Il ministero dell’Economia prepara un pacchetto investimenti che potenzia misure già esistenti. Meglio sarebbe stato vararlo in estate, quando però le due componenti del governo erano impegnate sulle leggi-simbolo. Ora speriamo almeno in una rapida messa a punto e approvazione.
Il governo torna a parlare di flat tax. Allo studio è una misura per le famiglie, che favorirebbe quelle monoreddito. Il gettito perso sarebbe di circa 17 miliardi. Ma il problema più grave è che scoraggia il lavoro, soprattutto quello delle donne.
Dopo 300 giorni di “cambiamento” sbandierato senza cambiare granché, il governo prepara un decreto per sostenere l’economia: dall’attivazione degli investimenti già finanziati a un taglietto del cuneo fiscale, più altre misure non rivoluzionarie che si potevano fare otto mesi fa. Mentre il ministro dell’Interno (e di Tutto il Resto) promette una flat tax al 15 per cento sul reddito delle famiglie che guadagnano meno di 50 mila euro. Per gli altri tutto come oggi. Fanno circa 17 miliardi di entrate in meno. Vediamo chi guadagna e chi perde.
La morte di Alan Krueger, brillante economista e consulente di Clinton e Obama, lascia un grande vuoto nella cultura e nella politica. È stato l’esempio di come uno studioso possa mettere la sua capacità di analisi dei dati a disposizione di chi deve prendere decisioni che condizionano il benessere di tutti.
Con la riforma dei servizi idrici presentata in Parlamento – che vuole “attuare il referendum del 2011” – torneremmo allo stato sia padrone che gestore dell’acqua, come prima del 1994, cioè quando gli acquedotti perdevano acqua da tutti i buchi.
Scuola e università sono le aree di maggior peso che il federalismo differenziato trasferirebbe a Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Ad esse andrebbe un terzo dei 34 miliardi annui destinati alle regioni ordinarie. Le regioni ricche dovrebbero caricarsi parte delle spese trasferite con un’adeguata compartecipazione. In ogni caso meglio evitare di peggiorare il divario Nord-Sud che, come ci insegna la storia, nasce in tempi lontani, subito dopo l’Unità d’Italia. E che nessuno ha saputo ridurre.
Salvini rivendica di avere quasi azzerato sbarchi e morti in mare. In realtà i risultati ottenuti – nel bene e nel male – sono il frutto degli accordi con autorità e milizie libiche del governo Gentiloni-Minniti. Di suo il ministro dell’Interno ha completato l’opera e di fatto messo fuori legge (lo fa anche oggi) l’attività di salvataggio delle Ong che prestano aiuto ai naufraghi.
Patrizio Tirelli risponde ai commenti al suo articolo “Ridurre il debito con il consenso dei cittadini”.
Con la presentazione di una ricerca di Massimo Bordignon e Piergiorgio Carapella, illustrata su lavoce.info, si terrà a Roma martedì 26 marzo il convegno “Quali idee per la nuova Europa? Ricette a confronto”.
Alan Krueger lascia una grande eredità. I suoi studi offrono una guida fondamentale, sempre basata sui fatti e sui riscontri empirici, su problemi di grande rilevanza pratica per il benessere di milioni di persone. E sono di grande attualità per il nostro Paese.
È stato presentato in Parlamento un disegno di legge che si propone di “attuare il referendum del 2011”. Se approvato, capovolgerebbe l’intero assetto della riforma dei servizi idrici del 1994. Proprio ora che se ne incominciavano a vedere i frutti.
Tra le materie su cui Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna chiedono la competenza esclusiva, quella che “costa” di più è l’istruzione. Il finanziamento deve comunque avvenire attraverso una compartecipazione al gettito Irpef. Ecco come potrebbe essere strutturata.
Quando è l’origine dei divari regionali tra Nord e Sud Italia? A favorirli sono state le politiche economiche dei primi governi dopo l’unificazione del paese. Ed è una lezione che andrebbe tenuta a mente ancora oggi, quando si parla di federalismo differenziato.
Il salvataggio di vite umane in pericolo da parte di organizzazioni indipendenti è diventato un’attività sospetta. Avremmo invece bisogno di tornare a un mondo in cui accogliere persone e sostenere chi chiede aiuto è solo un’espressione di umanità.
Con manifestazioni in tutto il mondo, i giovani (e i loro genitori) chiedono alla politica di attuare misure immediate e concrete contro il cambiamento climatico. Movimenti simili in passato non hanno ottenuto grandi risultati: questa sarà la volta buona?
Credibilità, il problema dei paesi ad alto debito
Di Patrizio Tirelli
il 19/03/2019
in Commenti e repliche
L’azione del governo Monti
Ringrazio i lettori per i molti commenti al mio articolo Ridurre il debito con il consenso dei cittadini. