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Il Punto

Barack Obama eletto per il secondo mandato di presidente, avrà bisogno di un nuovo patto sociale, di un great realignment, per far uscire gli Stati Uniti da un sentiero di crescita del debito insostenibile.
Il Governo deve intervenire con un decreto per cambiare la legge elettorale. Perché l’accordo che si profila all’orizzonte è peggio del “Porcellum”: non rappresenta la vera volontà degli elettori, non garantisce la governabilità, non seleziona la classe politica. Bene guardare all’Australia, che prevede primo voto e ballottaggio in un solo turno.
Mentre le fondazioni bancarie, che hanno bruciato miliardi di patrimonio, celebrano la Giornata del risparmio, diventa solo un ricordo il mito del risparmio italiano. Non cresce come una volta, cresce meno rispetto a tutti gli altri paesi europei e la ricchezza finanziaria è soprattutto in mano ai più vecchi.
Cambia nuovamente la strategia della Fiat in Europa, secondo il nuovo piano industriale. Punta sul segmento più alto del mercato europeo facendo leva sui marchi Alfa Romeo e Maserati, abbandonando il segmento medio su cui aveva puntato sin qui. È una sfida ad alto rischio.
Medicina europea per uscire dalla crisi, l’austerità fiscale può rivelarsi letale. È il tema di un libro appena uscito. Dovremo dire: “l’operazione è riuscita, ma il paziente è morto”? O siamo in tempo per cambiare cura?

Il prezzo dei voti

L’onorevole Elio Belcastro, del Partito del Sud, denuncia che il prezzo dei voti, nella sordida compravendita che precede le elezioni, ha raggiunto i 300 euro. Belcastro osserva indignato che, in elezioni precedenti, il prezzo non superava i 70 euro.
Lasciamo da parte facili ironie sul fatto che di solito la lamentela sul prezzo viene dal lato della domanda (chi ha una certa età ricorderà forse la buffa canzone “Carlo Martello” di de André, in cui il sovrano lamenta un certo tipo di inflazione). Il punto che voglio fare e’ molto semplice. L’incremento di prezzo non necessariamente indica un peggioramento del senso civico dei siciliani. Invero, il prezzo dei voti potrebbe essere aumentato a causa di una riduzione dell’offerta di voti. Cioe’, se meno votanti sono disponibili a essere comprati, il prezzo di un voto aumentera’ (in equilibrio). In questo caso, la notizia riportata dall’onorevole Belcastro sarebbe una buona notizia.
Questo paradosso e’ un classico della teoria economica. In un mercato in cui sia la domanda che l’offerta possono variare, l’aumento del prezzo di equilibrio indica solo che il rapporto fra domanda e offerta e’ aumentato; ma non consente di trarre conclusioni sui valori assoluti di nessuno dei due lati del mercato. Per fare un esempio concreto, in un altro mercato illecito, quello della droga, un aumento del prezzo e’ generalmente interpretato come un successo, perche’ e’ evidenza che l’interdizione ha effetto.
Quindi: dalla teoria economica arriva un verdetto di assoluzione dei votanti siciliani (seppure per mancanza di prove)!

Un’austerità fastidiosa

L’austerità fiscale è la medicina che porterà l’Europa fuori dalla crisi? Non ci crede Mario Seminerio e nel suo libro La cura letale spiega perché, attraverso un’analisi puntuale, in un linguaggio chiaro e accessibile a tutti. È il contributo di un opinionista non accademico al dibattito sulla crisi. Particolarmente apprezzabile perché sui media, vecchi e nuovi, a volte spopolano tesi accattivanti, ma del tutto prive di fondamento teorico e empirico. Mentre non sempre gli economisti riescono a trasportare in quelle discussioni la loro autorevolezza accademica.

