La Rai opera sul mercato col peso di un dilemma: come essere strumento democratico di pluralismo informativo e società per azioni improntata al conseguimento di utili? La risposta potrebbe essere nella riformulazione della governance.
Biden si è schierato a favore della sospensione della proprietà intellettuale sui vaccini anti-Covid. Ma senza brevetto le aziende farmaceutiche non hanno incentivi a investire in ricerca. Serve allora un modello di innovazione farmaceutica alternativo.
I rapporti diplomatici tra Unione europea e Cina sono tesi. Ma le relazioni economiche e commerciali continuano a crescere, anche in virtù della posizione della Germania sul mercato cinese. E della questione dei diritti umani si fa un uso strumentale.
Nei piani di ripresa e ricostruzione proposti dai vari paesi c’è consapevolezza dei problemi legati al cambiamento climatico. Ma bisogna andare oltre le dichiarazioni e intraprendere azioni significative contro le emissioni: servono risultati.
I microchip sono prodotti in Asia con un lungo processo di lavorazione. La pandemia ne ha aumentato la domanda, ma anche rallentato la produzione a causa delle misure di contenimento del virus. Tutte le soluzioni del problema richiedono tempo.
Nei piani di ripresa messi in campo dai vari paesi – Usa in testa – c’è grande attenzione al tema del cambiamento climatico. Ora è il momento di intraprendere azioni significative contro le emissioni.
Proseguono le frizioni diplomatiche tra Cina e Unione Europea: in risposta alle contro-sanzioni di Pechino, Bruxelles ha sospeso la ratifica dell’accordo di protezione degli investimenti. Una mossa efficace? Dopo i ritardi nella consegna dei vaccini e il divieto d’esportazione, la Commissione europea ha annunciato un’azione legale contro AstraZeneca. Una prova di forza che rischia di essere tardiva.
In occasione delle elezioni parlamentari in Scozia, si torna a parlare dell’ipotesi di un referendum per l’indipendenza di Edimburgo, dopo quello fallito nel 2014. Una prospettiva concreta?
Al turismo il Pnrr dedica la creazione di un portale, investimenti sulla competitività e un programma speciale per Roma capitale. Tanti dettagli che rischiano però di compromettere la visione d’insieme. Per i lavoratori dello spettacolo, tra i più colpiti dalla crisi, i bonus rappresentano solo un sollievo momentaneo: non è più rinviabile una riforma del settore in materia di lavoro e previdenza.
Tra i beni intermedi la cui offerta ha più patito le conseguenze della pandemia ci sono i microchip, ormai indispensabili in molti cicli produttivi. Le contromisure ipotizzate fino a questo momento non bastano.
Prosegue la terza stagione de lavoce in capitolo, il podcast de lavoce.info. Ci potete ascoltare sul nostro sito o su tutte le app di podcast. Ogni venerdì un nuovo episodio. Nel nono, “Riformare la Pa per rilanciare il paese”, sono ospiti Tito Boeri e Carlo Cottarelli.
Spesso un grafico vale più di tante parole: seguite la nostra rubrica “La parola ai grafici”.
“Il ritorno dello stato: imprese, comunità, istituzioni”. Sarà questo il tema del Festival dell’Economia 2021, in programma a Trento dal 3 al 6 giugno. Qui il programma provvisorio. Cinque i Forum organizzati da lavoce.info: salute, welfare, stato imprenditore, mobilità sostenibile e infrastrutture digitali.
Un portale, un investimento apparentemente massiccio sulla competitività, un “programma speciale” ritagliato su Roma capitale: sono gli investimenti del Pnrr per il capitolo turismo. Ma i benefici veri arriveranno da altri provvedimenti più generali.
I lavoratori dello spettacolo sono tra i più colpiti dalla crisi da Covid. I bonus messi in campo finora rappresentano un sollievo momentaneo ma per il futuro servono riforme in materia di lavoro e previdenza, che tengano conto delle peculiarità.
Dopo i ritardi nella consegna dei vaccini nei primi mesi del 2021, la Commissione europea ha reagito prima con il divieto d’esportazione e poi annunciando un’azione giudiziale contro AstraZeneca. Il rischio è che si traduca in una tardiva prova di forza.
Nel Pnrr presentato dal governo Draghi sono stati stanziati 4,6 miliardi per investimenti in asili nido e scuole dell’infanzia. Una somma più elevata rispetto a quella prevista nel piano precedente di Conte. Ma sarà sufficiente per favorire la parità di genere?