Dal progetto di Trattato traspare un faticoso compromesso più che un disegno comune sulle competenze di politica economica da attribuire alla Ue. Ma la strada indicata è quella giusta. La politica monetaria resta affidata alla Bce. Il Parlamento europeo acquista un ruolo maggiore, soprattutto sul bilancio. La Commissione guadagna poteri formali di iniziativa nella denuncia delle violazioni delle politiche comuni, mentre all’euro-gruppo viene affidato il coordinamento della disciplina di bilancio.
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La Conferenza intergovernativa di Roma è alle porte. All’Italia la responsabilità di guidare il processo che porterà all’adozione del nuovo testo di costituzione sulla base del progetto elaborato dalla Convenzione. È bene dunque che la discussione su questi temi sia quanto più ampia e informata possibile. Proponiamo perciò la sintesi di un dibattito tra Marco Buti, Alberto Majocchi, Jean Pisani-Ferry e Guido Tabellini sulla proposta Giscard. (Nella rubrica “Pro e contro” la versione integrale in inglese). Migliora l’efficienza decisionale dell’Unione, ma non la sua capacità di affrontare i grandi problemi europei. Sulla governance economica le critiche più accese.
Finita l’estate, restano i problemi dei non autosufficienti. Se è imperativo incrementare le risorse da destinare all’assistenza, è altrettanto necessario chiarire le fonti di finanziamento. Tra le ipotesi, un significativo spostamento di risorse dalla spesa previdenziale, una modifica di quella ospedaliera e un prelievo fiscale aggiuntivo. Oltre a un riordino delle prestazioni agli invalidi. Così come deve essere risolto il nodo delle competenze tra i diversi livelli di governo. Il punto di partenza è una maggiore assunzione di responsabilità dello Stato.
Un comunicato dell’Inps reagisce alla denuncia de lavoce.info. La circolare del Commissario Straordinario dell’Inps che proibisce a tutti — tranne il Ministro del Welfare — l’accesso a “dati, stime, analisi sulle questioni o sui conti dell’istituto” servirebbe, secondo l’Inps, a “non influenzare in alcun modo il dibattito in corso sul tema delle pensioni”. Strana idea della democrazia e delle funzioni di informazione di un istituto pubblico!
Un elenco di buoni, ma molto vaghi propositi nel secondo piano nazionale contro povertà e emarginazione sociale. Il documento tocca molti temi, dalla scuola al mercato del lavoro al sostegno alla natalità , senza mai accennare a risorse da impiegare né a misure concrete o prendere impegni precisi. Affidandosi spesso al sempiterno leitmotiv della famiglia. E alla genericità si aggiungono due svarioni che mostrano la sostanziale ignoranza dei fenomeni che si vorrebbero combattere.
L’ecatombe silenziosa di anziani di questa estate dimostra che la famiglia non può più sopperire all’intervento pubblico nel fornire assistenza ai non-autosufficienti. Invece di proporre nuovi programmi da nomi altisonanti e privi di alcun finanziamento, occorre pensare a strumenti universali che consentano la cura degli anziani più bisognosi senza fare affidamento unicamente sui familiari. Da finanziare a livello nazionale, con una più accorta allocazione delle indennità di accompagnamento e con la riduzione della spesa per le pensioni di anzianità .
Le due province autonome istituiscono un Fondo pubblico e universale per erogare prestazioni alle persone non autosufficienti, indipendentemente dalle loro condizioni economiche. Sono finanziati con i bilanci provinciali e con un contributo obbligatorio e progressivo di tutti i cittadini. Garantita anche la sostenibilità finanziaria futura. Un modello da esportare alle altre Regioni? Potrebbero sorgere problemi di equità e portabilità dei diritti. E’ comunque necessario pensare a un fondo nazionale.
La Convenzione non dà all’Europa una costituzione in senso proprio. Ma l’ordinamento prefigurato resta un buon risultato perché chiarisce i principi, come la prevalenza del diritto comunitario, e semplifica i meccanismi decisionali. Resta sostanzialmente immutata la suddivisione di competenze tra Stati membri e Ue, mentre nelle istituzioni europee si rafforza il potere di ordinamento e indirizzo della Commissione. Nell’economia, l’euro-gruppo assume un ruolo più incisivo nel coordinamento economico interno.
Il metodo della doppia maggioranza indicato nella bozza di costituzione europea non si limita soltanto a qualificare le decisioni del Consiglio sulla base della popolazione. Ma sposta la distribuzione del potere politico a vantaggio dei grandi Paesi, a scapito degli Stati di medie dimensioni. E dietro il recupero dellÂ’efficienza decisionale, si cela forse il desiderio di rafforzare lÂ’asse franco-tedesco, che rischiava di scomparire con un allargamento a Est realizzato con le regole del Trattato di Nizza.
Prima di Nizza l’equilibrio politico nella Ue era garantito da un sistema di attribuzione di voti nel Consiglio che tutelava i piccoli Paesi attribuendo ai Grandi un sostanziale diritto di veto. Un equilibrio che si rivela equo anche secondo i principi della statistica. Ma mantenerlo dopo l’allargamento a Est avrebbe significato condannare l’Unione alla incapacità di prendere decisioni. Di qui la necessità di una riforma, come quella elaborata dalla Convenzione con il sistema della doppia maggioranza.