GIOVEDì 14 MAGGIO 2026

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Quanto costa il riscaldamento terrestre

Se il Protocollo di Kyoto verrà ratificato, i paesi industrializzati dovranno avviare riduzioni delle emissioni di gas serra con costi ingenti. D’altra parte, i mutamenti di clima, tra piogge intense, inondazioni e ondate di caldo, hanno un impatto economico e sociale forse ancora più alto. La definizione delle politiche ambientali globali o locali non può perciò prescindere dalla valutazione economica di eventuali vantaggi e svantaggi dell’adozione di interventi di mitigazione delle emissioni o adattamento ai cambiamenti climatici.

Carbon leakage, un dibattito aperto

La riduzione di gas serra prodotti nei paesi che aderiscono al Protocollo di Kyoto potrebbe essere indebolita dall’aumento di emissioni in quelli che non hanno firmato l’accordo. Perché il calo della domanda e quindi dei prezzi dei combustibili fossili ne renderebbe più conveniente l’uso nelle nazioni fuori dal Protocollo. Il parametro fondamentale che determina questi effetti è l’elasticità di prezzo dell’offerta di carbone e petrolio. Sfortunatamente, esistono pochi studi in proposito.

Mito e realtà del cambiamento climatico

La convinzione che sia in atto un riscaldamento terrestre da imputare alle attività umane si basa sui dati dell’Ipcc. Che sono però controversi e criticati da una parte della comunità scientifica. Intanto, l’Italia si appresta a ospitare la massima assise internazionale sui mutamenti del clima. Un’occasione propizia per chiedere un cambiamento nelle politiche ambientali:ai costosi interventi per la riduzione delle emissioni di gas serra si dovrebbe affiancare una maggiore attenzione per il risparmio energetico e il rafforzamento delle energie alternative.

sommario 6 ottobre 2003

Su grande richiesta dei nostri lettori, ci occupiamo di ambiente.  Partendo dal riscaldamento terrestre, un tema di cui la Presidenza italiana della UE non può disinteressarsi.  A dicembre si terrà a Milano un vertice importante per l’avvenire del Protocollo di Kyoto. L’Unione si è impegnata unilateralmente a diminuire le emissioni di gas serra a partire dal 2005.  Ma procedere unilateralmente aumenterebbe ancor di più i costi economici della riduzione delle emissioni.  E rischierebbe di renderle inefficaci dato il forte rischio di carbon leakage, lo spostamento di emissioni di anidride carbonica dall’Europa ad altri paesi che non hanno sottoscritto l’accordo.  Ben farebbe, dunque, l’Italia a chiedere alle Nazioni Unite di rispondere alle obiezioni mosse dalla Comunità scientifica internazionale ai rilievi dell’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change) sull’entità e cause dell’aumento della temperatura terrestre.  Utile anche documentare costi e benefici rispetto allo status quo delle politiche di riduzione delle emissioni.

Avvisiamo i nostri lettori che da oggi è possibile scaricare anche una versione PDF degli articoli.

L’inflazione e la teoria qualitativa della moneta

Il ministro Tremonti ha riproposto all’Ecofin di introdurre l’Euro di carta come misura per contrastare l’inflazione in Italia. Ma la BCE è perplessa. A ragione. Sull’argomento riproponiamo un contributo di Luigi Guiso di più di un anno fa, quando l’idea dell’euro di carta fu lanciata.

Il rapporto EFN

L’andamento economico dell’area euro continua a deludere. La possibilità di una recessione tecnica nel 2003 si assesta al 40%, con una crescita del GDP stimata al 0.5% per il 2003 e del 1.5% nel 2004. La ripresa economica sarà molto più graduale rispetto a quella conosciuta negli anni Novanta,essendo guidata soprattutto dalla domanda interna, mentre il livello degli investimenti e l’accumulazione di capitale restano contenuti. Segnali positivi giungono dalle previsioni dell’inflazione, che evidenziano una possibilità molto bassa di deflazione.

Ispirazione formidabile

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La riforma della previdenza

Una raccolta di interventi precedenti sulla riforma previdenziale elaborata dal Governo. Come cambieranno le pensioni degli italiani? Gli interrogativi lasciati aperti dalle stime della Ragioneria Generale dello Stato sugli effetti della riforma. E il rischio di fughe di anzianità scatenate dal cosiddetto “effetto di annuncio”: facile profezia, dato che nel 2003 le domande di prestazioni di anzianità sono aumentate del 20%.

2008, spartiacque fra generazioni

La riforma previdenziale proposta dal Governo non è né equa né graduale. Il passaggio dai trentacinque ai quaranta anni di contributi in un’unica soluzione e procrastinato al 2008 “salva” i lavoratori che già erano stati risparmiati dalla Legge Dini e apre un divario generazionale. Dubbi anche sull’effettiva realizzazione del provvedimento perché l’esecutivo in carica tra cinque anni potrebbe decidere di rinviare ancora l’innalzamento dell’età di pensionamento.

Riforma delle pensioni e domanda di lavoro

Un dibattito tutto concentrato sugli interventi sull’offerta di lavoro ignora le possibili conseguenze sul lato della domanda. Che probabilmente tenderebbe a diminuire perché l’aumento della vita lavorativa determina una crescita del costo del lavoro. Oltre agli incentivi per chi rimanda la pensione, è necessario pensare a premi per le imprese, magari sotto forma di sgravi fiscali. Ben sapendo che il sistema imprenditoriale assorbe già molte risorse pubbliche.

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