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LIBERALIZZAZIONI

Le liberalizzazioni compaiono nei programmi dei diversi schieramenti in modi ovviamente assai differenziati non solo per contenuti, ma proprio per lÂ’impostazione e il livello di approfondimento dei programmi stessi.
Gli schieramenti che menzionano il tema con maggiore ricchezza sono Udc, Pdl e soprattutto Pd. “Soprattutto” nel senso che il programma del Pd ritrovabile su internet è molto più lungo e articolato su tutti i temi. Non sembrano esserci differenze radicali: mentre Udc e Pdl parlano esplicitamente di “liberalizzazione” dei servizi pubblici, termine che per altro può significare tante cose, il Pd parla di “aumento del grado di concorrenza”. Sarà la stessa cosa? Ah, saperlo.

ITALIA DEI VALORI

Nel manifesto dell’Italia dei valori si legge “Liberalizzazione dei pubblici servizi”. Èquesto uno dei soli tre punti citati sotto il titolo “Economia”: si deve perciò pensare che lo schieramento attribuisca al tema grande importanza, ma purtroppo è difficile discutere un titolo.

SINISTRA ARCOBALENO

La Sinistra arcobaleno non menziona neppure il termine “liberalizzazione”, e questa non pare essere una dimenticanza. Ma discutere ciò che non è scritto è ancora più difficile.

UDC

L’Udc afferma esplicitamente che la gara deve essere lÂ’unica modalità di affidamento della gestione del servizio pubblico locale.
Mentre nessun parla di privatizzazione, un termine che sembra ormai scomparso dal discorso politico nazionale, l’Udc menziona esplicitamente l’opportunità di incentivare gli “enti locali che escano dal capitale azionario delle società che gestiscono i servizi pubblici locali” e propone la “separazione della proprietà pubblica delle reti e della gestione del servizio”.
Chiede un rafforzamento del ruolo delle autorità indipendenti.

PARTITO DEMOCRATICO

Il Pd, anche nei suoi approfondimenti, non sembra volersi sbilanciare troppo. Ove non sia possibile la concorrenza, propone che chi gestisce il servizio sia identificato tramite gara.
Il Pd dedica poi particolare attenzione alla liberalizzazione del trasporto (locale e ferroviario), affermando in particolare che “le aziende di trasporto devono imparare a gestire normali relazioni industriali in un mercato aperto. Ciascuna amministrazione comunale sarà libera di scegliere le regole che preferisce, entro un campo di soluzioni diverse, ma lo Stato premierà solo quelle che scelgono il mercato”. Ovvero, pare leggersi: introduciamo la cassa integrazione anche nel settore trasporti, e premiamo le amministrazioni che, magari anche accettando di perdere qualche posto di lavoro, provano a sviluppare un sistema di trasporto locale più efficiente.
Per le banche e i costi dei loro servizi al consumatore, che sono nel mirino un po’ di tutti, il Pd menziona “forme di autoregolamentazione del settore e intese tra governo, associazioni di rappresentanza e parti sociali interessate”. Lascio al lettore riflettere sulla probabile efficacia di tali iniziative.
Il Partito democratico reclama un rafforzamento del ruolo delle autorità indipendenti, non citate invece dal Pdl. Riprendendo una proposta a suo tempo comparsa anche su lavoce.info , chiede una legge annuale sulla concorrenza, a partire dall’analisi delle indicazioni date dall’autorità antitrust. Nelle sue intenzioni, la prima dovrebbe essere rivolta a liberalizzare telefonia, trasporti, distribuzione dei carburanti, sulla scorta delle proposte del terzo pacchetto Bersani mai approvato dal Parlamento.

POPOLO DELLA LIBERTÀ

Il Pdl, come l’Udc, usa in tema di liberalizzazioni parole forse più “forti”, ma non approfondisce.
Chiede la “liquidazione delle società pubbliche non essenziali” senza però dire quali siano, né menzionare cosa fare di imprese utili che però siano in mano pubblica.
Il Pdl punta anche sulla “portabilità dei rapporti con le banche”.

INFRASTRUTTURE

Un esame dettagliato di tutti i programmi elettorali per quanto riguarda le politiche delle infrastrutture e dei trasporti è stato condotto dal gruppo di lavoro Movitalia del Wwf.
Tutti i programmi elettorali dei partiti parlano di “infrastrutture” o di “opere pubbliche”, sia pure con diversi gradi di priorità.

