L’obesità, il fumo e la sedentarietà non sono solo un problema di salute pubblica. Sono una voce di bilancio, un aspetto che l’Italia continua a ignorare e che costa a ciascuno di noi più di quanto pensiamo. Una seria prevenzione è l’unica soluzione.
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La riforma della sanità territoriale è tanto più urgente alla luce del contenzioso sul pagamento delle rette Rsa di pazienti gravemente non autosufficienti. Il rischio è creare un sistema diverso per ogni regione o comune. Quindi profondamente diseguale.
Alla prevenzione è riservata solo una piccola parte della spesa sanitaria pubblica, mentre l’80 per cento è assorbito dalle malattie croniche, che in larga parte si possono prevenire. Ma la politica sanitaria continua a scegliere la spesa d’emergenza.
La solitudine è un sentimento diffuso nei paesi ricchi. Ha costi economici che potrebbero essere risparmiati investendo nei legami amicali, familiari e di comunità, nella rigenerazione urbana, nell’animazione sociale e in un welfare di prossimità.
Se non si riesce ad aumentare significativamente il numero di infermieri, qualsiasi incremento di spesa per il Ssn rischia di essere inefficace. Perché la vera riforma della sanità italiana passa anche dalla formazione di professionisti qualificati
Il governo ha approvato gli schemi di intesa preliminare per attribuire maggiore autonomia a quattro regioni del Nord. Preoccupano, in particolare, i possibili effetti sui principi di universalità e uguaglianza alla base del sistema sanitario.
La Francia ha seguito una strategia integrata di riforme in grado di agire congiuntamente su agevolazioni fiscali e contributive per la regolarizzazione dei rapporti di lavoro nel settore della cura a domicilio. Può essere un esempio per l’Italia.
Approvata più di due anni fa, la riforma dell’assistenza agli anziani non autosufficienti incontra difficoltà di attuazione forse inevitabili. Ma su alcuni punti ci sono stati passi indietro. E i problemi non devono tramutarsi in blocchi insuperabili.
La sanità non si misura solo in termini di spesa, ma anche nella capacità di garantire cure accessibili, tempestive e di qualità. Guardare ai dati consente di capire dove l’Italia si colloca rispetto agli altri paesi europei: quante risorse investe, come sono distribuite tra pubblico e privato, quante persone lavorano negli ospedali e quante, invece, rinunciano alle cure o sono costrette a spostarsi da una regione all’altra. Il quadro che emerge è fatto di divari territoriali profondi e di vincoli strutturali persistenti, ma anche di risultati che sono, nel confronto internazionale, sorprendentemente solidi.
L’approfondimento in questa serie di grafici.