Lorenzo Bini Smaghi interviene nel dibattito sulle conseguenze della decisione Ecofin di non sanzionare Francia e Germania per aver superato per tre anni di fila i vincoli di deficit consentiti dal Patto di Stabilità e Crescita. Riproponiamo per i nostri lettori anche i contributi di Innocenzo Cipolletta, Riccardo Faini, Francesco Giavazzi, Daniel Gros e Tommaso Monacelli e la lettera di Vincenzo Visco .
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Il governo chiede di formulare proposte alternative alla propria riforma delle pensioni entro il 10 gennaio. Rispondendo all’invito de lavoce.info e alle informazioni offerte da Boeri e Brugiavini, intervengono Pierpaolo Baretta (Cisl), Giulio de Caprariis (Confindustria), Beniamino Lapadula (Cgil) e Gabriele Olini (Cisl).
Torniamo sulla proposta di istituire un Istituto italiano di tecnologia. Ponendoci nuovi quesiti: è davvero non riformabile il sistema universitario italiano? E cosa dovrebbe fare l’Iit? Quali lezioni si possono trarre dall’esperienza degli Institutes of Technology di maggiore successo? Riusciremo con l’Iit a bloccare l’emorragia  di cervelli o, quantomeno, ad assicurarci “cervelli in transito”?
Roberto Perotti interviene sulla proposta di istituire uno sciopero virtuale. La controreplica di Pietro Ichino.
Siamo arrivati a 43.728 euro di sottoscrizione, con il vostro aiuto potremmo raggiungere il traguardo di 50.000 per la fine dell’anno.
Siamo alla vigilia di nuovi scioperi nei servizi pubblici.   Danneggiano gli utenti e non la controparte che siede al tavolo delle trattative. Una proposta per superare questa anomalia: uno sciopero virtuale che costerebbe caro alle aziende e non colpirebbe i cittadini.
La Conferenza intergovernativa che si apre domani a Bruxelles rappresenta l’ultima possibilità per approvare la Costituzione europea durante il semestre di presidenza italiana. Risolta, forse, la questione del numero dei membri della Commissione, resta il problema delle regole di voto per le decisioni a maggioranza qualificata nel Consiglio. Per uscire dall’impasse si può far valere la minaccia di una Unione a due velocità : si può ballare anche senza il flamenco.
Nel frattempo, anche in Italia procedono le proposte di riforma istituzionale, con l’idea di premierato che avanza. Ma invece della governabilità sembrano aumentare soprattutto i rischi che i veti incrociati blocchino i processi decisionali.
Molti iscritti alla newsletter hanno risposto alle nostre domande sul futuro del Patto di Stabilità e crescita. Ecco i risultati del sondaggio.
Abbiamo superato i 12.000 iscritti alla newsletter. Ringraziamo tutti i nostri lettori e coloro che ci sostengono con un contributo. Speriamo di arrivare a 50.000 euro di sottoscrizione entro la fine dell’anno.
Perché ci sia un vero confronto sulla riforma previdenziale occorrono maggiori informazioni sugli effetti degli emendamenti del Governo e proposte alternative. Lavoce.info offre il proprio contributo su entrambi gli aspetti. Poniamo alcuni interrogativi sulle stime dei risparmi fornite dal Governo. Discutiamo gli effetti di una riforma che si limiti ad anticipare l’entrata in vigore del regime contributivo, pro rata. E altri correttivi, come la possibilità di aumentare volontariamente i contributi per garantirsi un dato livello di prestazioni. E mostriamo quali potrebbero essere gli effetti della diversificazione dei risparmi previdenziali permessa dal dirottamento del TFR verso i fondi pensione.
Lieti di ospitare altre proposte. Cominciamo con quella di Nicola Rossi, economista, esperto dei sistemi di welfare e parlamentare dei Ds.
Il Patto di Stabilità accende il dibattito tra gli economisti. Nessuno, o quasi, dubita della necessità di un insieme di regole che disciplinino le politiche fiscali. Rimangono però aperte le questioni relative all’efficacia del Patto così come è formulato, agli effetti della decisione dell’Ecofin di congelare le sanzioni a Francia e Germania e agli indirizzi di riforma del Patto stesso. Proponiamo agli iscritti della newsletter tre domande sul futuro del Patto. È possibile rispondere fino al 9 dicembre. Pubblicheremo infatti gli esiti del sondaggio prima del vertice europeo del 12-13 dicembre. Una cosa è certa: qualsiasi cosa si faccia, ci vuole più trasparenza nei conti pubblici.
