Gli europei lavorano meno degli americani? E gli italiani meno degli altri lavoratori europei? Perchè ci sono differenze così grandi fra paesi in termini di ore lavorate? Si tratta di attitudini che rendono i lavoratori di alcuni paesi più “pigri” che in altri stati, oppure di istituzioni che tengono fuori dal mondo del lavoro molte persone? Mentre in Francia si abbandonano le 35 ore e in Germania si raggiungono accordi aziendali che prevedono un incremento degli orari di lavoro, riproduciamo per i nostri lettori gli interventi di Olivier Blanchard, Tito Boeri, Michael Burda, Jean Pisani-Ferry, Guido Tabellini, Charles Wyplosz e una scheda di Domenico Tabasso.
Categoria: Rubriche Pagina 259 di 272
- Commenti e repliche
- Documenti utili
- Dossier
- Fact-checking
- Il Punto
- La parola ai grafici
- La parola ai numeri
- Lettere
- Libri
Doveva essere la riforma definitiva, ma non lo sarà. La riforma previdenziale varata dopo un iter di tre anni non risolve i problemi strutturali del nostro sistema pensionistico ed è iniqua. Ci vorranno altri 4 anni prima che generi risparmi. Nel frattempo ci saranno solo fughe verso le pensioni danzianità. Ma la riforma potrebbe servire ad alimentare il pilastro mancante, la previdenza integrativa. Condizionale dobbligo perché sono molte le insidie sulla strada del dirottamento del Tfr ai fondi pensione, a partire dal paventato trasferimento del Tfr allInps.
Il Ministro Pisanu parla di 2 milioni di immigrati in arrivo dalla Libia. Ma come si è arrivati a questa cifra allarmante? Un sondaggio presso i clandestini che arrivano sulle nostre coste porta a stime molto più basse.
Vincenzo Visco contesta la ricostruzione del risanamento degli anni 90 fornita da Roberto Perotti.
In Europa si lavora meno che negli Stati Uniti. Sempre meno. Dobbiamo interpretare gli accordi alla Daimler-Chrysler e alla Bosch (si veda la rassegna della stampa estera) e la proposta del Ministro delle Finanze francese di abolire le 35 ore come il segnale di una inversione di tendenza? In realtà il gap in ore lavorate fra Europa e Stati Uniti è dovuto soprattutto al fatto che molte persone non lavorano del tutto, piuttosto che a un basso numero di ore mediamente lavorate per addetto. Non è colpa della presunta pigrizia degli europei, nè di accordi sindacali che hanno negoziato condizioni molto vantaggiose in quanto a orari e ferie per i dipendenti, ma di politiche che hanno al tempo stesso tassato il lavoro e pagato chi se ne stava alla larga dal mondo del lavoro. Insomma, possiamo partire per le vacanze senza sensi di colpa, ma riflettendo sul fatto che le politiche che tengono molte persone in età lavorativa lontane dal lavoro non sono più alla nostra portata.
La Cgil abbandona il tavolo di trattativa sulla contrattazione salariale. Lobiettivo è di proteggere i lavoratori più deboli, evitando uno spostamento del baricentro della contrattazione verso la periferia. Ma è proprio così? Il tentativo della Cgil di rafforzare il ruolo del centro potrebbe indurre la Confindustria a non stipulare il contratto nazionale. E gli attuali assetti contrattuali penalizzano proprio i lavoratori più deboli, che la Cgil vorrebbe difendere.
Per tre anni lesecutivo ha contato sulla ripresa economica per ridare respiro ai conti pubblici. Nel frattempo però i nostri conti pubblici hanno tratto vantaggio dai livelli eccezionalmente bassi dei tassi di interesse. Una ripresa sostenuta a livello europeo potrebbe però indurre la Bce ad aumentare i tassi di interesse. Se lItalia poi non riuscisse ad agganciarsi al treno dellEuropa, leffetto complessivo sui conti pubblici potrebbe riservare spiacevoli sorprese.
La legge sul conflitto di interessi cerca un difficile compromesso fra verifiche ex-post e filtri ex-ante. Non solo non risolve il problema di fondo, ma rischia di politicizzare la scelta del presidente delle Authorities.
Difficile tagliare le tasse senza mettere a rischio la sostenibilità del debito pubblico, anche ipotizzando che i tassi di interesse non aumentino. Bisogna prima trovare le risorse per sostituire le una tantum del 2004: questo dovrà essere il compito prioritario del nuovo ministro delleconomia.
Intanto la manovra che doveva correggere i conti pubblici nel 2004 con misure permanenti si rivela l’ennesima una tantum. Con buona pace degli impegni presi dall’Italia all’Ecofin.
Una rassegna della stampa estera sul downgrading del debito italiano da parte di Standard & Poors.
