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Lavoce.info

sommario 2 ottobre 2003

La riforma previdenziale proposta dal Governo non è né equa né graduale. Vi è il rischio che il passaggio della patata bollente al prossimo Governo lasci poi tutto come prima. Non a caso si parla già di una verifica nel 2007, appena prima dell’introduzione delle misure più impopolari. Nel dibattito sulla riforma si tende spesso a dimenticare un lato del triangolo: la domanda di lavoro delle imprese. Il brusco allungamento della vita lavorativa comporta una crescita del costo del lavoro. Questo può portare ad una diminuzione della domanda di lavoro, spiazzando i lavoratori più giovani e quelli con contratti temporanei. Questo non significa che non si debbano fare le riforme, ma solo che bisogna farle meglio, con maggiore gradualità e partendo più presto possibile.

Per lavoce.info un’anticipazione importante dal Rapporto dell’ European Forecasting Network (EFN), le principali novità sulla congiuntura e le previsioni macroeconomiche per l’area euro. Sono compatibili con quelle del nostro Governo? Ai lettori l’ardua sentenza.

L’effetto annuncio


La teoria economica si basa sul principio di razionalità degli agenti economici, che può essere applicato anche al modo in cui i consumatori e i lavoratori prefigurano il loro futuro: nel decidere comportamenti e scelte attuali formulano “aspettative razionali” su di esso. In particolare, i cittadini sono in grado di prevedere, senza commettere errori sistematici, gli effetti futuri delle riforme che vengono attuate. Di conseguenza, i lavoratori possono avere delle reazioni oggi in risposta a tali previsioni sul loro futuro, e in alcuni casi modificare o addirittura vanificare, l’efficacia delle riforme.

Riforme e aspettative

Le riforme del sistema previdenziale sono fra quelle che sicuramente inducono i cittadini italiani a non essere miopi. Infatti, tali riforme mirano a intervenire su equilibri di lungo periodo che riguardano il loro futuro e quello dei loro figli. I processi riformatori dei sistemi pensionistici europei attuati a partire dagli anni Ottanta sono stati tutti rivolti a un contenimento della spesa pensionistica, è quindi razionale attendersi che ogni nuovo intervento riduca la generosità del sistema piuttosto che aumentarla. I processi decisionali che portano alla loro formulazione finale non passano mai inosservati, ma, anzi, riempiono le prime pagine dei giornali e, spesso, le piazze.
Il rischio di riforme volte al contenimento della spesa pensionistica è quindi quello di ingenerare fughe verso il pensionamento. L’annuncio dell’intenzione di intervenire sul sistema previdenziale, e il dibattito conseguente, può essere un elemento sufficiente a spingere migliaia di lavoratori ad abbandonare il posto di lavoro, indipendentemente dai contenuti della riforma stessa.
Ma i cittadini razionali dovrebbero anche conoscere i contenuti della riforma: i lavoratori più accorti, che sono in grado di interpretare le nuove regole di quiescenza e abbiano calcolato un vantaggio a restare sul posto di lavoro, dovrebbero invece rimanere nel mercato del lavoro.
Ma le aspettative si formano sulla storia passata: potrebbero anch’essi temere nuovi cambiamenti in futuro.

Cosa dicono i dati

Il grafico, risultato di elaborazioni Frdb e Cerp su dati Laboratorio R. Revelli.- Inps, ci permette di seguire l’andamento nel corso degli anni del numero di lavoratori (di età compresa tra i 45 e i 67 anni) che hanno scelto di andare in pensione. Sull’asse verticale troviamo il numero di nuovi pensionati, su quello orizzontale gli anni dal 1985 al 1998, mentre le righe verticali indicano le tre riforme attuate finora, Amato (dicembre 1992), Dini (agosto1995) e Prodi (dicembre 1997).

Emerge in maniera evidente l’estrema variabilità dei valori da un anno all’altro. Un altro dato importante è l’aumento del numero medio di pensionamenti prima e dopo il 1992 – anno in cui si è avviato il processo riformatore tuttora in corso – con un passaggio da circa 150mila pensionati all’anno a oltre 230mila (linee tratteggiate).

L’effetto annuncio può essere riconosciuto nei tre picchi che contraddistinguono il grafico: nell’anno della riforma, o in quello immediatamente precedente, il numero di lavoratori che hanno optato per il pensionamento ha superato abbondantemente il numero di 250mila, raggiungendo un picco assoluto nel 1992, con quasi 350mila.

La morte di Franco Modigliani. Rassegna della stampa estera

“Keynesian loyalist noted for life-cycles saving theory”, Financial Times, 28 settembre 2003.

Franco Modigliani è stato indubbiamente uno dei più grandi cervelli che Hitler ha regalato agli Stati Uniti. Ebreo, fuggito dall’Italia durante le persecuzioni antigiudaiche ispirate al modello tedesco, l’economista si poi rifiutato per lungo tempo di avere a che fare con il suo paese natale. Ma ritornò nel 1955 e, pur criticando gli eccessi gerarchici dell’accademia italiana, tenne diverse lezioni universitarie e collaborò con il Corriere della Sera, dalle colonne del quale si oppose con forza alla pratica della “scala mobile”.