Il Punto

Non vorremmo più sentire da chi governa che “La manovra può essere cambiata, purché a saldi invariati”. Una manovra economica non è un esercizio ragionieristico in cui occorre soltanto far quadrare i conti. Si può fare moltissimo cambiando la composizione di spesa e gettito, senza intaccare i saldi.
Decentrare verso Regioni a basso capitale sociale allontana la convergenza economica: l’autonomia territoriale ha fatto male al nostro Mezzogiorno. Con il disegno di legge di modifica del Titolo V della Costituzione, il Governo vuole introdurre la “formula di chiusura”, vale a dire una clausola di supremazia che permetta alle leggi dello Stato di intervenire anche nelle materie di competenza regionale. Ci vorrebbe però una Camera delle Regioni che almeno partecipi al processo legislativo.
Debutta in tribunale il nuovo articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Lascia ancora più discrezionalità al giudice. E tende a escludere il ricorso alla sanzione economica.

Il Punto

Secondo il ministro Grilli, il 99 per cento dei contribuentiIrpef pagherà meno imposte grazie agli interventi del disegno di legge di stabilità. Ma i conti non tornano. Considerando anche l’aumento dell’Iva nel 2013, i più poveri ci rimettono, le fasce di reddito medie e medio-alte hanno un beneficio tra lo 0,2 e lo 0,3 per cento, per i più ricchi resta tutto come prima.
Hanno fatto bene le Olimpiadi all’economia britannica: +1 per cento del Pil nel trimestre. Cameron oggi se la ride, ma Monti era nel giusto a non volere Roma 2020. Questi eventi spingono il Pil quando il denaro pubblico è speso bene. In Italia, invece, le opere si finiscono anni dopo lo svolgimento dell’evento. Basta ricordare che ai tempi di Italia ’90 non ci fu nessuna accelerazione della crescita.
Si fa presto a dire choosy, schizzinosi, ai giovani in cerca di lavoro, come ha fatto il ministro Elsa Fornero. Un’indagine dice che degli occupati tra i 18 e i 29 anni, quasi la metà ha uno stipendio inadeguato e oltre il 45 per cento ha accettato un’attività al di sotto dei propri livelli di formazione. Senza arricciare il naso.
Per costruire una unione bancaria europea che non venga travolta dalla prima tempesta finanziaria, occorrono regole comunitarie per governare le crisi delle banche. E una resolution authority dell’Eurozona con i poteri necessari. Possibile solo se le autorità nazionali fanno un passo indietro. Sarà dura…
Il Fondo investimenti per l’abitare (un fondo chiuso che fa capo alla Cassa depositi e prestiti) creato con il decreto sviluppo sembra essere vuoto. Le risorse, infatti, sono state già state impiegate.

Il Punto

Ecco i numeri della legge di stabilità. Non è a saldo zero, come sostiene il Governo, perchè aumenta l’indebitamento di un miliardo e mezzo nel 2013. Nel complesso una manovra inutile. Che mette a nudo i risultati quasi inconsistenti sin qui della spending review.
Dopo anni di ribassi, fatturati e ordini hanno mostrato nei mesi estivi qualche segno di attenuazione della crisi anche sul mercato interno e anche per i beni di consumo durevole che hanno pagato la crisi più di tutti. Segnali, però, non sufficienti: il mercato italiano rimane depresso e l’uscita dal tunnel non è vicina.
È iniquo e distorce la concorrenza il nuovo regime dell’imposta di bollo sugli investimenti finanziari. Pochi euro a forfait per chi deposita in banca, alle Poste o nelle polizze rivalutabili. Una minipatrimoniale dell’1,5 per mille, invece, per chi mette i risparmi in prodotti e strumenti finanziari. Ennesimo regalo alle banche?
Dalla teoria delle allocazioni alla pratica dei “mercati ripugnanti”: ecco cosa hanno studiato Alvin Roth e Lloyd Shapley per meritarsi il premio Nobel 2012 per l’economia.

Il Punto

Dalla corruzione alle spese folli delle amministrazioni locali: è proprio tutta colpa del Titolo V della Costituzione? Il Governo può comunque tagliare retribuzioni, rimborsi e discrezionalità nell’uso nei fondi per la politica. Bene che lo faccia. E il progetto di riforma del Titolo V che ha presentato è un’occasione mancata per rivedere il finanziamento delle autonomie, che è il vero problema.
Bene il calo degli spread. Perché non si riveli effimero bisogna chiarire quale sia la condizionalità per gli acquisti da parte della Bce sul mercato secondario di obbligazioni di stati dell’Eurozona secondo il programma Omt (Outright monetary transactions). E muoversi con decisione verso l’unione bancaria.
Scarsa l’attenzione del Governo alle donne, anche nella riforma del mercato del lavoro. Una misura che aiuterebbe concretamente le lavoratrici potrebbe essere la sostituzione degli assegni familiari con due crediti d’imposta disegnati uno sul modello statunitense, l’altro su quello britannico. Vediamo di che si tratta.
Dovrebbero essere gli intermediari tra le imprese e chi cerca lavoro, ma i Centri per l’impiego non sono attrezzati. Ci vuole una informatizzazione avanzata, come in Germania. Oppure affidare parte delle loro funzioni a soggetti privati.

Quella riga che affonda Venezia *

Arsenale di Venezia, il luogo simbolo della città. In agosto, dopo due secoli di usurpazione, lo Stato decide di restituirlo ai veneziani: tutto, tranne i pochi edifici ancora utilizzati dalla Marina Militare. La legge prevede anche che ogni reddito proverrà alla città da quel complesso (che evidentemente è inalienabile) dovrà essere impiegato per la sua ristrutturazione.

Il Punto

Bene che ci sia, ma meglio che non venga utilizzato: il Fondo europeo di stabilità (Esm) nato in questi giorni, potrà dare soccorso finanziario fino a 500 miliardi ai paesi in difficoltà dell’Eurozona, ma a condizioni talmente severe che vi faranno richiesta solo quando sull orlo del baratro. Discutibile il vincolo che pone all’autonomia della Bce nell’acquisto di titoli pubblici.
Il governo Monti procede con molta lentezza nella spending review e, nella legge di stabilità, mantiene o addirittura potenzia programmi su cui non c’è stata sin qui alcuna seria valutazione. E’ il caso dei 235 milioni di nuovi sussidi alle imprese per stabilizzare i precari. Un provvedimento che fa immagine. Ma con ogni probabilità saranno soldi sprecati. Che andranno nelle casse di aziende che avrebbero fatto tale scelta comunque, anche senza incentivi. Lo suggerisce l’esperienza di Torino. Ed è semplice valutare gli effetti di questo strumento su tutto il territorio nazionale. Perchè il governo dei professori non lo fa?
La riforma degli enti di credito alle esportazioni è irrinunciabile se vogliamo agganciare le aree più dinamiche del mondo. Oggi un esportatore italiano paga il finanziamento circa il 25 per cento in più del suo concorrente del Nord Europa.
I comuni cesseranno di impiegare gli introiti degli oneri di urbanizzazione per finanziare la spesa corrente. È uno dei provvedimenti positivi del disegno di legge sulla valorizzazione delle aree agricole e il contenimento del consumo del suolo. Peccato che per altri aspetti la nuova disciplina sia macchinosa e rischi di innescare conflitti tra territori e tra livelli istituzionali.

Tanti decreti sviluppo. Ma poco sviluppo

Il primo “decreto sviluppo” che ricordo era del maggio 2011 (il DL 70, finito poi in Gazzetta Ufficiale il 12 luglio). Conteneva, tra l’altro, “zone a burocrazia zero”, interventi sulla scuola e interventi di semplificazione. Poi nel giugno 2012 abbiamo avuto un altro decreto sviluppo (il DL 83, andato in G.U. l’11 agosto 2012) al cui centro si trovavano “Misure urgenti per l’agenda digitale e la trasparenza della pubblica amministrazione”. Ora un altro decreto sbandierato come ugualmente orientato allo sviluppo (no, scusate: stavolta si chiama “crescita”) promette finalmente semplificazione nei rapporti con la pubblica amministrazione e digitalizzazione dell’amministrazione e della scuola. 

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