Ringraziamo i lettori che ci hanno inviato contributi, siamo arrivati a quota 42.743 euro di sottoscrizione, aiutateci ad arrivare a 50.000 entro la fine dellÂ’anno.
Il day after la débacle dellÂ’Ecofin. Perchè il Patto non è stato riformato in tempo? Cosa accadrà ora? In discussione non è tanto il Patto quanto il Trattato, la cui riforma è più impegnativa. La ripresa italiana è un problema d’offerta: pochi i benefici che possono perciò scaturire da un allentamento del Patto. Inoltre, la sanzione del mercato, sotto forma di più alti tassi di interesse, è sempre in agguato per un paese indebitato come lÂ’Italia. Avremmo tutto lÂ’interesse a difendere il patto nei fatti (salvaguardando le sanzioni) e non solo a parole.
E’ un day after (dopo Kyoto) anche il vertice a Milano sul clima. Presumibile che il protocollo non entrerà mai in vigore.
Torniamo sul bonus figli, ennesimo esempio di politiche sociali fatte a mance, annunci e bandierine.
Siamo giunti a quota 42.463 euro di sottoscrizione. Ci proponiamo di raggiungere i 50.000 euro entro Natale. Grazie a tutti i lettori per il loro sostegno.
Ricordate la Repubblica delle banane? Ritorna in auge, anche in senso letterale, con la vicenda di Scanzano Jonico. Comprensibile che non si vogliano scorie nucleari nel cortile di casa. Meno comprensibile che il Governo continui a tornare sui suoi passi, non dia informazioni sui criteri di scelta del sito e non offra compensazioni alle comunità interessate.
Come preannunciato, ospitiamo altri interventi sul destino della rete di trasmissione di energia elettrica. Se privatizzarla potrebbe generare problemi, è anche vero che il Tesoro è a caccia di quattrini. La recente diatriba fra Tremonti e l’Autorità per l’energia conferma questo sospetto. Con il Tesoro paladino degli azionisti privati (nonchè dei pochi dividendi) e l’Autorità – ormai in scadenza – che continua a difendere i consumatori. Anche a rischio di intervenire con modalità non del tutto appropriate.
Una rassegna stampa sulle reazioni in Germania alla violazione del Patto di Stabilità e Crescita. Critiche non solo dall’opposizione. Pressochè unanime e negativo il giudizio degli economisti.
Abbiamo superato quota 11.500 iscritti alla newsletter. Grazie a tutti i nostri lettori per la fiducia accordata.
Una rassegna stampa registra le reazioni in Germania seguite alla violazione del Patto. Guardando avanti, cosa si può fare?
Riproponiamo per i lettori de la voce.info anche gli interventi di Vito Tanzi, Roberto Perotti, Guido Ascari, Olivier Blanchard e Francesco Giavazzi, Daniel Gros, Fabrizio Coricelli e Valerio Ercolani sugli effetti sulle politiche anticicliche e sulle possibili riforme del Patto di stabilità e crescita.
La decisione dell’Ecofin di non applicare le sanzioni a Francia e Germania rischia di sancire la morte del Patto di Stabilità e Crescita. Sarebbe stato meglio non cercare compromessi che nei fatti svuotano il Patto, ma, semmai, utilizzare il poco tempo a disposizione, prima del Consiglio europeo, per riformare il Patto.
Mezzi di informazione e pubblicità concentrate in poche potenti mani in Italia. Con potere economico e potere mediatico che si sovrappongono. Molto più che negli altri paesi industrializzati. L’informazione sulla Legge Finanziaria ne risente: diventa questione di schieramento politico, non di politica economica. In questo quadro la Legge Gasparri torna al Senato, in vista dell’approvazione definitiva. Consolida le posizioni dominanti, salvo affidarsi al digitale terrestre. Presume che ci vorranno 2 anni per la sua diffusione; in realtà potrebbero servirne addirittura 15.