VENERDì 1 MAGGIO 2026

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I nodi della concentrazione

Il programma

Il programma dell’Unione dedicava ampio spazio ai problemi del pluralismo e dell’informazione, con particolare attenzione al settore cruciale della televisione. Riguardo agli assetti complessivi di questo comparto, il programma auspicava un superamento della legge Gasparri con il varo di misure in grado di ridurre la concentrazione nei singoli mercati, e in primo luogo in quello della raccolta pubblicitaria, e di contrastare l’emergere di posizioni dominanti tra i diversi segmenti dei media. Meno esplicito era il programma con riferimento alla situazione della Rai, dove affermando l’importanza di rafforzare in una logica di gruppo la missione di servizio pubblico non veniva affrontato il problema della privatizzazione di una parte delle reti, e di una netta distinzione tra attività finanziate dal canone e attività finanziate dai proventi pubblicitari.

Le attività del governo

Il governo ha affrontato il riassetto del settore televisivo principalmente attraverso due disegni di legge a firma del Ministro Gentiloni. Nel primo viene affrontata la situazione dei mercati televisivi e della loro transizione al digitale. Due sono le novità più importanti nella proposta del governo. La migrazione anticipata (2009) di due canali, uno Rai e uno Mediaset, in tecnica digitale prima del passaggio completo (2012) delle trasmissioni al digitale terrestre; la fissazione di un limite del 45% alla raccolta pubblicitaria in capo a un singolo soggetto, misura che andrà ad incidere sulla posizione dominante di Mediaset in questo settore.
Riguardo alla governance della Rai il Ministro Gentiloni ha presentato un disegno di legge che prevede, su modello della BBC inglese, la creazione di una Fondazione con compiti di indirizzo e impulso, inclusa la nomina degli amministratori, nei confronti della holding Rai Spa, cui è demandata la gestione operativa. L’articolazione della holding prevede tra le altre la separazione in società diverse delle attività finanziate con il canone e quelle finanziate con pubblicità, senza tuttavia identificare queste diverse attività in canali distinti.

Commenti

Abbiamo commentato a suo tempo come queste due misure vadano ad incidere sul problema cruciale della concentrazione degli ascolti che caratterizza la situazione italiana, riducendo direttamente (tetti antitrust) e indirettamente (minore audience potenziale del digitale) la capacità di raccolta pubblicitaria e quindi le possibilità di investire nei palinsesti dei due gruppi maggiori, liberando risorse per i nuovi entranti. Pur condivisibile nella sua impostazione, questo disegno di legge appare tuttavia poco incisivo, dal momento che la migrazione anticipata al digitale di due reti crea una finestra temporale di un triennio, troppo breve perché nuovi gruppi televisivi trovino conveniente investire prima del ritorno al dominio dei gruppi multicanale che si ricostituirà con il passaggio completo al digitale. Gli stessi strumenti per applicare concretamente il divieto di superare la soglia del 45% nella raccolta pubblicitaria appaiono poco incisivi vista la situazione di partenza. Nel disegno di legge Gentiloni sul riassetto del settore televisivo si riscontra quindi una impostazione condivisibile ma soluzioni timide e poco incisive rispetto, ad esempio, all’opzione di cedere una rete a testa da parte di Rai e Mediaset.
Per quanto riguarda la Rai, il modello di governance appare potenzialmente in grado di allentare i forti condizionamenti politici nella gestione del servizio pubblico. Rimane tuttavia confermata la logica unitaria che non distingue canali di servizio pubblico e canali commerciali ma solamente tra attività di diversa natura all’interno di una programmazione unitaria. Questa reticenza rende quindi arduo il percorso che potrebbe portare al mantenimento in mano pubblica della/e sola rete con contenuti di servizio pubblico privatizzando le altre.
In conclusione, il Governo ha presentato disegni di legge coerenti con il programma annunciato e in tempi complessivamente ragionevoli. Le luci e ombre che segnalavamo nel programma dellÂ’Unione in materia televisiva sembrano in gran parte riproporsi anche guardando ai disegni di legge del Governo.

Sommario 15 giugno 2007

Per giustificare l’intervento della politica nella vita delle imprese, Romano Prodi al festival di Trento ha dichiarato che negli USA ci sono 21 settori protetti. In realtà, sono meno e sono settori molto particolari. L’interventismo nuoce soprattutto quando, come in Italia, fa venir meno la certezza delle regole. Proseguiamo il bilancio del Governo Prodi a poco più di un anno dall’insediamento con due schede dedicate al sistema televisivo e al conflitto d’interessi.
La presenza significativa delle donne al governo, come in Francia, Spagna e Cile, non è soltanto un riconoscimento dei diritti civili di genere che va esteso a tutta la vita sociale. Ci sono ragioni per ritenere che faccia bene anche all’economia.
Il tasso d’inflazione è calcolato con sistemi diversi in Europa e negli Stati Uniti. Chi, fra i due, fornisce la rappresentazione più corretta?
Che effetto hanno avuto le liberalizzazioni sul mercato dei farmaci? UnÂ’indagine rivela che cominciano a sentirsi i vantaggi per i consumatori.

