
No. I servizi professionali sono molto legati agli ordinamenti nazionali.
Si , non dovrebbero esistere alcun vincolo alla liberalizzazione previa responsabilizzazione oggettiva degli ordini professionali nel controllo della deontologia e della competenza attuale dei professionistiNo. Gli ordini non devono scomparire per evitare una caduta nella professionalità. Il Commercio al dettaglio in Italia deve essere protetto e non liberalizzato.  Si. Non certo tutte, ma buona parte delle regole attuali impediscono la crescita professionale e mortificano l’efficienza dei relativi servizi. Tutte le attività professionali sono già oggetto della competenza europea. Sono i governi, e in particolare il nostro, che non si adeguano.

Commercio estero

Commercio estero

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Occorrerebbe introdurre dazi nei confronti delle esportazioni dalla Cina?

 No. Più che auspicare restrizioni per le merci dei Paesi emergenti, il governo italiano si deve battere in sede comunitaria e interno per ottenere una reale reciprocità di trattamento negli scambi internazionali. No. La concorrenza cinese non è il vero problema dell’industria italiana.No. Le difficoltà dell’export italiano sono dovute al cambio sfavorevole dollaro euro. No occorrono dazi ma che le regole del Wto siano rispettate.  No. No. Bisogna puntare sulla qualità produttiva per vincere la concorrenza Bisognerebbe affidare al Wto un potere di controlloNo. Il sistema italiano, che non può più contare sulle svalutazioni della moneta, deve essere perciò orientato a valorizzare meglio le proprie capacità imprenditoriali e di innovazione.
 

Pensate che si debba spendere di più a favore della ricerca applicata a livello comunitario e nazionale?

Si. Le spese per la ricerca vanno aumentate sia dal versante pubblico, sia dal versante privato. Si potrebbe pensare ad una defiscalizzazione delle spese di R&SSi Aumentare le risorse per la ricerca applicata a livello europeo è importante, magari togliendo alcune risorse alle politiche agricole. Si Bisogna incentivare la ricerca applicata nei settori di maggior “successo” , evitando finanziamenti a pioggia. Si. A livello nazionale è necessario aumentare il prelievo fiscale per finanziare la ricercaSi. La ricerca dovrebbe essere condotta a livello europeo.Si . Lo spazio di ricerca europeo permetterà di incrementare la cooperazione tra le università , i centri di ricerca e le imprese
 

Avete intenzione di incoraggiare gli investimenti all’estero delle imprese italiane?

Si. Le imprese italiane dovrebbero aumentare gli investimenti italiani all’estero. Ci sarebbe un aumento dei posti di lavoro in Italia, dove rimarrebbero i centri produttivi.Si Aumentare le risorse per la ricerca applicata a livello europeo è importante, magari togliendo alcune risorse alle politiche agricole.  SiNo, gli investimenti privati devono essere totalmente liberiSi. Anche verso l’America Latina  Si. E dobbiamo anche incoraggiare l’arrivo di imprese estere nel nostro Paese.
       

Politiche dell’ambiente

Politiche dell’Ambiente

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Alleanza Nazionale

 

Lista Bonino

 

Forza Italia

 

Italia dei valori

 

Patto Segni

 

Uniti nell’Ulivo

L’Europa deve procedere all’attuazione del protocollo di Kyoto? No. E’ importante adottare misure contro l’effetto serra ma il Protocollo di Kyoto appare discutibile per l’incertezza dei suoi costiSi. L’Italia ha ratificato il protocollo di Kyoto.  Si richiede però l’utilizzo di strumenti meno costosi e più efficienti, altrimenti si abbassa la competitività dell’Europa nei confronti dei Paesi che non ratificano il protocollo. No Il problema inquinamento e’ ” il Problema ” del Terzo Millennio perche’ plafona lo sviluppo. Rispetto a ciò, il protocollo di Kyoto è un paravento ingannevole per gli equilibri mondiali. Occorre ripartire urgentemente da zero nell’approccio alla soluzione del problema inquinamento. Si L’Eu dovrebbe negoziare affinché tutti i paesi accettino il protocollo, usando anche ritorsioni commerciali. Si. Se la Russia non ratificherà il trattato certo l’impatto sulle emissioni non sarà risolutivo, ma nemmeno trascurabile, per questo è importante che l’Europa proceda all’attuazione
Siete favorevoli alla tassazione ambientale i cui proventi possano essere destinati al funzionamento di tecnologie alternative? No. Certamente l’Ue deve farsi carico di promuovere la ricerca in tecnologie alternative nelle fonti rinnovabili anche se l’armonizzazione fiscale ambientali a livello europeo non è auspicabileNo a nuove tassazioni, i combustibili fossili sono già molto tassati in Europa. No. I combustibili fossili vanno eliminati. Il problema non va però impostato sotto l’aspetto economico. Non ci devono essere limiti di spesa alla ricerca energetica.Si. La tassazione può essere un passo avanti. Le imprese devono essere tra le prime ad investire in ricerca per nuove fonti di energia rinnovabili. Si alle tassazioni a livello europeo, finalizzate a dare risorse per la ricerca nell’ambito delle energie e rinnovabili
Siete favorevoli all’armonizzazione delle politiche dei trasporti e ad un pagamento di pedaggi all’ingresso delle città? No all’armonizzazione delle politiche.