Berlusconi promette, oltre ai tagli alle tasse, anche tanto cemento. E inaugura opere con cantieri inesistenti, come lautostrada Milano-Brescia. Anche lopposizione promette cemento. Prima di avere spiacevoli sorprese, meglio minare molte granitiche certezze sullutilità delle grandi opere infrastrutturali.
Strano che ai vertici di Confindustria prenda sempre più peso unimpresa in crisi. Ancora più strano che il nuovo amministratore delegato della Fiat, chiaramente uomo di fiducia dellazionista di maggioranza, prima della sua nomina figurasse come “amministratore indipendente“.
Lex monopolio di stato, Eni, realizza extra-profitti ai danni degli utenti. Un altro esempio di privatizzazione senza liberalizzazione.
In una settimana abbiamo raccolto quasi 2000 euro di contributi. Grazie. Continuate a sostenerci.
Mentre si cerca un nuovo Ministro dellEconomia, discutiamo leredità lasciata da Giulio Tremonti. Il controllo pubblico delleconomia resta invariato, con il paradosso di imprese in mano pubblica che si comportano come private. Sul lato delle entrate, condono e scudo fiscale tramandano al successore un calo strutturale del gettito. Sul lato della spesa, non cè stato alcuno sforzo di ridurla, ma neanche una completa perdita di controllo come spesso paventato.
Gli artifici sul debito hanno ridotto la trasparenza dei nostri conti pubblici. Non riuscendo peraltro ad ingannare le agenzie di rating: Standard & Poors ha declassato il debito pubblico guardando al disavanzo 2004.
Non pensavamo di celebrare il nostro secondo anniversario orfani di Tremonti. Rischiamo di rimpiangerlo perchè l’interim di Berlusconi apre scenari inquietanti. Né ci saremmo aspettati che la legge Gasparri fosse messa in atto così rapidamente. C’è sempre più bisogno di voci libere nel nostro paese, soprattutto nel campo dell’informazione economica.
Mentre la Francia si allontana dalle 35 ore, tre economisti francesi dibattono di crescita, ore lavorate e produttività.
Grazie al regalo di un lettore, da oggi lavoce.info ha una voce. Contiamo sui lettori anche per avere nuove risorse che ci consentano di continuare a fornire il nostro servizio.
Mentre le 35 ore sembrano destinate alla poubelle , tre economisti francesi, Olivier Blanchard, Jean Pisani-Ferry e Charles Wyplosz, discutono di ore lavorate e produttività. Secondo Blanchard, non cè ragione di essere troppo pessimisti guardando alla performance economica dellEuropa in rapporto agli Stati Uniti. Gli europei hanno preferito destinarne una parte allaumento del tempo libero e non a quello del reddito. Per Wyplosz, invece, lEuropa è malata di conservatorismo sociale che le impedisce di sfruttare il proprio capitale umano. Pisani-Ferry contesta la tesi secondo cui la diminuzione del tempo dedicato al lavoro sia sempre una libera scelta dei cittadini europei.
Con le dimissioni del relatore di maggioranza, si allontanano sempre più i tempi di approvazione del ddl sul risparmio. E’ una vittoria della lobby delle banche e delle società di assicurazione. E’ una sconfitta per il Paese che deve riparare al più presto al danno inferto dalla vicenda Parmalat.
Continua il confronto sul decentramento della contrattazione e la rappresentanza del sindacato, con l’intervento di Luigi Angeletti, segretario generale della Uil.
In un momento cruciale per il nostro mercato del lavoro — si tratta di capire gli effetti della riforma Biagi e il contenuto occupazionale della ripresa — si registra un blackout delle statistiche sul lavoro. Consoliamoci col fatto che le nuove serie saranno migliori di quelle utilizzate sin qui.
Il Ministro Pisanu permette agli immigrati di avere un foglio provvisorio per poter tornare a casa anche in attesa del rinnovo dei permessi di soggiorno.
Ma il problema rimane: le lungaggini burocratiche imposte dalla Bossi Fini ci stanno condannando ad avere più immigrati irregolari.
Archiviate le elezioni amministrative, si torna a discutere di riforme istituzionali e di riforme della legge elettorale. Vi è chi, tra le forze che sostengono l’attuale Governo, chiede di far avanzare il processo di riforma costituzionale, arrestatosi dopo l’approvazione in prima lettura al Senato. Altre forze politiche sembrano intenzionate a riformare la legge elettorale riproponendo un sistema proporzionale, pur con sbarramento. Ma le correzioni alla legge elettorale dovrebbero semmai andare nella direzione di rafforzare il maggioritario, con l’abolizione della quota proporzionale o con l’introduzione di un secondo turno.
Ringraziamo i tanti lettori che hanno risposto al nostro questionario e invitiamo chi non lo avesse ancora fatto a risponderci entro mercoledì 30 giugno. Grazie.