I pesanti bombardamenti non hanno abbattuto il regime iraniano. L’opposizione interna è stata messa a tacere e Teheran è oggi meno isolata a livello internazionale. Gli Usa sembrano avere solo due vie per uscire dalla guerra, entrambe rischiose e costose.
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La globalizzazione sembrava aver abbattuto i confini e reso irrilevanti le distanze. Oggi la geografia si prende la rivincita. Perché se non si capisce la morfologia dei paesi o dove si trovano le materie prime non si capiscono le cause di tensioni e guerre.
I paesi del Golfo pagano un prezzo altissimo nella guerra degli Usa contro l’Iran. Per ora hanno seguito una politica di “pazienza strategica”. Ma per gli americani una vittoria diventa ancora più importante, per non rischiare di perdere un “pezzo dell’impero”.
I primi giorni di guerra in Medioriente rimandano lezioni di geopolitica e strategia militare che, per quanto provvisorie, non possono essere ignorate. Nella seconda guerra fredda, solo due paesi sembrano aver capito come difendersi in modo efficace.
Il blocco dello Stretto di Hormuz ha già provocato rincari di petrolio e gas. Ma gli effetti sistemici della guerra dipenderanno dalla sua durata e dal suo esito. L’unica previsione possibile riguarda un’incertezza globale che appare destinata a durare.
Rovesciare un regime con le proteste richiede tempo e il governo di Teheran per ora mantiene il controllo sul paese. Potrebbe però scegliere una strada di compromesso per garantirsi la sopravvivenza ed evitare lo scontro diretto con gli Stati Uniti.
È improbabile che la ripresa dei colloqui sul nucleare iraniano possa limitare le ambizioni di Teheran nella regione. Anche perché le sanzioni non hanno ostacolato una forte diversificazione produttiva del paese.
Il 2019 del lavoro in Italia si chiude con dati in chiaroscuro. In positivo l’aumento dell’occupazione e la disoccupazione in calo graduale. Ma i problemi restano: nel confronto internazionale, rimaniamo indietro nelle ore lavorate e nella dinamica dei salari.
È in arrivo (forse) un’altra riforma elettorale. Stavolta una recente proposta della maggioranza ci riporterebbe a un sistema proporzionale puro, senza preferenze e con soglia minima nazionale al 5 per cento. In netto contrasto con le esigenze espresse dal referendum della Lega che mira invece a rendere tutto uninominale.
La legge di bilancio amplia la quota rosa nei Cda delle società in Borsa a due quinti dei componenti (era un terzo). La soglia è anche estesa nel tempo (fino a 18 anni) e nell’ambito di applicazione (inclusi anche gli organi di controllo). Ma per un errore la norma è inapplicabile ai collegi sindacali con tre soli componenti (quasi tutti).
Un primo passo del Green Deal della Commissione Ue è l’Alleanza europea per le batterie, piano da 3,2 miliardi d’investimenti di sette paesi per sviluppare tecnologie innovative lungo la filiera delle batterie, settore in cui l’Unione arriva solo al 3 per cento della produzione globale ma che diventa sempre più strategico. Intanto, in questo inizio d’anno, la scena internazionale è dominata dalla crisi iraniana. Vediamo con un po’ di dati il peso economico del grande paese degli Ayatollah.
Gli Stati Uniti hanno deciso di imporre nuove sanzioni all’Iran, che si sommano a quelle già introdotte nel 2018. Teheran è riuscita a resistere ai provvedimenti del passato, ma non è scontato che possa farlo ancora a lungo.