Si al pedaggio d’ingresso.

No all’armonizzazione delle politiche nel settore dei trasporti.

No al pedaggio a pagamento perché non funziona al fine di ridurre la circolazione

No. Il tema trasporti come fonte d’inquinamento è artificioso come tutto il problema energetico.

No. I pedaggi all’ingresso delle citta’, il cui risvolto ambientale trova mille altre soluzioni. Sono un’idea da Medioevo. La.soluzione del problema è solo un fatto di volontà, non di risorse finanziarie. Il problema va condotto a livello locale.

Si. all’omogeneizzazione del settore dei trasporti.

Si al pedaggio di entrata nelle città purché escluda i residenti e metta comunque a disposizione degli utenti un servizio efficiente per entrare nelle città.

Si a standards comuni europei. L’Europa è l’unità di misura con cui progettare e costruire il futuro dei trasporti.

Si ai pedaggi , se accompagnati da più servizi pubblici per chi vuole entrare nelle città.

Coordinamento delle politiche sociali

Coordinamento delle politiche Sociali

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Alleanza Nazionale

     

Lista Bonino

 

Forza Italia

 

Italia dei valori
 
Patto Segni- Scognamiglio
  

Uniti nell’Ulivo
 L’Unione Europea deve punire i Paesi che non riformano i sistemi previdenziali come nelle proposte di Maastricht delle pensioni No. Non vi è oggi una competenza diretta della Ue sulle questioni previdenziali.Si. La Maastricht delle pensioni potrebbe rendere raggiungibili gli obiettivi di Lisbona No.Si a condizione che tenga conto delle esigenze specifiche dei singoli stati (specialmente dei nuovi Paesi membri) e che sia rispettata seriamente da tutti.No. Standards e obiettivi comuni servono, ma la previdenza è legata profondamente alle caratteristiche socio-economiche e alle tradizioni culturali dei vari paesi e non può quindi essere ricondotta ad un modello unico.
 Il coordinamento delle politiche sociali a livello comunitario deve avvenire ancora attraverso il coordinamento aperto? Si. La via del coordinamento aperto  Ã¨ senz’altro da valorizzare come strumento per l’individuazione delle best practices No. La comunità non deve entrare nei dettagli , ma definire normative che uniformino la legislazione del lavoro Si. Il coordinamento è indispensabile, ma i criteri non possono essere troppo rigidi. Si possono anche prevedere sanzioni per il mancato conseguimento di obiettivi alla portata dei singoli paesi.Si .Gli strumenti e le procedure per il coordinamento dovrebbero essere resi più stringenti. (precisazione degli obiettivi, indicatori specifici per misurare il percorso compiuto, sanzioni per paesi che non progrediscono adeguatamente).
 Il nostro Paese dovrebbe istituire un regime di reddito minimo garantito?   Si. Lo strumento dovrebbe essere di tipo universale e temporaneo, vincolato alla ricerca di un’occupazione. Deve essere finanziato con una redistribuzione e non con un aumento della spesa sociale. No, non funziona.  Si se lo fanno gli altri.  No. E’ più realistico rilanciare gli investimenti nel Sud del paese e incentivare gli sgravi fiscali per le imprese.  Si. Lo strumento, di contrasto alla povertà, dovrebbe essere universale, ma legato alle politiche del lavoro e accompagnato da una efficiente prova dei mezzi. Non dovrebbe inoltre essere sostitutivo di politiche specifiche a sostegno delle responsabilità familiari.
 La tassazione dovrebbe mantenere una progressività delle aliquote? Dovrebbe essere commisurata ai redditi familiari piuttosto che individuali? No. Bisogna abbandonare la progressività, Per le problematiche redistributive sono sufficienti la no tax area e le deduzioni No. Le aliquote devono essere ridotte a due, secondo quanto previsto dalla delega fiscale: 23% e 33%. La progressività deve esser affidata esclusivamente alla no tax area. Si, ma non commisurata sui redditi familiari. Si, la progressività è un principio cardine a tutela del ruolo redistributivo che deve essere esercitato dal sistema fiscale. Si La progressività può essere rivista anche riducendo il numero delle aliquote, ma deve rimanere. Si può commisurare l’imposta al reddito familiare, ma sembra incompatibile con una drastica riduzione delle aliquote e del prelievo.