POPOLO DELLA LIBERTÀ

Il Popolo delle libertà pone il tema delle infrastrutture (insieme a energia e telecomunicazioni) nell’ambito della “prima missione” e, quindi dà a esso grande rilevanza. In realtà, non si dice molto salvo proporre “il rifinanziamento della Legge obiettivo e delle grandi opere, con priorità alle Pedemontane lombarda e veneta, al Ponte sullo Stretto di Messina e all’alta velocità ferroviaria (…) realizzazione dei rigassificatori”. Il tema ricorre ancora nella “quinta missione” (Sud) quando si parla di “un piano decennale straordinario concordato con le Regioni per la realizzazione delle infrastrutture”. Qui si menzionano i porti, le reti stradali e autostradali e, di nuovo, l’alta capacità ferroviaria e il Ponte sullo Stretto. Un cenno c’è alla necessità di valorizzare Malpensa come “hub”, in contrasto con i piani di Alitalia.
Nessun riferimento viene fatto all’esigenza di creare un preciso ordinamento dei programmi relativi alle diverse infrastrutture secondo i criteri standard internazionali di valutazione economica e finanziaria; nessun cenno all’esigenza di inserire le infrastrutture in una logica di programmazione dei servizi che dovrebbero farne uso; nessuna menzione del ruolo che la tecnologia può avere per migliorare la funzionalità delle infrastrutture esistenti, a costi assai inferiori rispetto a quelli della costruzione di nuove infrastrutture. Silenzio su come superare la “sindrome Nimby” senza innescare scontri frontali con le comunità locali e silenzio profondo sull’ammontare delle risorse da destinare alle infrastrutture. Del resto, la riproposizione della logica della Legge obiettivo è già un’indicazione piuttosto precisa della direzione che l’eventuale governo del Pdl prenderebbe in materia.

PARTITO DEMOCRATICO

Il Partito Democratico parla di infrastrutture nell’ambito dell’ “azione 5, l’ambientalismo del fare”.
È esplicitamente dichiarata la priorità al trasporto ferroviario ed è esplicitamente menzionata la Tav Torino-Lione. Il punto forte sembra essere la “cura del ferro” per le aree metropolitane, seguendo l’esperienza avviata con successo nello scorso decennio a Roma e, molto prima, nelle aree metropolitane tedesche, francesi, inglesi. In questo quadro si inserisce l’accenno al fatto che “il completamento dell’alta velocità metterà a disposizione del trasporto regionale un aumento del 50 per cento delle tratte ferroviarie”. Si tratta di una considerazione molto ottimistica e vera soltanto per poche direttrici, mentre in alcuni casi la penetrazione dell’Av nei nodi è stata progettata in modo da rendere più difficoltosa la circolazione dei treni pendolari.
Come nel caso del Pdl, le priorità menzionate dal Pd prescindono da qualsiasi valutazione dei costi e dei benefici delle opere; si propone soltanto una riforma della procedura di valutazione dÂ’impatto ambientale, al fine di superare “lÂ’ambientalismo che cavalca ogni Nimby e impedisce di fare le infrastrutture necessarie al paese”. C’è forte timore che ci voglia ben altro. Non si parla di una revisione della Legge obiettivo, né della necessità di coordinare la programmazione delle infrastrutture con una coerente politica dei servizi. Non è chiaro come tutto ciò si concili con la proposizione del “federalismo infrastrutturale” dell’“azione 2, per un fisco amico dello sviluppo”, sperimentato dal governo Prodi con la regione Lombardia.

SINISTRA ARCOBALENO

Alle “grandi opere” fa riferimento anche la Sinistra Arcobaleno, per dire che non vanno fatte la Tav, il Ponte sullo Stretto e il Mose di Venezia, ma “interventi su nodi ferroviari urbani, infrastrutture ferroviarie nel Mezzogiorno e potenziamento dei valichi alpini”, oltre a “messa in sicurezza del territorio dal rischio sismico e idrogeologico” e investimenti per migliorare la mobilità pendolare e urbana (metropolitane, tranvie e mezzi a energia pulita). Anche qui, le priorità vengono dichiarate senza neanche menzionare la necessità di un supporto di valutazione economica e un quadro di programmazione che tenga conto della scarsità di risorse per gli usi alternativi.

