VENERDì 8 MAGGIO 2026

Lavoce.info

Le banche estere sono cattive?

Il dibattito degli ultimi mesi sembra dare per scontato che la presenza di banche straniere sia dannosa per il nostro sistema economico. Mentre l’esperienza mostra che è vero il contrario. Nel paese di destinazione dell’investimento estero si ha una crescita dell’efficienza complessiva del sistema bancario, con effetti positivi sullÂ’intera economia. Se invece si crede che il sistema bancario italiano non sia ancora pronto per fronteggiare la concorrenza delle grandi istituti europei si apre un’altra questione: perché considerare terminata la sua ristrutturazione?

Aprendo il pacchetto

Il Governo ha finalmente presentato alle parti sociali il pacchetto sulla competitività. Molti provvedimenti.  Quelli sugli ordini professionali o sul diritto fallimentare, sono condivisibili. Altre misure non fanno che correggere distorsioni introdotte nel passato da questo stesso esecutivo. Su altre ancora pesa l’interrogativo dell’adeguatezza delle risorse stanziate. Ai lettori de lavoce.info proponiamo un’analisi ragionata per grandi capitoli (con interventi di Tito Boeri, Andrea Boitani, Massimo Bordignon, Francesco Daveri, Francesco Giavazzi, Cecilia Guerra, Daniela Marchesi, Roberto Perotti e Michele Polo) nell’auspicio di contribuire al dibattito su come affrontare i nodi della competitività dell’economia italiana.

Banche: i costi della mancata concorrenza

Gli ultimi dati aggiornati da Cap Gemini confermano che in Italia i costi dei servizi bancari sono più alti rispetto agli altri paesi Ocse. Riproponiamo ai nostri lettori un intervento che documentava i costi della mancata concorrenza in Italia e alleghiamo le nuove tabelle tratte dallo studio Cap Gemini.

Sommario 25 febbraio 2005

Apriamo il pacchetto sulla competitività. C’è di tutto e di più. Le misure relative agli ordini professionali o al diritto fallimentare, sono condivisibili, anche se ancora parziali. Quelle sul bonus occupazione, sui brevetti, o sullÂ’ICI sugli immobili strumentali, non fanno che (parzialmente) correggere distorsioni introdotte nel passato da questo stesso esecutivo. Su altre misure ancora pesa lÂ’interrogativo sullÂ’adeguatezza delle risorse stanziate. Infine, altre misure, quelle sullÂ’università e sulla ricerca, non sembrano andare nella direzione giusta. Resta da chiedersi se alla fine disperdere energie su tanti fronti porterà a qualche risultato.

Inizia il voto alla Camera in Aula sulla legge sul risparmio. Sullo sfondo la disputa fra Commissione Europea e Banca d’Italia sull’internazionalizzazione del nostro sistema bancario. Alcuni dati per aiutare i lettori a farsi un’opinione.

Il Sen. Luigi Grillo commenta l’intervento di Tito Boeri e Roberto Perotti sui costi della mancata concorrenza nel settore bancario; la controreplica degli autori. Un intervento di Federico Ghezzi che contesta alcune affermazioni del Sen.Grillo.

Lettera a Michele

LETTERA A MICHELE

Carissimo signor Michele Polo
tu scrivi molto, ma in un verso solo,
ché la tua penna mai si sente stanca
di correr lesta, declinando a manca,

mentre s’intinge a più e più non posso
in un inchiostro che s’intona al rosso.
Le rime tue s’attengono a un copione
in cui primeggia l’onesto Buttiglione

e la tua strofa d’ironia s’offusca
quando le tasse va a detassar Berlusca.
Il Polo vien dal Polo afflitto,
pure Gianfranco si merita il dispitto,

nessuno esenta l’impietosa rima,
la destra futile non merita la stima.
Tutto va male, non c’è nulla ammodo,
sono cresciuti i prezzi pur dell’ovo sodo:

Noi qui a Firenze siam tutti residenti
nella famosa strada di Via de’ Malcontenti
e ognuno aspetta d’ire in Piazza del Bengodi
appena l’urna ridarà il responso a Prodi.

