SABATO 22 AGOSTO 2026

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L’Antitrust in campo

I dati confermano che il calcio italiano soffre di un grave problema di competitive balance. Dovuto al regime di ripartizione dei proventi dei diritti televisivi. Nel 1999 il passaggio alla titolarità individuale era stato favorito anche da un’istruttoria dell’Agcm. Ora si pensa di tornare alla contrattazione collettiva, già autorizzata dalle autorità europee per la Champions League. Un’altra soluzione rispetta le regole antitrust: mantenere i diritti soggettivi, applicando però un sistema fortemente progressivo alle quote d’iscrizione a Lega e campionato.

La deriva americana del calcio italiano

Nel campionato italiano esiste un equilibrio competitivo alquanto modesto. Ma nel calcio il monopolio non paga, tende ad aver effetti sistemici destabilizzanti. Se si riduce l’interesse, si riducono anche le risorse. E il passo successivo potrebbe essere la formazione di leghe alternative, come è infatti avvenuto negli Stati Uniti. Ciò che serve è un meccanismo chiaro, trasparente, predefinito e condiviso di distribuzione degli introiti del calcio tra le diverse squadre, che appare poco dipendente dalle modalità di vendita dei diritti televisivi.

L’elettore incanalato

Quale influenza hanno le televisioni sulle scelte di voto? Gli studi in proposito non danno risultati univoci. Ma se il telespettatore medio della Bbc corrisponde alle caratteristiche dell’elettore medio, i dati italiani mostrano invece una correlazione molto robusta fra scelte televisive e scelte di voto. E ciascuna fonte di notizie appare poco credibile a una parte non trascurabile dell’elettorato, che perciò non si espone a opinioni contrastanti. Al di là delle implicazioni elettorali, l’anomalia mediatica italiana sembra impoverire il confronto democratico.

Par condicio, avanti con judicio

La legge sulla par condicio ribadisce un principio di pari opportunità, secondo cui tutti i soggetti politici debbono avere le stesse possibilità di comunicare le proprie posizioni e programmi indipendentemente dal loro peso elettorale. In modo da garantire all’elettore le informazioni rilevanti per compiere una scelta consapevole. Modificare la legge non è auspicabile. Perché in un sistema bipolare l’esecutivo avrà meno incentivi a rispettare il mandato ricevuto se ritiene di poter compensare una cattiva azione di governo con una adeguata raffica di spot.

Indovina chi viene a cena

Tra una campagna elettorale e l’altra, il pluralismo dovrebbe essere assicurato da un mercato televisivo sufficientemente articolato tra operatori diversi e indipendenti. Ma la riforma della regolamentazione del 2004 ha permesso che il sistema televisivo rimanesse estremamente concentrato. Tuttavia, un comma della legge Gasparri lascia aperta la possibilità di una valutazione dell’esistenza di posizioni dominanti e della predisposizione di misure correttive. Vedremo se l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni vorrà ritornare su questa materia.

 

Le regole di Gran Bretagna e Francia

In entrambi i paesi sono vietati gli spot a pagamento. Le norme britanniche riflettono la tradizione di autoregolamentazione: i giornalisti rispettano parametri di correttezza e oggettività nella copertura della campagna e i canali generalisti, privati e pubblici, sono obbligati a fornire un’informazione imparziale, che non lasci trasparire le posizioni dell’emittente. In Francia, si chiede alle televisioni di garantire ai candidati un equo trattamento nell’accesso ai programmi. Previsto lo stesso tempo di comunicazione autogestita per governo e opposizione.

Sommario 30 gennaio 2006

Un’informazione uniforme sulle posizioni e sulle proposte dei contendenti è essenziale per lo svolgimento di elezioni davvero democratiche. La legge sulla par condicio, che opera solo durante le campagne elettorali e che in diverse forme esiste in tutti paesi avanzati, serve solo a tamponare le evidenti asimmetrie nella copertura degli spazi televisivi fra i due schieramenti. Sono questi gli spazi che contano nell’informare gli elettori indecisi, dal momento che il pubblico della carta stampata è in larga parte già schierato. Oltre alla par condicio in campagna elettorale, resta il problema del pluralismo lungo l’intera legislatura. Per questo occorre affrontare il nodo della concentrazione del mercato televisivo oggi di fatto tutelata dalla Legge Gasparri.

A proposito di informazione, pubblichiamo la sintesi dell’intervento di Nouriel Roubini che a Davos ha suscitato le reazioni scomposte del nostro Ministro dell’Economia. Si può essere d’accordo o meno, ma insultando i propri interlocutori si finisce per insultare il nostro paese.

Aggiornamento: La partita della diseguaglianza di Ludovico Poggi e Battista Severgnini; L’Antitrust in campo di Nicola Giocoli; La deriva americana del calcio italiano di Mauro Marè.

L’Italia e il rischio Argentina*

Se la crescita è bassa in tutta l’area euro, esistono però notevoli differenze tra un paese e l’altro. Alcuni hanno intrapreso la strada delle riforme e ottengono risultati confortanti. Invece, senza le necessarie riforme, il circolo vizioso della stagdeflazione imporrà all’Italia l’uscita dall’Unione monetaria, con il ritorno alla lira e il ripudio del debito denominato in euro. Così come ha fatto il paese Sudamericano di fronte a una crisi non dissimile dalla nostra. Ovviamente gravi le ripercussioni, fino a un probabile collasso della stessa Unione monetaria.

Che fine faranno confische e sequestri

La legge Rognoni-La Torre ha permesso di sottrarre alla criminalità organizzata in via temporanea o definitiva oltre 3,6 miliardi di euro di sequestri e quasi 700 milioni di euro di confische. Molte di queste risorse sono state utilizzate per attività sociali e reimmisse nell’economia legale. Ora si pensa però di rifomare la legge. A destare preoccupazione è in particolare l’affidamento dellÂ’amministrazione dei beni in sequestro o confisca all’Agenzia del Demanio e la possibilità di revisione della decisione definitiva di confisca nel procedimento di prevenzione.

La lunga marcia dell’istruzione

Un nuovo approccio di ricerca mostra che non è la spesa in istruzione di un paese a determinare i risultati scolastici dei suoi studenti. Il fattore fondamentale è il livello generale di efficienza del settore pubblico. Perciò riforme parziali del sistema educativo volte ad accrescere la trasparenza o la concorrenza nella distribuzione delle risorse, seppur positive, avranno solo un impatto limitato. Da ripensare e rendere più efficiente è la pubblica amministrazione. Un obiettivo che richiede tempo e un consenso generale.

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