UDC

Il programma dell’Udc mette al primo posto “il ripristino della Legge obiettivo (eliminazione dei diritti di veto localistici)” e al secondo la realizzazione delle grandi reti su rotaia, menzionando esplicitamente la Tav e il terzo valico (Milano-Genova, per chi non sapesse). Seguono: piano dei porti e “autostrade del mare”, nonché ammodernamento e ristrutturazione della rete autostradale. Pure questo programma non fa cenno alla valutazione e alla programmazione di servizi e infrastrutture.

LEGA NORD

In una risoluzione del sedicente Parlamento del Nord, la Lega ha deciso di mettere al primo posto tra i punti fondamentali del programma il completamento della rete infrastrutturale padana; la regionalizzazione del patrimonio autostradale; il sostegno, non è chiaro se con soldi pubblici, dell’hub di Malpensa, insieme a tutto il “sistema aeroportuale padano” (la contraddizione tra i due obiettivi non viene colta); la costruzione della Tav e di ogni altra opera ferroviaria che colleghi il Nord con il resto d’Europa. Naturalmente, anche in questo caso è assente la nozione di valutazione e di priorità. Anzi una ce n’è: costruire il Ponte sullo Stretto dopo la Tav e a costo zero per lo Stato. L’intersezione tra le due condizioni identifica un insieme vuoto.

LA DESTRA

Secondo La Destra, “se non si fanno tutte le infrastrutture necessarie lÂ’Italia sarà presto fuori dai mercati europei e internazionali”. A prescindere dal fatto che l’affermazione risulta indimostrata e difficilmente dimostrabile, essa è seguita da un elenco che comprende, praticamente, tutto il pensabile. Una priorità però c’è: lÂ’infrastrutturazione del Sud, dalla rete idrica per lÂ’agricoltura (e chissà perché non quella per le assetate città), alle infrastrutture per il turismo, alla riconversione dei vecchi poli industriali dimessi. Non è chiaro come debbano essere individuate le opere “necessarie”, mancando anche in questo caso qualsiasi cenno alla valutazione. Se ne deduce che lÂ’accento (nella frase citata sopra) vada posto più sul “tutte” che sul “necessarie”.

COMMENTO

Stando ai programmi, emerge l’unanime allergia dei partiti italiani nei confronti della scelta assistita da procedure di valutazione basate su criteri scientifici nonché nei confronti dei vincoli di bilancio pubblico (almeno in campagna elettorale). Unanime è anche la tendenza a identificare infrastrutture con cemento e, in larghissima misura, con infrastrutture di trasporto. C’è inoltre una larghissima maggioranza a favore della Tav Torino-Lione e, in generale, delle opere ferroviarie (qualsiasi esse siano e qualsiasi cifra costino), un diffuso fastidio verso i localismi, senza sapere bene come incanalarli e regolarli ex ante in modo che non diventino ostacoli insormontabili ex post. Comunque vada, per la politica infrastrutturale non ci sono good news.

FISCO

PARTITO DEMOCRATICO

Pressione fiscale e azioni di contrasto allÂ’evasione

Subito: aumento detrazione per lavoro dipendente, per alleggerire il carico fiscale sui lavoratori, specie con salario basso.
Dal 2009, riduzione graduale delle aliquote Irpef, di un punto all’anno  per tre anni
Il finanziamento deve venire principalmente dal contrasto allÂ’evasione fiscale, consolidando e ampliando i risultati ottenuti negli ultimi anni. Niente condoni

Fisco e famiglia

Dote fiscale per i figli (al posto di assegni familiari e detrazioni):

– 2500 euro per il primo figlio;
– universale (cioè rivolta tutti i contribuenti),
– crescente al crescere del numero dei figli e decrescente in funzione della condizione economica del nucleo familiare.
– riconosciuta mese per mese in busta paga o come minore imposta o come trasferimento in caso di incapienza.

Credito di imposta (o trasferimento in caso di incapienza) per lavoratrici, adeguato a sostenere le spese di cura, graduato in funzione del livello del reddito e del numero di figli. Riconosciuto in un primo tempo alle donne del Sud e poi esteso a tutto il territorio nazionale.