Aggiornamento: La disuguaglianza che arriva dal commercio di Paul Krugman

Gli sconti non sono uguali per tutti

In un recente contributo apparso su La Voce, Michele Cavuoti riportava i risultati di una indagine svolta da Altroconsumo sugli sconti praticati dalle farmacie in linea con quanto previsto dai Decreti Storace e Bersani. Dai risultati dell’indagine (basata su un totale di 104 farmacie – inclusi supermercati) emergeva che pur ipotizzando una riduzione media dei prezzi dei farmaci del 15%, estesa a tutti i medicinali da automedicazione, si sarebbe potuto ottenere un risparmio medio che al massimo avrebbe raggiunto i 32 euro/anno per famiglia.
Sorvolando su eventuali problemi di selezione e rappresentatività del campione di farmacie, in questa sede è utile soffermarsi sulla stima di 32 euro/anno di risparmio per famiglia che sembrerebbe potersi determinare nel migliore dei casi. A nostro avviso, tale valore, seppur corretto da un punto di vista statistico, non rende giustizia ai positivi aspetti distributivi insiti nella riforma.
Per meglio capire tali effetti abbiamo effettuato una serie di stime a partire dai dati dell’indagine sui consumi delle famiglie dell’ISTAT per l’anno 2005. Il primo problema da evidenziare è che i 32 euro a famiglia sono ottenuti dividendo il risparmio complessivo per il totale delle famiglie italiane, incluse quelle che non acquistano farmaci. Se i risparmi venissero ripartiti tra le sole famiglie che acquistano farmaci, il valore raddoppierebbe quasi.
Inoltre, è ovvio che il consumo di farmaci non è ugualmente distribuito tra le famiglie, avendo famiglie con consumo nullo, famiglie con consumo positivo ma basso e famiglie con consumi positivi ed elevati. I risparmi per questi diversi gruppi di famiglie potrebbero essere molto diversi e, in alcuni casi, rilevanti.
La tabella 1, che sintetizza i risultati di questa analisi, riporta la spesa privata per farmaci (che include farmaci senza obbligo di prescrizione (SOP), farmaci da banco (OTC), farmaci con obbligo di prescrizione non rimborsati dal SSN e farmaci con obbligo di prescrizione rimborsabili dal SSN ma acquistati privatamente) per decili di spesa e per diverse tipologie familiari. Relativamente al 2005 (ultimo anno per cui sono disponibili i dati), le prime 3 colonne riportano la spesa media annuale delle famiglie che hanno acquistato farmaci (11.921.500 pari al 51,2% delle famiglie italiane nel 2005), mentre le ultime tre colonne riportano i valori del risparmio ottenibili assumendo uno sconto del 15% sulla spesa.
Come si può notare, i risparmi che le famiglie potrebbero ottenere, non solo sono diversi a seconda della tipologia familiare considerata, ma raggiungerebbero valori rilevanti per una quota consistente delle stesse. Le famiglie che registrano una spesa farmaceutica annua elevata – e che ricadono quindi nel decile più alto della distribuzione di spesa farmaceutica – potrebbero conseguire risparmi che in molti casi superano (a prezzi 2005) i 500 euro annui. Se a ciò si aggiunge che tali valori sono spesso fatti registrare da famiglie di anziani o da famiglie numerose, allora l’effetto del risparmio potrebbe essere tutt’altro che irrilevante.
Altro aspetto importante da non sottovalutare è che il numero di famiglie che si trova a dover destinare una quota rilevante del proprio budget al consumo di farmaci non è assolutamente trascurabile (vedi ultima colonna della tab. 1) ed è pari ad oltre 1.100.000 nuclei familiari (1) (ovvero al 9,5% delle famiglie che hanno sostenuto una spesa per farmaci).
Tutto ciò sembra quindi portare alla conclusione che gli effetti positivi della liberalizzazione sul budget delle famiglie italiane potrebbero essere tutt’altro che trascurabili.

1) Il valore preciso è di 1.128.335 nuclei familiari, che si può ottenere sommando il numero di famiglie distinte per area geografica.