Università e ricerca

 

 Università e ricerca.

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Alleanza Nazionale

  

Lista Bonino

   
 
Forza Italia

 

Italia dei valori



Patto Segni Scognamiglio 

 

Uniti nell’Ulivo

Ritenete che l’Ue debba utilizzare i fondi disponibili per creare nuove istituzioni di ricerca sovranazionali invece di centri di ricerca e le università nazionali ?

 Si. L’Unione europea dovrebbe finanziare la creazione di reti di centri di ricerca Si. La creazione di centri di ricerca sopranazionali è importate in vista di una creazione di uno “spazio europeo della ricerca”No. I privati più degli stati dovrebbero investire in ricerca e formazione.Si Occorre dare più fondi alla ricerca non solo alle strutture.  Si. Ma non bisogna togliere fondi alle università che devono cominciare a collaborare molto di più tra loro.  Si. Bisogna costituire delle reti europee di centri universitari e di ricerca, nazionali e internazionali. Solo a quelle che raggiungeranno e manterranno un successo competitivo dovrà essere garantita la continuità del sostegno comunitario.
Siete favorevoli a creare università europee di eccellenza aumentando gli stanziamenti degli Stati nazionali? Bisognerebbe criteri europei comuni per l’accesso all’università ?

Si. La mobilità dei ricercatori è uno degli strumenti per favorire lo scambio delle esperienze e favorire l’integrazione dei sistemi di ricerca nazionali.

 Si. Un sistema di università d’eccellenza su scala europea non è solo auspicabile, ma anche  necessario.No. L’Università non può essere solo un costo dello stato No ad università di eccellenze, si ai criteri comuni per l’accesso all’università  Si, è importante un’armonizzazione dei sistemi scolastici e universitari.  Si. Serve un migliore impegno del Bilancio dell’Unione per sostenere le università di maggior qualità e individuare un percorso di armonizzazione europea del personale universitario
Ritenente che si debbano apportare più finanziamenti alla ricerca e all’università? Ritenete che si debba incoraggiare il mecenatismo dei privati con sgravi fiscali?Si. La detraibilità dei contributi a università a ricerca dall’imponibile di persone fisiche e giuridiche è da tempo una delle proposte.

Si.Ridurre i fondi all’agricoltura e alla Pac e investirli in ricerca.

 Si. Più finanziamenti dai privati a condizione che i vantaggi fiscali siano tangibili

 

No a più investimenti privati per un rischio di condizionamenti

Si le risorse andrebbero aumentate anche attraverso il mecenatismo

Si, aumentare le risorse destinate alla ricerca riducendo quelle delle politiche agricole.

Si. Favorire il mecenatismo che non deve essere solo un modo di ridurre le tasse.

L’insostenibile spreco di risorse della Pac

La Politica agricola comune (Pac) costa alle famiglie europee oltre cento miliardi di euro allÂ’anno. Oltre lÂ’80 per cento dei sussidi alle esportazioni pagati nel mondo sono finanziati dai contribuenti europei, che pagano anche i tre quarti circa di sussidi agricoli finalizzati al sostegno dei prezzi. Gli effetti sui mercati internazionali sono molteplici e significano minor benessere e minor ricchezza non solo per i paesi poveri. Il problema si aggrava ora con lÂ’estensione della Pac ai nuovi Stati membri Ue. Eppure di questo grande spreco di denaro pubblico si parla molto poco.

Se non ora, quando?

Le forme in cui la Banca dÂ’Italia rende conto del proprio operato sono fondamentalmente basate su esposizioni unilaterali. Norme e tradizioni seguite finora hanno una giustificazione storica, ma non sembrano più adeguate alla attuale realtà economica e politica. E’ ora di adottare assetti istituzionali più vicini a quelli degli altri paesi per lÂ’accountability, ma anche per i meccanismi di nomina e funzionamento della Banca. LÂ’occasione per farlo è il disegno di legge sulla tutela del risparmio.

L’alba del giorno prima

La probabile ratifica russa del Protocollo di Kyoto dà ulteriore forza e credibilità all’iniziativa europea sul mercato dei permessi. Ma dalle indiscrezioni sui piani provvisori sembra che l’ammontare relativo dei permessi di emissione assegnati alle industrie sia troppo alto. E circolano dubbi sulla reale capacità della Commissione europea di sanzionare i piani troppo generosi. Intanto, negli Stati Uniti sono i singoli Stati a prendere iniziative per la riduzione delle emissioni di gas serra. Mentre si spera, forse ingenuamente, nell’elezione di Kerry.

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