Fisco e casa

Tassazione dei redditi di locazione ad aliquota fissa.
Aumento della detraibilità della rata sui mutui prima casa.
Detraibilità di una quota fissa dell’affitto pagato (ampliamento della detrazione per gli affitti già introdotta dal governo Prodi).

Fisco, imprese e lavoro

Incentivi fiscali alla crescita dimensionale delle imprese, e al private equity.
Regime per i contribuenti minimi e marginali esteso, per opzione, ai contribuenti con ricavi inferiori ai 50mila euro (contro i 30mila attuali).
Abbattimento aliquota dÂ’acconto al 10 per cento.
Studi di settore: mai retroattivi, no ad accertamenti reiterati, maggior peso della dimensione territoriale.
Detassazione in capo al lavoratore degli incrementi contrattuali di secondo livello: il Ddl fiscale chiarisce che si deve trattare di una detrazione al 23 per cento e gli incrementi agevolati non possono eccedere i 2500 euro.

Costi e coperture

Per i provvedimenti che sono stati inglobati nel Ddl sul fisco è indicata una quantificazione e un’ipotesi di copertura. In altri casi la copertura è più generica. Si condiziona esplicitamente l’attuazione delle politiche all’esistenza di una copertura credibile, ricorrendo anche all’ipotesi di utilizzo dei cosiddetti fondi negativi attraverso i quali si vincola l’attuazione dei provvedimenti di maggiori spese o minori entrate all’approvazione di altri provvedimenti, in itinere, che devono garantire le risorse necessarie al loro finanziamento.

POPOLO DELLA LIBERTÀ

 Pressione fiscale e azioni di contrasto all’evasione

Pressione fiscale sotto il 40 per cento (nel 2007 era il 43,3 per cento).
Aliquota massima dellÂ’Irpef al 33 per cento.
Rafforzamento delle misure di contrasto all’evasione già contenute nella Legge finanziaria del governo Berlusconi. Giulio Tremonti ha dichiarato che non ci saranno condoni.

Fisco e famiglia

Quoziente familiare (in sostituzione delle detrazioni per carichi di famiglia): l’Irpef non grava sul reddito individuale ma su quello familiare. A parità di reddito familiare, l’aliquota media dell’Irpef decresce al crescere del numero dei famigliari.
Riduzione Iva per prodotti infanzia.
Abolizione delle imposte sulle successioni e sulle donazioni.

Fisco e casa

Abolizione completa dellÂ’Ici sulla prima casa.
Graduale e progressiva tassazione separata dei redditi di locazione.
Stabilizzazione di agevolazioni per risparmio energetico e ristrutturazioni (che già esistono) e incentivi fiscali alla costruzione per posti auto sotterranei.

Bonus locazioni per giovani coppie e meno abbienti.

Fisco, imprese e lavoro

Abolizione graduale dellÂ’Irap.
Credito per imprese che assumono giovani e che trasformano contratti temporanei in contratti a tempo indeterminato.
Sperimentazione di un periodo no tax per nuove iniziative imprenditoriali e professionali dei giovani.
Riforma degli studi di settore “dal basso”.
Versamento Iva solo dopo lÂ’effettivo incasso della fattura.
Detassazione degli straordinari.
Graduale detassazione delle tredicesime.

Costi e coperture

Il costo delle singole politiche non viene quantificato. Se ne prospetta spesso un’introduzione  “graduale”, a indicare la consapevolezza di un problema di copertura. Questo è importante specialmente per l’ipotesi di abolizione dell’Irap che, da sola, costerebbe di più di tutto il programma fiscale del Pd.

 COMMENTI

 

Pressione fiscale e azioni di contrasto allÂ’evasione

LÂ’abbattimento di tutte le aliquote Irpef di un punto percentuale, proposto dal Pd, riduce il carico fiscale per tutti i contribuenti. LÂ’abbattimento dellÂ’aliquota massima al 33 per cento, proposto dal Pdl, concentra il beneficio sui redditi alti e in special modo su quelli superiori ai 75mila euro e esclude dal beneficio i soggetti con reddito sotto i 28mila euro: le aliquote dellÂ’Irpef attualmente superiori al 33 per cento sono infatti quella al 43 per cento per redditi superiori ai 75mila euro, quella al 41 per cento per redditi compresi fra 55mila e 75mila euro e quella al 38 per cento per redditi compresi fra i 28mila e i 55mila euro.
L’intervento sulla detrazione per lavoro dipendente proposto dal Pd è esteso ai lavoratori atipici ed è pensato anche come compensazione del fiscal drag.
L’obiettivo del Pdl di portare la pressione fiscale al di sotto del 40 per cento è lo stesso enunciato nella campagna elettorale precedente.
Nel campo del recupero dell’evasione il programma del Pd si rifà ai successi del governo Prodi (stimati in più di 20 miliardi in due anni) e conferma l’impegno nella medesima direzione. Quello del Pdl richiama l’ultima Legge finanziaria del governo Berlusconi che prevedeva come misura principale di contrasto all’evasione il coinvolgimento dei comuni. A questa legge è stata data attuazione nel dicembre 2007.

Fisco e famiglia

Il problema principale del passaggio al quoziente familiare, proposto dal Pdl, è che riconosce un abbattimento di imposta tanto più alto quanto minore è il numero dei percettori e quanto più alta è la differenza fra i redditi da essi percepiti. Il vantaggio maggiore va quindi alle famiglie monoreddito con reddito elevato. Data questa caratteristica, disincentiva l’offerta di lavoro femminile. 
Il quoziente familiare non dà alcun sostegno alle famiglie con debiti di imposta bassi o nulli, diversamente da quanto avviene con la dote proposta dal Pd. A queste famiglie resterebbero gli assegni familiari che però non sono universali (i lavoratori autonomi non ne godono).
Unificare le misure monetarie a favore delle famiglie con i figli, come nel caso della dote, avrebbe il pregio di rendere trasparente e valutabile lÂ’aiuto che complessivamente si ottiene dallo Stato.
Il credito di imposta alle lavoratrici, proposto dal Pd, considera il costo del lavoro di cura (che si deve “comperare” da altri se si va a lavorare) come un costo di produzione del reddito. Non è pensato come sostitutivo dell’offerta di servizi (asili nido, e servizi a favore di anziani non autosufficienti). Bisognerebbe che fosse chiaro che tiene conto non solo della cura dei figli ma anche di quella degli anziani non autosufficienti.
LÂ’Iva è unÂ’imposta armonizzata, quindi il suo abbassamento sui prodotti per l’infanzia è una decisione che non può essere presa da un singolo Stato. E lÂ’imposta di successione già oggi si applica solo alle eredità che superino una franchigia di un milione di euro per il coniuge e per ciascun erede in linea retta.

Fisco e casa

La parte fiscale della politica per la casa è simile fra i due programmi. La maggiore differenza è data dal fatto che il Pdl prevede l’abolizione totale dell’Ici sulla prima casa. Questa misura avrebbe però l’effetto di aumentare la dipendenza dei Comuni dai trasferimenti erariali. Sotto il profilo distributivo, essendo l’Ici sulla prima casa già stata ampiamente ridotta dal governo Prodi, la misura andrebbe principalmente a favore dei contribuenti con case più lussuose.

Fisco, lavoro e imprese

L’abolizione dell’Irap proposta dal Pdl era stata promessa anche nella precedente campagna elettorale. È difficile da realizzare perché comporta una grossa perdita di gettito (circa 38 miliardi) e perché l’Irap è la fonte principale di autonomia tributaria delle regioni.
Per quanto riguarda le altre misure, vale l’avvertenza generale che non è corretto pensare che tutti i problemi possano essere affrontati con incentivi fiscali.
Attenzione ai possibili effetti delle proposte. Per il Pd, l’ampliamento del tetto del regime per contributi minimi andrebbe subordinato all’effettiva capacità di controllare che non faciliti l’entrata nel regime di soggetti che rientrano nel limite di ricavi indicato solo perché nascondono al fisco l’eccedenza. Per il Pdl, il differimento del versamento dell’Iva al momento dell’effettivo incasso potrebbe aumentare la complessità del sistema.
Per gli incrementi contrattuali di secondo livello e gli straordinari, si veda la scheda sul lavoro.
Non si comprendono le motivazioni per cui detassare le tredicesime, come proposto dal Pdl. È un’operazione costosissima (circa 8 miliardi) che introdurrebbe una discriminazione ai danni di chi non ha la tredicesima (lavoratori atipici) e che favorirebbe soprattutto soggetti con alti redditi. A maggior ragione se la detassazione avvenisse sotto forma di applicazione di un’aliquota ridotta.

