La crescita dell’economia italiana è strettamente legata allo sviluppo delle Regioni meridionali e al recupero dei divari territoriali in termini di Pil, occupazione e infrastrutture. Il Quadro strategico nazionale del 2007 prevedeva una politica regionale di sviluppo destinata in modo specifico ai territori con squilibri economici e sociali. Poi è scoppiata la crisi. E per il Sud si sono ridotte non solo le risorse aggiuntive, ma anche quelle ordinarie. Rendendo difficile quell’inversione di tendenza indicata dalle proiezioni programmatiche del governo.
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Le cattive notizie per l’economia italiana continuano a susseguirsi in questo difficile 2012, tanto da rinviare ormai all’anno prossimo ogni speranza di ripresa. Le ricadute sociali sono assai gravi: la caduta del Pil non sarà pesante come nel 2009, ma arriva nel quinto anno di crisi internazionale, la contrazione dei consumi delle famiglie dimostra con chiarezza che in questo periodo di tempo si sono erosi i risparmi che costituivano uno dei nostri punti di tenuta.
Da una valutazione a caldo del Dl Crescita 2.0 emerge come importante e realizzabile il provvedimento sull’e-Government. Alla scuola non basta fornire strumenti digitali, serve un ridisegno complessivo del processo di istruzione e investimenti sulla formazione degli insegnanti. Il problema delle start-up è trovare finanziamenti, ma alcune misure indicate sembrano velleitarie, altre possono produrre distorsioni. La parte più dubbia è il credito d’imposta per la realizzazione di opere strategiche, che sembra una riproposizione della già bocciata defiscalizzazione dell’Iva sulle opere pubbliche.Â
Lo scambio corrotto si basa su una debole capacità di controllo dei cittadini sui decisori pubblici e su una coalizione tra questi ultimi e le imprese. Contrastare la corruzione significa allora indebolire la coalizione corrotta e aumentare le capacità di controllo dei cittadini. Occorre inasprire le sanzioni e la probabilità di venire colti sul fatto, guardando ai cosiddetti reati sentinella e allungando i tempi di prescrizione. Necessario colpire il ruolo del facilitatore. Ma la precondizione è ristabilire vere condizioni di trasparenza.
Il sacrosanto sdegno per gli scandali emersi in alcune Regioni rischia di generare un’ondata di antifederalismo. È utile allora ricordare il buon fondamento e le solide prospettive del federalismo. In realtà , occorre accentuare quel concetto di responsabilità nell’autonomia, che ne è l’essenza. I cittadini devono godere visibilmente del buon governo locale e devono pagare loro stessi, attraverso maggiori imposte e minori servizi locali, per le malefatte o l’incompetenza di coloro che hanno eletto.
Il Web Index esprime il grado di sviluppo di Internet e i sui riflessi sull’economia e sulla vita politica e sociale di un campione di sessanta paesi sviluppati e in via di sviluppo: l’Italia è al ventitreesimo posto. Una classifica certamente poco lusinghiera, che peggiora se l’indicatore è messo in relazione con il Pil pro-capite. Ma buona parte della modesta crescita italiana si basa sulle esportazioni. Dunque è cruciale per le nostre aziende utilizzare un canale di vendita come il web. Tanto più se la tecnologia avanza inesorabilmente.
Interpretare i dati sulla povertà non è semplice. Rivalutare una soglia relativa, aggiornandola per il solo aumento del costo della vita, equivale a tenere immobile la soglia di povertà . Mentre utilizzare una soglia della povertà relativa che si aggiorna automaticamente al variare della distribuzione del reddito è una prassi radicata nel nostro paese, ma non consente di monitorare con efficacia l’evoluzione del fenomeno, proprio per la sua eccessiva mobilità . Sul piano concettuale e su quello empirico sembra dunque preferibile seguire la dinamica della povertà assoluta.
Grottesco. Difficile trovare aggettivo diverso per descrivere lo scontro sulla conversione in azioni ordinarie delle azioni privilegiate possedute delle fondazioni bancarie nella Cassa depositi e prestiti. Se si vuole trasformare realmente (e non solo nella forma) la Cassa in una società per azioni, si liquidino le fondazioni e si metta il 30 per cento da esse posseduto sul mercato, vendendolo al migliore offerente. Permetterebbe alle fondazioni di concentrarsi davvero sulle attività di pubblica utilità , che dovrebbero essere il loro core business e a una controllata dallo Stato di confrontarsi con veri azionisti. Si eviterebbe anche un nuovo bagno di sangue per il contribuente.
La bufera sulle Regioni riporta alla ribalta il federalismo. Un’occasione per aprire una discussione seria. A dieci anni dalla riforma del 2001 è necessario riconoscerne i difetti e intervenire per correggerli. Perché spesso l’autonomia si è trasformata in autoreferenzialità . E per contrastare questa tendenza bisogna innanzi tutto modificare l’articolo 114 della Costituzione che mette sullo stesso piano Stato, Regioni, province e comuni. E introdurre l’interesse nazionale come limite all’autonomia legislativa e finanziaria di Regioni ed enti locali.
La Corte dei conti ribadisce che i teatri d’opera devono guardare ai privati per cercare nuovi flussi di risorse. Se si eccettuano l’Arena di Verona e la Scala, oggi per ogni euro di finanziamento pubblico, riescono ad attrarre mediamente solo 53 centesimi da fonti private, botteghino compreso. Quali possono essere gli incentivi per ottenere una più ampia diversificazione delle entrate? Necessario un cambiamento del sistema di finanziamento statale alle fondazioni. E vanno previste agevolazioni fiscali per sponsor e donatori. Ma va anche dato rilievo al fundraising.