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Categoria: Lavoce in mezz’ora Pagina 1 di 2

Non sarà il turismo a salvare l’Italia

Ogni estate, ciclicamente, un dibattito si riaccende: il turismo è davvero il motore della nostra economia? Per capirci qualcosa di più, riproponiamo una puntata di Lavoce in mezz’ora – il nostro format di divulgazione in video con economisti ed esperti – ancora incredibilmente attuale.

I dati del ministero del Turismo parlano di un’estate da record, trainata soprattutto dai settori del lusso e dell’enogastronomia. Eppure, dietro i grandi numeri ci sono tensioni evidenti. Da una parte, i 120 milioni del Fondo Sviluppo e Coesione faticano a raggiungere le piccole e medie imprese, che ne avrebbero più bisogno. Dall’altra, l’overtourism e il boom degli affitti brevi stanno facendo alzare tantissimo i prezzi delle case, scatenando le proteste di residenti e lavoratori e spingendo molti sindaci a chiedere regole nazionali più severe.

Di questi nodi strutturali abbiamo parlato con Riccardo Trezzi, docente all’Università di Pavia e coautore di un recente libro sul declino italiano. 

Nel dibattito pubblico si tende spesso a esagerare l’impatto del turismo, indicandolo come il “petrolio d’Italia”. Dati alla mano, nell’intervista abbiamo smontato questo mito: abbiamo analizzato il valore aggiunto reale del settore e i suoi storici problemi di produttività, spiegando perché fare “più presenze” non significa per forza creare benessere per tutti. Infine, abbiamo affrontato il tema del lavoro: tra contratti collettivi poco efficaci e stipendi al palo, per chi lavora nel settore è sempre più difficile tenere il passo con il costo della vita.

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L’Italia è un paese sicuro?

Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione de lavoce.info: due volte al mese, mezz’ora di conversazione con esperti per approfondire i temi centrali del dibattito economico e sociale. In questa puntata abbiamo invitato Paolo Pinotti, professore all’Università Bocconi ed esperto di economia del crimine.

Quando si parla di criminalità, il dibattito pubblico tende spesso a concentrarsi sui reati più visibili e mediatici, come furti, rapine o episodi di violenza urbana. Molto più difficile è invece comprendere e quantificare l’impatto di fenomeni meno immediati da osservare, come corruzione, evasione fiscale, criminalità organizzata e infiltrazioni mafiose nell’economia legale.

La difficoltà nel misurare questi fenomeni contribuisce ad alimentare percezioni distorte della sicurezza, spesso influenzate più dall’emotività, dalla narrazione politica e dalla copertura mediatica che dai dati reali. Non a caso, l’Italia continua a registrare una percezione diffusa di insicurezza pur essendo considerata, secondo molti indicatori internazionali, uno dei paesi più sicuri al mondo.

Allo stesso tempo, il tema della criminalità si intreccia con questioni centrali del dibattito contemporaneo, come il rapporto tra immigrazione e illegalità, le disuguaglianze economiche e il ruolo delle mafie nell’economia del Nord Italia. Comprendere questi fenomeni richiede strumenti di analisi rigorosi e un approccio capace di andare oltre stereotipi e semplificazioni ideologiche.

Nel corso della puntata discutiamo anche delle difficoltà metodologiche nel raccogliere dati sulla criminalità, del ruolo della ricerca economica nello studio dei fenomeni illegali e delle implicazioni concrete che queste analisi possono avere nella costruzione di politiche di sicurezza più efficaci, lucide e lungimiranti.

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La fotografia del declino italiano

Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione di lavoce.info che propone conversazioni con economiste ed economisti per approfondire i principali temi del dibattito economico e sociale. In questa puntata affrontiamo la reale situazione dell’economia italiana con Guido Ascari, professore di Economia all’Università di Pavia, Economic Advisor e Head of Monetary Policy della banca centrale dei Paesi Bassi, e coautore con Riccardo Trezzi del libro “Fotografia di un declino”.

Il dibattito sull’economia italiana è spesso dominato da opinioni contrapposte e narrazioni semplificate. Tuttavia, per comprendere la traiettoria del Paese è necessario partire dai dati, che permettono di ricostruire in modo più stabile e rigoroso l’evoluzione della struttura economica. Dall’analisi di lungo periodo emergono alcune dinamiche ricorrenti: produttività stagnante dagli anni ’70, inverno demografico, rigidità della spesa pubblica e divari territoriali profondi. Elementi che incidono su crescita, occupazione e capacità di innovazione.

In questa puntata, Guido Ascari analizza queste tendenze e i loro effetti sul sistema economico italiano, offrendo una lettura basata sui dati e sulle evidenze empiriche.

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L’università italiana sotto esame

Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione de lavoce.info: due volte al mese, mezz’ora di conversazione con esperti per approfondire i temi centrali del dibattito economico e sociale. In questa puntata abbiamo invitato Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli ed esperto di economia dell’istruzione.

Negli ultimi decenni l’università italiana è stata oggetto di numerose riforme, dalle grandi trasformazioni degli anni Settanta fino all’introduzione del modello “3+2” e agli interventi più recenti. Questi cambiamenti sono stati spesso motivati dall’esigenza di modernizzare il sistema e renderlo più vicino agli standard europei, ma hanno anche prodotto una percezione diffusa di instabilità e trasformazione continua.

Oggi parlare di università significa affrontare questioni che riguardano milioni di studenti e le loro famiglie: il livello delle tasse universitarie, il costo degli affitti nelle città universitarie, l’accesso agli alloggi e le prospettive occupazionali dopo la laurea. Allo stesso tempo, l’Italia continua ad avere una quota di laureati inferiore rispetto ad altri paesi europei e persistono criticità strutturali che incidono sulla capacità dei giovani di costruire percorsi professionali stabili.

La qualità e l’accessibilità del sistema universitario non sono quindi temi astratti: influenzano direttamente la crescita economica, l’innovazione e la mobilità sociale del paese. Comprendere quali effetti abbiano prodotto le riforme degli ultimi decenni e quali interventi siano necessari oggi è fondamentale per immaginare il futuro dell’università italiana.

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Cosa deve fare l’Italia con l’energia per smettere di pagare il conto di guerre lontane

Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione de lavoce.info: due volte al mese, mezz’ora di conversazione con esperti per approfondire i temi centrali del dibattito economico e politico. In questa puntata abbiamo invitato Marzio Galeotti, professore di Economia politica presso l’Università degli Studi di Milano e redattore de lavoce.info.

Negli ultimi anni il mondo ha affrontato due grandi crisi energetiche in rapida successione. Dopo quella causata dalla guerra in Ucraina, oggi nuove tensioni internazionali e il blocco navale lungo lo stretto di Hormuz, nel Golfo Persico, hanno sottratto all’economia globale circa un quinto del petrolio e del gas naturale scambiati a livello mondiale. In termini di quantità sottratta al mercato, questa crisi rischia di essere la più grave mai registrata.

Per un paese come l’Italia, che importa quasi tutta l’energia di cui ha bisogno, questa dipendenza dall’estero rappresenta una vulnerabilità strutturale. Le crisi energetiche non si limitano a far aumentare i prezzi: incidono direttamente sul costo delle bollette, sui carburanti, sulla competitività delle imprese e sulla stabilità del sistema economico.

La crisi seguita alla guerra in Ucraina aveva già evidenziato questi rischi e aperto un dibattito sulle strategie necessarie per rafforzare la sicurezza energetica del paese. Tuttavia, resta aperta la domanda su quanto sia stato effettivamente fatto negli ultimi anni e se strumenti come il PNRR siano stati utilizzati in modo efficace per modernizzare il sistema energetico. Capire quali politiche possano ridurre la dipendenza dall’estero — dal ruolo delle energie rinnovabili al possibile contributo del nucleare, fino alla semplificazione delle procedure burocratiche — è oggi fondamentale per affrontare le crisi future e rafforzare la resilienza del sistema energetico italiano.

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L’IA cambierà il nostro modo di lavorare?

Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione de lavoce.info: due volte al mese, mezz’ora di conversazione con esperti per approfondire i temi centrali del dibattito pubblico. In questa puntata abbiamo invitato Alessandra Bonfiglioli, professoressa di Economia presso l’Università di Bergamo.