LAVORO

Leggendo i programmi elettorali è evidente che i due principali partiti sono preoccupati dalla questione salariale. Vi troviamo quindi due proposte per ridurre le tasse sul lavoro. Il Partito democratico sostiene di voler detassare la quota di salario negoziata in azienda. Il Popolo della libertà sostiene invece di voler ridurre la tassazione sugli straordinari.

PARTITO DEMOCRATICO

La contrattazione aziendale riguarda oggi solo le grandi imprese e interessa circa il 40 per cento dei lavoratori dipendenti. Detassando la quota di salario negoziata in azienda, il Partito democratico vorrebbe incentivare le parti sociali a ridurre la contrattazione nazionale e aumentare quella a livello aziendale.
Si tratta di un obiettivo largamente condivisibile. Tuttavia, per aumentare il peso del salario deciso in azienda non è necessario l’intervento dello Stato. Sarebbe infatti sufficiente la piena volontà delle parti sociali di riformare il sistema contrattuale. Inoltre una diversa tassazione tra salario deciso in azienda e salario deciso a livello nazionale finirebbe per complicare ulteriormente la busta paga dei lavoratori dipendenti. La proposta del Partito democratico escluderebbe tutti i lavoratori delle piccole imprese dove non ci sono i sindacati e dove la contrattazione aziendale non ha luogo.
Il Partito democratico ha inserito in programma anche l’istituzione di un “compenso minimo legale di mille euro per i precari”. Si tratta di una proposta confusa, perché un vero e proprio salario minimo nazionale dovrebbe essere definito su base oraria e non su base mensile. Inoltre, il salario minimo nazionale si dovrebbe applicare a tutti i lavoratori, indipendentemente dal tipo di contratto.

POPOLO DELLA LIBERTÀ

Il Popolo della libertà promette invece di detassare gli straordinari. La proposta sarebbe abbastanza facile da applicare e i beneficiari  sarebbero tutti i lavoratori che fanno molte ore di straordinario.
Detassare lo straordinario significa però incentivare le imprese a utilizzare con maggior intensità la manodopera esistente, piuttosto che incentivare l’assunzione di nuovi lavoratori. Anche se il numero di occupati è notevolmente cresciuto, l’Italia ha molto bisogno di aumentarlo ulteriormente . Se in molte famiglie il maschio lavora e la donna sta a casa, attuando questa proposta finiremmo per aumentare le ore di lavoro del maschio e diminuire le prospettive occupazionali della donna.

ELEZIONI: PROGRAMMI A CONFRONTO

Energia e ambiente
Famiglia
Federalismo
Finanza
Fisco
Giustizia
Infrastrutture
Lavoro
Liberalizzazioni
Pensioni

ASPETTANDO UNA LOTTIZZAZIONE ROSA

Il nuovo governo dovrà provvedere a una serie di nomine in posti chiave di aziende e società controllate dallo Stato e dell’amministrazione pubblica. Perché non assegnare queste posizioni a donne? Sarebbe un importante segnale di cambiamento. Mentre si parla di declino, il nostro paese continua a privarsi delle competenze, capacità e conoscenze delle donne, per motivi culturali, di carenze istituzionali, di preservazione e conquista del potere da parte di élites chiuse. Non a caso, dopo Malta, abbiamo la più bassa occupazione femminile.

UNA CRISI COME TUTTE LE ALTRE

Niente di nuovo sotto il sole con il pasticcio dei subprime: le crisi economiche seguono lo stesso modello nei diversi paesi e attraverso i secoli. Riduzioni nel valore delle attività, comprese quelle immobiliari, sono indicatori comuni dell’insorgenza di una crisi bancaria. Le conseguenze sono pesanti: una caduta del Pil ampia e prolungata. Non c’è alcun dubbio della necessità di correre ai ripari. Ma una reazione decisa sull’onda dell’emozione può rivelarsi eccessiva e inefficiente.

C’È DEL MARCIO IN PARLAMENTO

Posto che si presumono innocenti tutti i candidati rinviati a giudizio o il cui procedimento penale è attualmente in corso, ecco una panoramica di chi, tra i candidati alle elezioni politiche, è stato (o è) oggetto di procedimenti penali. La tabella qui sotto riguarda  soltanto coloro che, secondo le nostre elaborazioni, avranno un seggio nella futura Camera dei Deputati, con l’eccezione di due casi “in bilico” che sarebbero i primi esclusi nelle rispettive circoscrizioni. Non tutti i reati, ovviamente, hanno lo stesso peso dal punto di vista giuridico, etico e morale. La valutazione della loro rilevanza per dei rappresentati del popolo rimane affidata al giudizio di elettore.

