In Italia ogni anno viene creato e distrutto un gran numero di imprese. Ma questo processo non tende necessariamente a dirigere risorse verso quelle più produttive e con maggiori potenzialità di sviluppo. I costi associati alla “creazione distruttrice” non sono perciò affiancati dai potenziali benefici in termini di produttività e occupazione. Rimuovere i vincoli all’investimento innovativo e alla crescita d’impresa, incluse le soglie dimensionali oltre le quali vengono meno sussidi e agevolazioni, sono dunque due aspetti prioritari di politica industriale.
Vediam che Fini, Follini e Berlusconi
Pur di tirare a campar fino a Febbraio
Han riciclato il campione dei condoni
Ecco la volpe a guardia del pollaio.
Questa per Giulio sarà una gran giornata
Di quelle che ricordi fin da vecchio
Di sassolini se ne toglie una manciata
Che dico una manciata, forse un secchio
Mi immagino lÂ’arrivo allÂ’Assemblea
del Fondo coi riflettori accesi
I giornalisti che fanno una canea
Una selva di microfoni protesi
E lui che con la evve un poÂ’ arrotata
Si chiede, simulando ingenuità ,
Se la notizia a Fazio è già arrivata
O stia a lui comunicar la novitÃ
Prosegue suscitando lo scompiglio
Quando accenna al Professore di Torino
La faida tra i ragazzi di Reviglio
Che ha risolto mandandolo al confino.
Quando avrà sbollito l’euforia
E placato il suo ego già abbondante
Si ricordi che l’Italia è un pò anche mia
Non ci giochi per sembrare il più brillante
I suoi trucchi son più adatti al 730
Che a sanare il bilancio dello Stato
Il buon Mimmo in mezzo alla tormenta
Se non altro a raddrizzarli ci ha provato
Or che torna col barattolo di Cirio
Allo scranno di Quintino Sella
Freni di onnipotenza il suo delirio
(E noi speriamo nella buona stella).
Speriamo che Antonio Fazio, rientrato anticipatamente in Italia, prenda atto dei danni che sta arrecando allÂ’immagine del paese. Sarebbe anche un modo per finalmente spostare l’attenzione generale sulle vere cause dell’instabilità politica che ha portato alle dimissioni del ministro Siniscalco. Il Governo ha perso il controllo dei conti pubblici. Il nuovo ministro ha cinque giorni di tempo per varare una Finanziaria che non potrà più essere elettorale. E l’opposizione deve dare segnali forti su come intende riguadagnare controllo dei conti pubblici nella prossima legislatura.
Tanti interventi correttivi sulla spesa, tutti incapaci di cogliere i risultati sperati. Perché non hanno inciso sui nodi strutturali. A partire dalla questione della finanza locale. Vincoli di bilancio rigidi non sono credibili se gli enti locali non sono dotati di strumenti finanziari adeguati. Né possono essere imposti se la legislazione nazionale interviene continuamente sulla legislazione di dettaglio nelle competenze locali, riducendone l’autonomia di azione. Eppure, una corretta interpretazione del Titolo V offre la ricetta per affrontare strutturalmente questi problemi.
Qualsiasi governo si formi in Germania nel prossimo mese proseguirà con le riforme politiche ed economiche già intraprese. Ma sarà instabile nel lungo periodo e probabilmente non esisterà più dopo le prossime elezioni. L’instabilità politica deriva dalla crisi economica e da programmi che forniscono risposte molto simili. A dominare lo scenario politico nei prossimi decenni saranno i partiti capaci di dare una chiara prospettiva di riforma anche a quegli elettori che oggi pensano di essere gli sconfitti dei cambiamenti economici e politici in atto.
La famiglia Agnelli resta azionista di riferimento di Fiat. Tuttavia, l’operazione condotta da Exor e Ifil suscita qualche perplessità . Non si tratta di demonizzare i contratti derivati. Ma neanche di far passare il principio che il loro utilizzo, seppure con alcune cautele, consenta di evitare l’obbligo di comunicazione di partecipazioni rilevanti. Ne va della trasparenza dei nostri mercati, nonché della conoscenza delle reali posizioni di controllo nelle società quotate. Per impedirlo, basta introdurre un semplice articolo di regolamento Consob.
Il “nuovo” ministro dell’economia ha cinque giorni di tempo per varare la finanziaria, in una situazione in cui il Governo sembra aver perso il controllo dei conti pubblici. Grazie all’Euro abbiano sin qui evitato guai peggiori, ma l’emergenza ricorda la crisi del 1992. Oltre che all’inadeguatezza di molti politici, dobbiamo questa situazione alla scarsa qualità delle nostre istituzioni. Tra i nodi non risolti c’è quello del federalismo e della finanza locale, dove in questa legislatura, in assenza di una chiara cornice istituzionale, si è oscillato tra interventi centralistici e autonomia irresponsabile.
I problemi di qualità delle istituzioni non riguardano solo il settore pubblico. La recente operazione sulle azioni Fiat conferma che la trasparenza del nostro mercato azionario lascia molto a desiderare. Ci occupiamo anche delle elezioni in Germania di una settimana fa: si apre un periodo di forte instabilità politica. Potrà mettere a rischio la ripresa economica che sembrava alle porte.
Aggiornamenti: Un fallimento troppo amministrato di Francesco Vella;
Per una Germania con politica all’italiana di Tito Boeri e Micael Castanheira;
Perché restano piccole imprese di Stefano Scarpetta.
Gianluigi Gabetti presidente di Ifil, commenta l’intervento di Salvatore Bragantini “Se l’equity swap dribbla la comunicazione”.
Proponiamo ai lettori de lavoce il testo integrale dell’articolo di Roberto Perotti pubblicato, in data 23 Settembre 2005, su Il sole 24 ore.
Accrescere l’autorevolezza del Fondo monetario internazionale significa assicurargli maggiore indipendenza, più risorse e una gestione volta a criteri di efficienza più che di rispetto formale di garanzie di uguaglianza di trattamento. Ma questa necessità si scontra con gli interessi di breve periodo degli stati sovrani e con una generale inerzia nel trattare problemi di architettura economica internazionale. Superare tali ostacoli richiede un rilancio del multilateralismo, invertendo la tendenza emersa negli ultimi anni.
Vecchio compagno dal grande cuor vermiglio, Garriva al vento, gloriosa la bandiera, Il grande sogno del sociale impero Vecchio compagno, quanto tempo è passato bussò sul ferro della gran cortina Un caso indubbio di virtù nostrana, Addio compagno del tempo del muro
lo so, lo so che ti sÂ’imperla il ciglio,
nel legger ciò che dice il tuo D’Alema:
andare a Mosca allor, non ne valea la pena.
ma or ti sembra solo una chimera,
che né il lavor, né la giustizia e il bello
potean marciare con falce e con martello.
rimase un sogno e mai divenne vero,
Camillo avea perciò molta ragione
nel dirlo a quel buon uomo di Peppone.
dal dì che a Pisa si gridò “Morte alla Nato”.
Poi giunse un papa là nel Vaticano,
che con la croce nella stanca mano,
e il brutto inganno trascinò in rovina.
Ecco così di Massimo il tormento,
che al fin si sciolse in lauto pentimento.
che più somiglia a un volta di gabbana!
Caro compagno che ti ritrovi mesto
tu che credevi e ti illudevi, onesto.
tu che guardavi al sole del futuro;
ora di te mi sentirò un po’ privo,
non più compagno, ma foglia dell’ulivo.