“Professor Franco Modigliani, Nobel prizewinning economist and author of the life-cycle theory of spending”, The Independent 29 settembre 2003.

L’economista, autore della teoria del ciclo vitale e premio Nobel nel 1985, non aveva mai perso una delle principali qualità di un intellettuale: sapere ascoltare. Raramente parlava per primo, e spesso apriva bocca per dire: “Interessante, raccontatemi di più!”. Grande uomo di studi, riconosceva il ruolo strumentale della teoria, che doveva nascere dal mondo reale, per poi svilupparsi sulla carta. Per tornare quindi alla realtà, sui cui dati doveva confrontarsi e verificare la propria validità.

“Franco Modigliani, 85, MIT teacher, Nobel laureate in economics”, The Boston Globe, 26 settembre 2003.

“Il più grande economista vivente”, così lo ha definito il collega Paul Samuelson, aggiungendo che, oltre al Nobel per l’economia, avrebbe potuto vincere anche in altri rami. Modigliani è riuscito a individuare gli aspetti semplici di complessi sistemi economici, dalla finanza aziendale ai risparmi personali, e li ha insegnati a generazioni di studenti. “Scienza dell’economia e politica economica sono sue cose diverse”, sosteneva, “e noi economisti possiamo avere opinioni divergenti in politica, ma l’economia come scienza ci unisce”.

“Franco Modigliani, 85, Nobel-winning economist, dies”, The New York Times, 26 settembre.

Franco Modigliani, uno degli economisti che meglio hanno spiegato i cambiamenti economici degli ultimi 50 anni, è rimasto ancorato al suo compito fino alla fine. Criticando la politica fiscale espansiva dell’attuale governo statunitense, accusato di mandare all’aria i risparmi accumulati nel tempo, con inopportune misure di tagli alle imposte e conseguente aumento del deficit.

“Franco Modigliani, prix Nobel d’économie 1985”, Le Monde, 27 settembre 2003.

L’economista, di origine italiana ma residente negli Stati Uniti, si è interessato fino a una settimana prima della morte alla politica del proprio paese natale. Inviando una lettera di protesta, co-firmata con i colleghi Paul Samuelson e Robert Solow, contro la decisione di un’associazione ebraica americana di conferire un premio a Silvio Berlusconi. Il quale aveva precedentemente scagionato Mussolini dalle accuse di genocidio, definendo le deportazioni di Ebrei come “un lungo esilio”.

“Wirtschafts-Nobelpreistraeger Modigliani gestorben”, Basler Zeitung Online, 25 settembre 2003.

L’economista italiano, residente negli Stati Uniti, è sempre stato un critico osservatore della politica economica del Bel Paese. Personaggio molto richiesto dai mezzi di comunicazione italiani, Modigliani accusava spesso il suo paese natale di carente senso dello stato e di poca fiducia nelle istituzioni pubbliche.

“Fallace el premio Nobel de Economìa Franco Modigliani, estudioso del aborro domestico”, El Mundo, 26 settembre 2003.

Franco Modigliani non è nato economista. I suoi primi studi sono stati in legge. Ciononostante, durante l’università gli riuscì di vincere un premio di economia organizzato da un’associazione culturale progressista, nella quale maturarono le sue idee antifasciste. Costretto a lasciare l’Italia per le persecuzioni contro gli Ebrei, Modigliani raggiunse gli Stati Uniti, dove cominciò la sua carriera accademica che lo ha portato al Nobel

La dubbia utilità degli incentivi

Il sistema delle agevolazioni industriali nelle aree deboli d’Italia resta barocco. E mentre assorbe ingenti risorse, è difficile valutarne l’efficacia: serve davvero a garantire investimenti aggiuntivi delle imprese? Dall’analisi dei dati si ricava che al Sud è molto alta la spesa diretta verso l’industria, ma è basso il flusso di denaro pubblico per beni e infrastrutture, quelli che davvero potrebbero assicurare la crescita nel lungo periodo.

La Finanziaria 2004 tra bandierine e una-tantum

Una manovra poco lungimirante, che ottiene miglioramenti della finanza pubblica nel prossimo anno al prezzo di peggioramenti nel lungo periodo. Esattamente l’opposto di quello che serve all’Italia. L’indispensabile riforma delle pensioni è in realtà un rinvio. I condoni tributario e edilizio pregiudicano entrate e uscite future. Gli interventi sulla spesa sono indiscriminati. E le poche risorse disponibili si disperdono in mille rivoli. Una politica economica siffatta rischia soprattutto di minare la credibilità delle istituzioni, con danni notevoli per tutti.