Tabella rinvii a giudizio, prescrizioni e condanne dei candidati (Vedi tabella riepilogativa)

Abbiamo sfruttato le informazioni ricavate dalla tabella precedente per elaborare alcune statistiche sulla situazione giudiziaria di futuri eletti e primi esclusi. Spicca il quasi 9 per cento di futuri deputati dell’Udc già condannati in primo o in secondo grado e in attesa della procedura d’appello e della Cassazione. Per contro, è giusto segnalare come l’Idv (*) non abbia nessun condannato, né prescritto.

Partito % futuri eletti Totale
Nessun condanna Condanna definitiva opatteggiamento Condanne Io II grado con procedimento in corso Prescrizioni Rinvio a giudizio
IDV 100 0 0 0 0 100
LEGA 93.1 6.9 0 0 0 100
PD 98.8 0.6 0 0.6 0 100
PDL 96.7 1.3 0.3 0.7 1 100
SA 98.1 1.9 0 0 0 100
UDC 85.3 0 8.8 2.9 2.9 100
Total 96.7 1.3 0.7 0.7 0.7 100

Tra i primi esclusi, solo due candidati su 255 hanno subito condanne. Proprio perché si tratta di  “primi esclusi”, non è da scartare l’ipotesi che anch’essi (rispettivamente di Pdl e Sa) possano entrare alla Camera, modificando la percentuale di condanne definitive della tabella .
Nei casi in cui abbiamo riscontrato sia condanne definitive sia prescrizioni, abbiamo conteggiato solo la condanna. Dei ventidue casi riportati nella tabella risultano:

– 4 rinvii a giudizio
– 2 condanne in primo grado
– 2 in secondo grado
– 9 casi di condanne definitive e 1 patteggiamento
– 4 prescrizioni

(*) La condanna in via definitiva di Leoluca Orlando (capolista in Sicilia1 dell’Idv) per diffamazione aggravata dei consiglieri comunali del Comune di Sciacca (pagamento di una pena pecuniaria di 900 euro più le spese processuali), non è stata conteggiata nella nostra elaborazione, in quanto reato d’opinione. Riportiamo comunque stralci del testo della sentenza.

.
La principale fonte riguardante la situazione penale dei candidati è il libro “Se li conosci li eviti” (2008) di Peter Gomez e Marco Travaglio edito da Chiarelettere. Le informazioni contenute nel volume sono state “incrociate” e completate con sentenze della corte di Cassazione penale e materiale reperito da archivi giornalistici on line.
Purtroppo, come già segnalato le nostre reiterate richieste alle segreterie politiche e agli uffici stampa dei sei principali partiti politici, non hanno ottenuto alcuna risposta.

ANDATE A VOTARE. COMUNQUE

La legge elettorale è incivile. Ma ci sono almeno tre motivi per votare comunque. Le liste bloccate danno molte informazioni sulle vere priorità dei partiti e su come interpretano il rinnovamento della classe politica: dalle quote rosa eluse al ringiovanimento spesso solo di facciata, mentre nella nuova Camera ci saranno almeno dodici deputati già condannati. Non è vero che i programmi dei due maggiori schieramenti sono uguali. L’unica cosa che hanno in comune è il fatto di essere libri dei sogni. E sulla legge elettorale, non tutti i partiti vogliono davvero cambiarla.

L’ARMATA MONTECITORIO

Qual è il profilo dei parlamentari che ci accingiamo a eleggere? Le nostre stime sui probabili eletti dicono che sarà riconfermato il 57 per cento dei deputati della scorsa legislatura. Solo uno su cinque è donna. Scende, di poco, l’età media. Il 71 per cento ha una laurea, per lo più umanistica. E solo l’Idv non ha nessun condannato, né prescritto.

SCHEDA 1 Quell’usato è sicuro?
SCHEDA 2 Anatomia dei candidati, partito per partito
SCHEDA 3 Studi, mestiere ed esperienza
SCHEDA 4 C’è del marcio in parlamento

 

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