SABATO 17 OTTOBRE 2026

Quando l’autorevolezza è on line

Secondo un’ipotesi suggestiva esisterebbe una correlazione tra il buon funzionamento di un’economia e la qualità del discorso pubblico e la responsabilità e la trasparenza nel rapporto tra potere e cittadino. E’ giustificato dunque chiedersi se i giornali italiani non siano concausa della difficile realtà sociale ed economica del paese. Sono più spesso le opinioni a essere separate dai fatti che non viceversa. La rottura del legame tra profondità della ricerca giornalistica e autorevolezza dell’opinione. E il ruolo dell’informazione on line di qualità.

Una bussola nella giungla dei blog

La diffusione dell’uso di internet ha portato alla proliferazione di siti di informazione e opinione. Per discriminare le buone fonti da quelle sì gratuite, ma fondamentalmente inutili, il primo consiglio è privilegiare i blog nei quali gli autori firmano con nome e cognome e hanno interesse a mantenere una reputazione. Oppure quelli nei quali esiste un filtro all’ingresso. Da prendere con cautela invece quelli curati da individui che rimangono anonimi o usano pseudonimi, specie se non accettano il contraddittorio con gli altri utenti.

Sommario 4 luglio 2007

E’ il quinto compleanno de lavoce.info. Un’occasione per qualche riflessione sul nostro ruolo, per darvi conto di quel che facciamo e delle nuove iniziative (in estate traslochiamo su pagine web ridisegnate e tecnicamente aggiornate), per chiedervi (come sempre!) di sostenere finanziariamente questa iniziativa. C’è una forte domanda di informazione economica qualificata e indipendente e Internet è lo strumento ideale per soddisfarla. Ma come distinguere ciò che è serio da ciò che non lo è? Nei giornali e in TV spesso le opinioni prevalgono sui fatti e ne distorcono la rappresentazione. Ecco come funziona questo meccanismo perverso e come evitarlo.
Nel proliferare dei blog sulla rete diventa difficile scegliere le buone fonti e non perdere tempo con quelle inutili. Alcuni accorgimenti per una navigazione ragionata.


I contribuenti rischiano di pagare ancora una volta il prezzo della catastrofica gestione dell’Alitalia nel momento in cui lo Stato la cede. Un prezzo non soltanto per il prevedibile magro introito, ma anche per la scomparsa della concorrenza sulla tratta Milano-Roma e, probabilmente, per un calo di reputazione dell’Antitrust.

Aggiornamenti: Se il deposito si sveglia e La consob, un anno dopo di Francesco Vella

Dove traslochiamo

Nel corso dell’estate lavoce.info cambierà veste grafica e potenzierà la propria tecnologia informatica. Qui, in un’anteprima statica (layout1, layout2), potete vedere come diventeremo. Per un sito come il nostro l’aiuto dei lettori, non solo finanziario, ma anche in termini di idee, è fondamentale. Scrivete le vostre opinioni e i vostri suggerimenti sul “nuovo” sito a new@lavoce.info.

Internet, la carta stampata e i nostri 5 anni

La nostra esperienza suggerisce che la rete è molto più complementare alla carta stampata di quanto possa apparire a prima vista. Ha però costi di gestione molto bassi e raggiunge una platea vasta a costo zero. Non ci sono forti barriere all’ingresso, se non di tipo reputazionale. I siti nascono senza necessariamente basarsi su di una struttura proprietaria concentrata e intrusiva. Ci può essere più democrazia su Internet e più libertà di informazione. I nuovi progetti e i nuovi obiettivi de lavoce.info per offrire ai lettori ancora più informazione e commenti.

Non solo gli intrecci limitano la concorrenza

L’Antitrust lancia un monito severo sugli intrecci azionari tra le imprese bancarie e tra queste e il settore assicurativo. E le recenti concentrazioni impongono alla analisi concorrenziale una attenta valutazione degli strumenti. Interventi di tipo preventivo hanno dubbia efficacia. In attesa dei risultati dell’indagine sui rapporti tra libertà di mercato e corporate governance nel settore finanziario, si potrebbero varare misure di stimolo alla concorrenza che puntino ad aumentare la mobilità dei consumatori senza intervenire sulla struttura dell’offerta.

Sommario 30 giugno 2007

E’ un Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef) da fine legislatura quello appena varato dal Governo. Guarda alle esigenze politiche immediate e trascura il futuro. A chi governerà nel 2009 e 2010 viene passata la patata bollente di un aggiustamento per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2011. E’ un pessimo segnale per la trattativa sulle pensioni.
Potrebbero le regioni con il maggior deficit nella spesa sanitaria (Lazio, Campania, e Sicilia che insieme arrivano alla metà del deficit nazionale) risanare i conti con un aumento dell’addizionale Irpef? Una simulazione mostra che ci vogliono ben altri strumenti.
Le aggregazioni bancarie e i loro intrecci con le assicurazioni non sempre avvantaggiano i consumatori. E gli interventi dell’Antitrust hanno esiti incerti e sono costosi. L’Autorità potrebbe stimolare la concorrenza favorendo la mobilità degli utenti. In borsa resistono le strutture piramidali di molti gruppi storici italiani. Ora c’è una proposta di legge per distruggerle con un meccanismo dirompente. Apriamo il confronto sui suoi potenziali effetti .
La burocrazia non favorisce, anzi disincentiva, i viaggi d’affari nel nostro paese da nazioni come la Cina. Anche questo riduce gli investimenti esteri diretti in Italia. 

Una “cura” per i deficit della sanità

Il deficit accumulato dalla sanità pubblica nel periodo 2002-2005 supera i 17 miliardi. E le previsioni non indicano alcuna inversione di tendenza. Tuttavia, alcune Regioni perseguono armonicamente gli obiettivi di politica sanitaria e di bilancio. Mentre le amministrazioni che hanno disavanzi enormi difficilmente troveranno gli incentivi per migliorare le proprie prestazioni nel vincolo di bilancio soffice imposto dal governo. I risultati di una simulazione che ipotizza un aumento del 30 per cento dell’aliquota dell’addizionale Irpef.

Un Dpef di fine legislatura *

Il governo ha approvato un Dpef di “breve respiro e di breve periodo”, molto attento agli interessi politici immediati e poco agli interessi di finanza pubblica, e del paese, di medio periodo. Insomma un Dpef di fine legislatura. Per vari motivi. Delinea un percorso di finanza pubblica “peggiore” di quello che avevamo di fronte prima della tre giorni di “fiera della spesa”. Rimanda l’aggiustamento necessario a raggiungere il pareggio di bilancio interamente al 2009 e al 2010. Invece di sfruttare il ciclo economico positivo, si decide di prendere tempo. Offre un pessimo segnale per la trattativa sulle pensioni.

Le peripezie italiane del signor Wang

Uomini d’affari e manager che intendono arrivare in Italia per motivi di lavoro devono percorrere un iter lento, tortuoso e soprattutto incerto. Molti perciò finiscono per scegliere altri paesi d’Europa. Le politiche di attrazione degli investimenti diretti esteri devono essere mirate oltre che ad attività di comunicazione e promozione, all’accoglienza dei cittadini stranieri. Un primo, urgente, passo consiste nel mettere prefetture, questure, uffici provinciali del lavoro e sedi diplomatiche nelle condizioni di garantire loro un accesso veloce e sereno.

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