Gli indici di benessere sociale non vogliono sostituire gli indicatori economici tradizionali. Ma possono fornire strumenti utili per valutare le condizioni di un paese. Ecco perché anche l’Italia li ha inseriti nel quadro della programmazione economica.
Gli immigrati hanno salari e redditi più bassi degli italiani. Per questo rappresentano una componente rilevante tra coloro che ricevono sussidi contro la povertà. La soluzione migliore è costruire efficaci politiche del lavoro e per l’integrazione.
Gli immigrati hanno salari e redditi più bassi degli italiani. Per questo rappresentano una componente rilevante tra coloro che ricevono sussidi contro la povertà. La soluzione migliore è costruire efficaci politiche del lavoro e per l’integrazione.
L’Italia ha sprecato, nei primi anni dell’euro, l’occasione storica per risolvere il problema del debito pubblico. E oggi trovano sostenitori coloro che propongono ricette miracolose per ridurlo o eliminarlo senza pagare pegno. La realtà, però, è ben diversa.
Con un decreto legge, il governo ha esautorato la regione Calabria dalla gestione della sanità per 18 mesi. Per la prima volta, il commissario può sostituire i direttori generali di aziende sanitarie e ospedaliere. Un provvedimento giustificato dalla situazione di illegalità.
Una leggenda diffusa attribuisce l’alto debito pubblico italiano agli alti tassi di interesse che lo stato italiano paga da quando nel 1981 “divorziò” da Bankitalia. Come se – appeso sopra ai tassi di mercato che vanno su e giù – non ci fosse uno spread su cui le politiche nazionali hanno un’influenza cruciale.
Nel pieno di un dissesto e del caos amministrativo e contabile, la sanità della Calabria è stata sottratta alla regione e affidata a un commissario. Con poteri straordinari su aziende sanitarie e ospedali e una dote di 82 milioni per il 2019. Basteranno per il ritorno alla legalità e al riequilibrio dei conti nei 18 mesi previsti?
La mini flat tax al 15 per cento per chi fattura meno di 65 mila euro sta portando a un boom di nuove partite Iva che fa il paio con il calo nelle attivazioni di rapporti di lavoro dipendente. Andrà a finire che salirà il numero delle false partite Iva anche nelle professioni e nei segmenti più qualificati del mercato del lavoro.
Il Parlamento europeo che rinnoveremo a fine maggio viene eletto con regole diverse da stato a stato. Dall’età minima degli elettori e dei candidati al voto di preferenza alle soglie di sbarramento, le differenze determinano diseguaglianze nel godimento dei diritti civili dei cittadini e nella possibilità di competere per chi vuole andare in politica. Confrontiamo i programmi delle principali liste che troveremo sulle schede in Italia. Tutti come un sol uomo a mungere soldi dalla Ue (che tutti dichiarano di voler cambiare). Vale comunque la pena chiedersi qual è il contributo finanziario che diamo all’Unione e quanto ne beneficiamo.
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Nel 2017 il contributo netto dell’Italia al bilancio europeo è stato di poco meno di 3 miliardi di euro. Ma limitarsi a considerare questa cifra è riduttivo. Perché i benefici che arrivano dall’adesione alla Ue vanno ben al di là delle risorse ricevute.
Con le elezioni europee alle porte, uno sguardo ai programmi elettorali ci mostra come molte proposte si riferiscano alla sfera nazionale italiana. Per tutti manca una visione lungimirante e l’Europa, al contrario, sembra buona soltanto per chiedere soldi.
Nel primo trimestre sono state aperte più di 100 mila partite Iva in regime forfettario. È presto per conclusioni definitive. Ma i primi dati sembrano indicare che le nuove norme hanno già portato alla sostituzione di lavoratori dipendenti con autonomi.
Il 26 maggio si terranno le elezioni per il Parlamento europeo, con regole diverse da paese a paese. Rispetto per le identità e tradizioni nazionali o discriminazione tra cittadini? In ogni caso, una scelta che non garantisce uguali diritti politici.