Il black-out di una classe politica

Un piccolo incidente lascia l’Italia al buio e rivela la fragilità delle rete elettrica, dopo che in estate avevamo già scoperto di produrre poca energia. È una fragilità che ha cause lontane, con responsabilità equamente suddivise fra tutte le parti politiche. Dopo i lunghi silenzi di Enel sui rischi del sistema, gli allarmi si susseguono da quando il gestore della rete è diventato un soggetto autonomo, di proprietà pubblica. Un’indipendenza che sarà comunque cancellata con l’approvazione del disegno di legge Marzano.

sommario 30 settembre 2003

Questa Finanziaria avrebbe dovuto coniugare interventi di risanamento dei conti pubblici nel lungo periodo, con misure di sostegno alla crescita.  Per non farci perdere il treno della ripresa.  Invece fa esattamente il contrario.  Per contenere il deficit del prossimo anno ipoteca i bilanci futuri. Invece di sostenere la crescita, introduce programmi simbolici e rifinanzia programmi di dubbia efficacia, come la legge 488.  Mentre la riforma pensionistica sembra solo un modo per passare la patata bollente al prossimo Governo. 

Il blackout di domenica 28 settembre è stato, in realtà, il blackout di un’intera classe politica.  Squallido il  rimpallo di responsabilità di questi giorni fra maggioranza e opposizione. Entrambe hanno colpe.  Per anni si è tenuta la testa sotto la sabbia.  E non si intravvedono soluzioni: devolution e disegno di legge Marzano rischiano solo di aggravare il problema.

La scomparsa di Franco Modigliani lascia un grande vuoto nella comunità scientifica.  E fra chi deve governare l’economia, non solo in Italia.  Il modo con cui il grande scienziato è stato ricordato in questi giorni dalla stampa internazionale.

Il teatrino

Quando ha deciso di scendere in campo,
uomo del fare, col suo verbo schietto
a molti è parso la luce di un lampo
con il passato un bel taglio netto

A rimarcare che tutto è cambiato
Lei ci ha invitato a un nuovo cammino
Basta col rito vetusto e abusato
Della Politica e del suo Teatrino

Chi l’ha creduta, non io, lo confesso,
forse ha pensato con vago stupore
che ogni problema non è più lo stesso
se ad affrontarlo è un imprenditore

E si è disposto in trepida attesa
Di soluzioni chiare e efficaci
Tasse ridotte, una giusta pretesa
Ma ne saranno davvero capaci?

Ponti, autostrade e nuovi trafori
Tutta l’Italia un immenso cantiere
Flessibilissimi i nuovi lavori
Verranno i fatti, non solo chimere.

Ma se per caso poi Le si obbietta
Che del programma si è visto pochino
Che queste cose ancor le si aspetta
Lei tuona irato: riecco il Teatrino!

Potrebbe dire a noi tutti Italiani
Che cosa intende con questo Teatrino?
I riti curiali dei democristiani?
Lo sguardo triste di Piero Fassino?

Non so perché, ma avevo pensato
Che Lei intendesse una cosa diversa
Non qualche cosa che vien dal passato
Prima Repubblica sepolta e sommersa

Guardando Vito e Schifani in azione
O Taormina che allude beffardo
Igor Marini che fa il testimone
O le sparate di Umberto il Lombardo

Mi ero convinto che Lei intendesse
Parlare dell’oggi, e la cosa mi quadra
Che col Teatrino in realtà Lei alludesse
Al tragicomico della sua squadra.

In mezzo a cui il suo volto ci accoglie
Illuminato da un raggio un po’ crudo
C’è qualche crepa, il cerone si scioglie
E poi un sussurro: guardate, il re è nudo.

Modigliani

Apprendiamo con grande dolore la notizia della scomparsa di Franco Modigliani. Molti di noi sono stati suoi studenti a Cambridge, hanno lavorato con lui e sviluppato un rapporto di profonda stima e amicizia.

Era un grande scienziato, apprezzato da tutta la comunità scientifica nel corso di una lunga e prestigiosa carriera culminata con l’attribuzione del premio Nobel. Costretto a lasciare l’Italia subito dopo l’approvazione delle leggi razziali, Modigliani sviluppò la sua carriera scientifica e accademica negli Stati Uniti, contribuendo da protagonista al dibattito e al disegno della politica economica in quel paese. Ha sempre conservato legami saldissimi con l’Italia, partecipando intensamente alle nostre vicende economiche e sociali. Tutti lo ammiravamo per la sua intelligenza, vivacità intellettuale e passione civile.

Modigliani ha attraversato un lungo tratto di storia densa di accadimenti. Dalla sua vita emerge lÂ’intreccio tra impegno civile, elaborazione scientifica e vita affettiva che nella sua esistenza formavano un tuttÂ’uno.

Ci mancherà moltissimo l’amico, il maestro, lo scienziato.

I redattori de lavoce.info

Ridurre le imposte?

In risposta a una lettera di Luigi Spaventa, Francesco Giavazzi e Tullio Jappelli discutono sotto quali condizioni gli sgravi fiscali possono riuscire davvero a stimolare i consumi.

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