L’intelligenza artificiale rappresenta una delle trasformazioni più profonde dell’economia contemporanea. A differenza delle precedenti rivoluzioni tecnologiche, oggi non sono solo i lavori manuali a essere coinvolti, ma anche molte attività cognitive e professioni qualificate. Il rischio è che la crescita della produttività non si traduca automaticamente in nuova occupazione, con effetti potenzialmente rilevanti su salari e disuguaglianze.

Capire se l’IA sarà un volano di sviluppo condiviso o un acceleratore di divari economici è fondamentale per orientare politiche pubbliche, formazione e scelte individuali.

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Perché parliamo tanto di tasse?

Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione de lavoce.info: due volte al mese, mezz’ora di conversazione con esperti per approfondire i temi centrali del dibattito pubblico. In questa puntata abbiamo invitato Sandro Brusco, professore di Economia alla Stony Brook University di New York.

La tassazione è uno dei temi economici più sentiti dall’opinione pubblica e più delicati dal punto di vista politico ed economico. In Italia, il dibattito si intreccia con questioni strutturali di lungo periodo: la complessità del sistema fiscale, il livello del carico fiscale e la sua distribuzione tra lavoratori, imprese e patrimonio, oltre al rapporto tra prelievo, crescita economica e competitività.

Tasse, imposte e contributi sono però elementi essenziali della nostra economia: rappresentano la principale fonte di finanziamento della spesa pubblica e, al tempo stesso, uno strumento con cui il legislatore può incentivare o scoraggiare determinati comportamenti da parte di consumatori e aziende. Comprendere come funziona il sistema fiscale e dove mostra i suoi limiti è quindi cruciale per valutare le riforme recenti e quelle previste dalla nuova Legge di Bilancio.

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Il legame tra demografia e debito

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Quando si parla di finanza pubblica, l’attenzione si concentra spesso su deficit e spread. Ma una forza più silenziosa sta cambiando le fondamenta dei conti pubblici: la demografia. L’invecchiamento della popolazione, la riduzione dei nuovi nati e la trasformazione del mercato del lavoro incidono sempre più sulla capacità dello Stato di crescere, raccogliere risorse e sostenere la spesa sociale.

Negli ultimi decenni queste tendenze hanno interessato tutte le economie avanzate, ma in Italia si intrecciano in modo particolarmente critico con l’aumento del debito pubblico, sollevando interrogativi sul futuro dei bilanci e sull’equità tra generazioni.

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Perché le banche centrali devono restare indipendenti?

Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione di lavoce.info: due volte al mese, in mezz’ora di conversazione, affrontiamo temi centrali per il dibattito pubblico con esperte ed esperti.

In questa puntata parliamo dell’indipendenza delle banche centrali, uno dei principi più importanti e condivisi dell’economia contemporanea, oggi però sempre più sotto pressione. Dagli attacchi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump al presidente della Federal Reserve Jerome Powell fino ai casi più estremi come quello della Turchia, il rapporto tra potere politico e politica monetaria è tornato al centro del dibattito pubblico.

Con Tommaso Monacelli, professore di Economia presso l’Università Bocconi di Milano, discutiamo cosa significa davvero avere una banca centrale indipendente, perché l’autonomia nelle decisioni sui tassi di interesse è fondamentale per il benessere sociale e quali rischi economici e democratici corriamo se questo equilibrio dovesse rompersi.

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La riforma del TUF era necessaria?

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In questa puntata parliamo della riforma del Testo Unico della Finanza, un intervento che mira a rendere il mercato dei capitali italiano più competitivo e attrattivo, in un contesto segnato da poche quotazioni e da un numero crescente di imprese che lasciano la Borsa o si trasferiscono all’estero. La riforma interviene su diversi fronti: dalle offerte pubbliche di acquisto alle regole di governance, fino a una maggiore flessibilità per le piccole e medie imprese già quotate o che intendono quotarsi.

Con Marco Ventoruzzo, professore di diritto societario e regolamentazione dei mercati finanziari all’Università Bocconi e membro del gruppo di esperti che ha contribuito alla riforma, discutiamo i principali cambiamenti introdotti e il dibattito sul giusto equilibrio tra semplificazione delle regole, competitività del mercato e tutela degli investitori.

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