Casa con vista sull’inflazione*

Gli indici dei prezzi al consumo servono a svariati usi. Per esempio, a stabilire programmi statali di tasse e spesa. O a offrire una guida per l’aggiustamento di stipendi e salari. Per questo è importante capire come sono composti. E in particolare come sono considerati gli immobili abitati dai proprietari. Perché diversi sistemi danno ben diversi risultati in termini di inflazione. Tutto sommato, il metodo migliore è quello Usa, con la categoria dei proprietari affitto-equivalenti. Migliore anche rispetto alle scelte della Bce.

Come aprire i fondi chiusi

Molti contratti collettivi prevedono che la contribuzione del datore di lavoro sia vincolata all’adesione del lavoratore ad un fondo chiuso. E che sia interrotta se il lavoratore decide di trasferire i capitali accumulati o il Tfr a un fondo diverso. E’ auspicabile che il legislatore intervenga per vietare clausole simili. Si dovrebbe anche imporre ai gestori dei fondi chiusi di accettare adesioni dalla generalità dei lavoratori e non solo dagli appartenenti alla categoria. Crescerebbe la possibilità di scelta e la concorrenzialità del sistema.

Appunti per un nuovo Trattato

Il Consiglio europeo di giugno può trovare un compromesso che non oltrepassi la “linea rossa” degli Stati membri e nello stesso tempo assicuri un effettivo miglioramento nel funzionamento e nella legittimità democratica delle istituzioni europee. Lo stallo dura da quasi un decennio ed è ora di superarlo. Della Costituzione bocciata dai referendum francese e olandese andrebbero salvate la Parte I e la Parte III. Ma anche la Parte IV, in particolare le clausole sulla passerella e le procedure di revisione.

Fondazioni e banche, quel legame che non si spezza

La vicenda dei rapporti fra fondazioni e banche nell’ultimo quindicennio si può leggere a un tempo come la “cronaca di una sconfitta”, di un “ritorno al passato” e di un “ripensamento”. Le fondazioni hanno diminuito l’entità delle partecipazioni, ma esercitano ancora una notevole influenza sulle banche. Tanto che tutti riconoscono il loro ruolo nel processo di aggregazione e di concentrazione del sistema. E’ un quadro con forti ambiguità. Mentre il disegno che emerge dalle proposte dell’Autorità di vigilanza è meno liberale di quello attuale.

Cosa succede agli studi di settore

Contrariamente a quanto si dice in questi giorni, lavoratori autonomi e piccole imprese pagano le loro imposte sul reddito effettivo. Mentre gli studi di settore sono solo uno strumento di accertamento. I nuovi indici di coerenza introdotti dalla Finanziaria 2007 servono a contrastare una duplice attività di “manipolazione” dei dati. Sono però diventati la testa di ariete per il tentativo di far crollare l’intero impianto degli studi di settore. Ma siamo sicuri che con un’evasione stimata attorno al 27 per cento del Pil, il nostro paese possa rinunciarvi?

Sommario 12 giugno 2007

Lavoratori autonomi e piccole imprese protestano contro gli studi di settore, strumento di accertamento del reddito affinato nel corso degli ultimi anni. C’è un palese tentativo di depotenziarli. Ma può un Paese con un’evasione fiscale di circa il 27 per cento del Pil rinunciare a questo strumento?
Cronaca di una sconfitta: le fondazioni bancarie hanno ancora un grande peso nel governo delle banche, nonostante la legge Ciampi del 1999 mirasse a spezzare questo legame. E si riaffacciano tesi dirigiste sul settore del credito.
Sulla carta la previdenza complementare garantisce ai lavoratori la possibilità di scegliere diverse forme di investimento degli accantonamenti in passato destinati al Tfr. Ma in realtà la maggioranza degli accordi collettivi di lavoro ha introdotto restrizioni alla libera scelta dei lavoratori. Una proposta per ampliarla: apriamo a tutti i lavoratori i fondi chiusi.
Le norme sui requisiti di sistema in campo aereo restano lettera morta. Una storia di rinvii che dura da quasi due anni.
Per superare lo stallo della Costituzione europea è necessario un compromesso al Consiglio di giugno. Quali sono i nodi da sciogliere e quali i punti irrinunciabili?

Aggiornamento: Casa con vista sull’inflazione di Stephen G. Cecchetti

Tanto rumore per nulla?

La reazione italiana al rapporto Ocse sulle pensioni ha sollevato un vespaio che ha tolto credibilità al nostro governo, rendendo ancora più difficile il negoziato in corso sulla riforma. Non si voleva far apparire il nostro sistema come troppo generoso. Ma se i “tecnici” del ministero della Solidarietà sociale avessero letto con cura le tabelle, avrebbero potuto notare che non lo è affatto. E magari anche che le stime dell’Ocse ipotizzano che vi sia nel frattempo una revisione dei coefficienti di trasformazione.

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