Nel 2001 è stata abolita in Italia l’imposta di successione. Portava nelle casse dello Stato circa un miliardo di euro all’anno. Esistono buone ragioni per reintrodurla, vincolandone i proventi all’accrescimento delle opportunità di autodeterminazione dei giovani italiani. Si potrebbe, ad esempio, introdurre un fondo di cittadinanza sul modello del Child Trust Fund britannico. Si tratterebbe di un diritto individuale, che prescinde dalle condizioni economiche della famiglia. Dunque, renderebbe i ragazzi più indipendenti e, forse, più responsabili
E’ recente l’invio ai nati nel 2005 della lettera del presidente del Consiglio che annuncia il bonus di mille euro. La missiva è stata ampiamente pubblicizzata con spot televisivi e pagine intere sui quotidiani. Mentre Romano Prodi promette, in caso di vittoria, 2.500 euro a bambino. Ci siamo già occupati dei limiti di questa misura una tantum per le famiglie. Ora torniamo sull’argomento, ma lo facciamo con tono “semiserio”, anche per stemperare i toni accesi della campagna elettorale, provando a immaginare la possibile risposta di un neonato ai leader delle due coalizioni.
Un assegno da 2.500 euro l’anno per ogni bambino, fino ai diciott’anni. La proposta di Prodi anticipa la necessaria riforma degli istituti di sostegno dei redditi familiari. La misura riunifica assegni familiari e deduzioni, ha carattere strutturale, è universale e selettiva allo stesso tempo. Nell’immediato, l’onere per lo Stato è contenuto, mentre gli effetti distributivi sono virtuosi: l’incidenza percentuale del beneficio è più elevata per i decili inferiori della distribuzione e decresce all’aumentare del reddito. Più problematica la copertura a regime.
In Italia gli aiuti alle famiglie sono stati finora scarsi e frammentari, tra i più bassi in Europa. Le differenze nei programmi elettorali di Unione e Casa delle libertà riguardano soprattutto le proposte per le famiglie con figli. E vertono sulla natura del sostegno, che può essere monetario o prevedere la fornitura diretta di beni e servizi; il suo carattere di natura occasionale o più strutturale; per il fatto di rivolgersi solo a lavoratori dipendenti o a tutti i lavoratori; e per l’orizzonte temporale su cui si dispiega.
A un mese dal voto cominciamo a mettere in luce le differenze nei programmi delle due coalizioni e a valutarne i costi per la finanza pubblica. Partiamo dalle politiche per la famiglia. Quelle con figli sono meno aiutate in Italia che nel resto d’Europa e a maggior rischio di povertà . La situazione è particolarmente grave nel Mezzogiorno dove cala anche la fertilità . La proposta dell’Unione (2.500 euro per i primi tre anni e poi fino alla maggiore età ) prende spunto da esperienze di successo già in atto in altri paesi Europei (reddito minimo e Child Trust). Ma costa tanto: inizialmente 790 milioni e, a regime, 4,7 miliardi. La proposta della Casa delle Libertà propone dei bonus una tantum come quelli varati in questa legislatura con modesti effetti su fertilità e benessere delle famiglie, al costo di circa 700 milioni all’anno. Propone, inoltre, il quoziente famigliare, a rischio di ridurre il gettito fiscale e di scoraggiare l’offerta di lavoro femminile.
Aggiornamenti: Ma la previdenza sociale non sempre scoraggia il lavoro di Alessandro Cigno; Tommaso Monacelli commenta il nuovo rialzo dei tassi di interesse da parte della Bce.
Come cambia la geografia degli investimenti internazionali di Andrea Goldstein. Rimedi contro la psicosi da aviaria di Marcello Basili e Maurizio Franzini.
Se, come ha recentemente scritto Nicola Rossi il Sud è e rimane il “malato d’Italia”, ai suoi cronici problemi ora se ne aggiunge uno del tutto inedito, e molto preoccupante, quello demografico. Ciò pone una seria ipoteca sullo sviluppo futuro. L’entrata del Sud in una spirale demografica negativa rende tutto più difficile, rischiando di far pagare domani a caro prezzo il tempo perso e le risorse sprecate di ieri e di oggi.
Italia e Francia litigano sulla vicenda Enel-Suez. C’è invece assoluta necessità di riprendere l’iniziativa a livello continentale sui temi dell’energia. Perché l’Europa ha un pesante deficit in campo petrolifero e per quanto concerne il gas. Mentre l’Unione Europea potrebbe essere un negoziatore potente e gestire molto meglio i rischi. Rinunciare alle potenzialità di tale asset è semplicemente irrazionale. E proseguire su strade nazionali o al massimo di contrattazione bilaterale ci condanna a inefficienze che poi sono pagate dai consumatori.
La vicenda Enel-Gdf-Suez ha scatenato le critiche contro il protezionismo francese. Ma anche i nostri politici, di maggioranza e di opposizione, non hanno mai perso l’occasione di difendere l’italianità di questa o quella impresa. Basta guardare al caso Edf-Edison o all’ingresso delle banche straniere. Eppure, i più importanti studi sul grado di apertura dei sistemi economici nazionali dimostrano inequivocabilmente che ogni volta che si proteggono dalla concorrenza internazionale i mercati interni, sono le imprese locali, oltre che i cittadini, a perderci.
Potremmo definirla la “Grande gara di resistenza alle file per immigrati extracomunitari”. E’ invece la procedura che regola i flussi annuali di ingresso in Italia per motivi di lavoro di cittadini stranieri. La prima manche è la corsa per accaparrarsi i kit di domanda, seguita poi da quella per consegnare i documenti. Perché il rilascio del permesso seguirà l’ordine di arrivo delle richieste, fino a esaurimento. Il tutto “cronometrato” dagli uffici postali italiani. Una procedura incivile e insensata. Meglio sarebbe fare come gli americani, ricorrere a una lotteria.
I dati diffusi dall’Istat sull’andamento dell’economia nel 2005 spengono ancora una volta i facili ottimismi. A evitare una caduta del Pil contribuiscono le voci meno virtuose: i consumi collettivi e l’accumulazione di scorte. Gettando un’ombra sulle prospettive per il 2006. Per i conti pubblici, rispetto alle previsioni di settembre, peggiora l’avanzo primario. Il miglioramento dell’indebitamento netto è dovuto a una diminuzione imprevista della spesa per interessi, agevolata da operazioni di finanza straordinaria. E aspettiamo la Trimestrale di cassa.