Sono molte le similitudini tra Italia e Germania in tema di famiglia: dalle norme costituzionali che la tutelano a un’organizzazione pratica fondata sulla separazione del lavoro tra uomini e donne, al welfare. Ora, però, i tedeschi sono riusciti a fare delle politiche della famiglia una priorità bipartisan, avvicinandosi alle scelte dei paesi nordici. E’ in parte un effetto dell’onda lunga dell’unificazione. Mentre noi sembriamo esserci fermati, attardati in discussioni ideologiche e in guerre di confine tra ministeri senza portafoglio.
Quanto andrà al Tesoro, quanto ai fondi pensione e quanto rimarrà alle (piccole) imprese del Tfr maturando? Le disposizioni introdotte dalla Finanziaria sono entrate in vigore da pochi giorni e si può fare una valida stima sulla destinazione che prenderanno i flussi di Tfr nei prossimi due anni. Ma molto dipende dalla campagna informativa a favore della previdenza complementare: se dovesse risultare particolarmente efficace (passaparola e canali sindacali), la quota intercettata dai fondi pensione potrebbe essere più elevata, soprattutto a scapito del Tesoro.
L’ipotesi di elevare l’età della pensione di vecchiaia delle donne è osteggiata dai sindacati, ma vale la pena fare alcune considerazioni. Portarla gradualmente a 62-63 anni, in cambio di un ripristino della pensione di anzianità a 57 anni avvantaggerebbe solo una minoranza. Infatti le lavoratrici per lo più non riescono a maturare i 35 anni di contribuzione e accedono al trattamento di vecchiaia. Senza innalzare i limiti dell’anzianità , dunque, si determinerebbe il paradosso per cui gli uomini andrebbero in pensione a 57-58 anni (potendo raggiungere, entro quella soglia, i requisiti contributivi), mentre le donne dovrebbero attendere i 62-63.
I dati sul fabbisogno a fine 2006 confermano che nell’anno appena concluso c’è stato un forte aumento delle entrate, superiore alle previsioni. Se questo incremento si confermasse come permanente, il Governo dovrebbe ridurre le aliquote legali, come affermato dall’art.1 comma4 della finanziaria, operando così una redistribuzione anziché un incremento della pressione fiscale. I 6 miliardi di euro previsti dalla Finanziaria per l’operazione Tfr si possono spiegare solo col fatto che fino a giugno anche il Tfr optato eslicitamente a favore dei fondi pensione da parte dei lavoratori di imprese con oltre 50 addetti andrà al fondo di Tesoreria presso l’Inps. Si tratta dunque di entrate una tantum, destinate in buona misura a non ripetersi nel 2008. Il Presidente Napolitano ha richiamato l’attenzione sul ruolo delle donne. Ma che punto sono le politiche per la famiglia? Nella Finanziaria sono previsti, per esempio, più asili nido. Bene, ma bisogna anche migliorare la qualità del servizio. Siamo lontani dalla Germania, dove la politica per la famiglia è diventata una priorità . La riforma Maroni ha introdotto nuove asimmetrie nel trattamento pensionistico di uomini e donne. Per avere regole uguali bisogna accelerare il passaggio al metodo contributivo.
Il nuovo fondo del Tfr per le imprese con più di cinquanta addetti istituito presso l’Inps agirà con regole basate sul principio della ripartizione. Non darà luogo ad accumulazione, ma sarà immediatamente destinato ad aumentare alcune voci di spesa pubblica. Il passaggio dal regime attuale al nuovo riduce lo stock di capitale privato dell’economia, senza garanzia che quello pubblico aumenti in eguale misura. Ma la capacità di accumulazione di capitale è condizione essenziale per la crescita: la riforma si trasformerà in un ulteriore elemento di freno?
Non è vero che l’Italia è in una fase di declino industriale. Anzi, la nostra industria ha ripreso a crescere perché è guarita dal forte difetto di competitività e ha saputo orientarsi verso la specializzazione in produzioni ricche di servizio, di studio, di progettualità e di ricerca. D’altra parte, in tutto il mondo le grandi imprese a carattere internazionale non sono più nel settore industriale, ma in quello dei servizi. Dove però scontiamo ancora la mancanza di una piena liberalizzazione. L’esempio delle banche.
La scelta sul Tfr rappresenta non solo un’occasione per promuovere la crescita della previdenza complementare, ma anche per informare i lavoratori sui temi della previdenza e del risparmio. Ed elevare il loro livello di informazione finanziaria. Sarà opportuno che l’informativa dei datori di lavoro sia accompagnata da una specifica campagna perché ciascun lavoratore sia messo in condizione di conoscere la propria posizione previdenziale, come previsto dalla riforma Dini. Permettendo così di valutare le diverse opzioni finanziarie.
Ha fatto bene il Presidente Napolitano a richiamare la necessità di trasformare la Finanziaria in una legge semplice e comprensibile, ponendo fine alla prassi del maxiemendamento dai mille e più commi. Occorre snellire la procedura e riequilibrare i poteri in materia di controllo e iniziativa di bilancio tra governo e Parlamento. Per farla diventare un vero e proprio bilancio dello Stato e della pubblica amministrazione. Una relazione tecnica dovrebbe garantire che le variazioni di spesa e di entrate previste abbiano effettivamente un fondamento economico e giuridico. I commenti di Valerio Onida e Gustavo Zagrebelsky.
Il Presidente Napolitano ha ragione. Dopo la Finanziaria degli eccessi, la legge di bilancio “commissariata” (13 commi per ogni membro del Governo), è venuto il momento di cambiare la prassi consolidata che designa il cammino della Finanziaria. Si tratta di snellire la procedura per equilibrare i poteri di controllo e iniziativa di bilancio tra Governo e Parlamento, trasferendo al secondo capacità di monitoraggio e poteri di valutazione di congruità . Una scheda per capire meglio cosa dicono i numeri della Finanziaria.
Mancano poche settimane all’inizio dell’operazione di smobilizzo Tfr. Come previsto, non si sta facendo nulla per informare i lavoratori che dovranno scegliere a cosa destinare i fondi originariamente accantonati per la loro liquidazione. Bisognerà informare non solo sui fondi pensioni, ma anche su quanto rende la previdenza pubblica. Se Il fondo di tesoreria per le imprese con più di 50 addetti istituito presso l’Inps sarà usato per finanziare la spesa pubblica corrente, sarà un elemento di freno alla crescita del paese. Cerchiamo comunque di mettere in luce qualche segnale di inversione del declino industriale italiano: non mancano casi di successo di imprese che crescono e si orientano verso produzioni ricche di servizio, di studio, di progettualità e di ricerca.
Un Buon Anno a tutti. Grazie a tutti coloro che, col loro sostegno finanziario, ci permettono di esistere. Ricordiamo che chi ci manda un contributo entro il 3 gennaio 2007 riceverà un piccolo omaggio dalla redazione.
Il Dpef prevedeva interventi strutturali in quattro settori fondamentali: sanità , pubblico impiego, enti locali e pensioni. La Finanziaria appena approvata vede sì una riduzione degli stanziamenti complessivi per i quattro comparti, ma un incremento nelle uscite totali della pubblica amministrazione, dovuto a maggiori risorse destinate a ferrovie e strade. Inoltre, i risparmi si concentrano solo su enti locali e sanità , mentre aumentano i fondi per pubblico impiego. Per le pensioni aumentano le entrate.