Alla prevenzione è riservata solo una piccola parte della spesa sanitaria pubblica, mentre l’80 per cento è assorbito dalle malattie croniche, che in larga parte si possono prevenire. Ma la politica sanitaria continua a scegliere la spesa d’emergenza.
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La solitudine è un sentimento diffuso nei paesi ricchi. Ha costi economici che potrebbero essere risparmiati investendo nei legami amicali, familiari e di comunità, nella rigenerazione urbana, nell’animazione sociale e in un welfare di prossimità.
Se non si riesce ad aumentare significativamente il numero di infermieri, qualsiasi incremento di spesa per il Ssn rischia di essere inefficace. Perché la vera riforma della sanità italiana passa anche dalla formazione di professionisti qualificati
Il governo ha approvato gli schemi di intesa preliminare per attribuire maggiore autonomia a quattro regioni del Nord. Preoccupano, in particolare, i possibili effetti sui principi di universalità e uguaglianza alla base del sistema sanitario.
La Francia ha seguito una strategia integrata di riforme in grado di agire congiuntamente su agevolazioni fiscali e contributive per la regolarizzazione dei rapporti di lavoro nel settore della cura a domicilio. Può essere un esempio per l’Italia.
Approvata più di due anni fa, la riforma dell’assistenza agli anziani non autosufficienti incontra difficoltà di attuazione forse inevitabili. Ma su alcuni punti ci sono stati passi indietro. E i problemi non devono tramutarsi in blocchi insuperabili.
La sanità non si misura solo in termini di spesa, ma anche nella capacità di garantire cure accessibili, tempestive e di qualità. Guardare ai dati consente di capire dove l’Italia si colloca rispetto agli altri paesi europei: quante risorse investe, come sono distribuite tra pubblico e privato, quante persone lavorano negli ospedali e quante, invece, rinunciano alle cure o sono costrette a spostarsi da una regione all’altra. Il quadro che emerge è fatto di divari territoriali profondi e di vincoli strutturali persistenti, ma anche di risultati che sono, nel confronto internazionale, sorprendentemente solidi.
L’approfondimento in questa serie di grafici.
Le risorse per la sanità pubblica sono aumentate negli ultimi anni. Continua però a mancare un progetto complessivo per il rilancio del Ssn. Non fa eccezione il disegno di legge di bilancio per il 2026, che si articola in molti interventi frammentati.
Servirebbero tagli di spesa pubblica per almeno 30 miliardi e poi un contributo dei più abbienti per la sanità: sono tante le perplessità sull’ipotesi di una flat tax per tutti i contribuenti. Come tutelare dipendenti e pensionati rispetto al fiscal drag.
Le regioni italiane svolgono un ruolo strategico nell’attuazione del Pnrr. Ma alla fine del primo trimestre 2025 il bilancio per la parte di loro competenza è negativo. E la sanità è il settore che più ne paga il prezzo, con i ritardi più gravi.