Ma al Leopardi del sinistro canto.
adesso voglio dir che cessi dal suo pianto
e provi appunto a verseggiar sul Prode
di cui vorrei vedere quale sarà il fragor dell’ode

e poi mi spieghi come fa Rutello
a accompagnarsi con falce e con martello.
Anche una rima o due si merita Fassino
che assiem a Walter e al triste Massimino

scordò d’aver avuto la tessera marxista
per dichiararsi da sempre laburista.
Or qui mi fermo, verbo più non scrivo
e ti saluto gran vate dell’Ulivo,

ma se poi questo va a mutar di nome
io qui saluto anco’l vate dell’Unione.
E a noi destrorsi che siam fessi e tardi
dedica un carme pur sul Pacho Pardi.

MAURIZIO DEL POLO
Febbraio 2005

Effetto tsunami

Esiste un nesso tra tsunami e cambiamenti climatici? Le opinioni sono contrapposte, la cautela è d’obbligo. Più interessante e utile è chiedersi se le conseguenze socio-economiche dei disastri naturali possano illuminare circa le conseguenze socio-economiche dei cambiamenti del clima. E lo tsunami offre una opportunità quale esperimento naturale per valutare le conseguenze nefaste dei mutamenti climatici. La chiave di lettura che proponiamo è che ripensare agli effetti dello tsunami è come vedere il film degli effetti del riscaldamento globale a velocità accelerata.

Aiuti interessati

La comunità internazionale è stata pronta a far fronte all’emergenza umanitaria provocata dallo tsunami. Si può parlare di una prova di generosità incondizionata? Non sembrerebbe da una analisi di come gli aiuti sono stati elargiti. Anche la solidarietà ha seguito interessi geopolitici.  Basta guardare a quanto è stato dato dai singoli donatori ai diversi paesi riceventi e a come gli aiuti sono stati distribuiti secondo direttive particolari.  Il relief aid lascia molti buchi e non può sostituire la cooperazione internazionale.

La prevalenza del Trattato

Il Patto di Stabilità non esaurisce la disciplina europea delle finanze pubbliche. Al di sopra si pongono le disposizioni del Trattato, in particolare l’articolo 104 che istituisce una procedura per i disavanzi eccessivi. Le regole del Trattato e quelle del Patto si ispirano però a principi divergenti: di flessibilità e discrezionalità, le prime; di rigidità e automatismo, le seconde. Improponibile una revisione del Trattato, non è senza difficoltà una modifica del Patto. Probabile, dunque, una soluzione intermedia

Sommario 21 febbraio 2005

Non si parla più dello tsunami. Eppure sono molte le lezioni ancora da trarre. Primo gli aiuti non sono affatto disinteressati. La loro distribuzione, al contrario, risponde a precisi interessi geopolitici e lascia molti buchi. Il relief aid non può essere un sostituto della cooperazione allo sviluppo.  Secondo, non sappiamo se lo tsunami ha una qualche relazione con il surriscaldamento del pianeta, ma certamente è un esempio su scala locale di ciò che potrebbe accadere su scala globale se non si applica il protocollo di Kyoto. Bene saperlo. Terzo, nel ricostruire il turismo utile chiedersi se è possibile integrarlo di più nella realtà locale. 

I Presidenti di Camera e Senato nominano il nuovo Presidente dell’Antitrust. Al di là dei nomi, si tratta di definire regole che garantiscano indipendenza ed autorevolezza. 

Mentre si avvicinano le riunioni cruciali per le sorti del Patto di Stabilità e Crescita e sembra sempre più probabile un rinvio delle decisioni più importanti che affosserebbe definitivamente il Patto, continuiamo ad ospitare interventi sul rapporto fra Patto e Trattato di Maastricht. 

Tra una newsletter e l’altra abbiamo ospitato un intervento sulle rappresentanze offerte dalle elezioni primarie.

Ritorniamo a Maastricht

Non c’è bisogno di un’ulteriore revisione del Trattato: è sufficiente sfruttare gli spazi di manovra offerti dalle regole esistenti. La Costituzione europea fissa i principi: non consente che i disavanzi aumentino o restino inalterati, ma lascia ampi margini di discrezionalità ai governi e al Consiglio. Alla Commissione spetta il compito di verificare il rispetto dei principi, alla luce degli standard applicativi. E perché la disciplina europea risulti effettiva, sono cruciali l’accuratezza e la omogeneità dei dati sui risultati conseguiti dai governi.

Pagina 1322 di 1416

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén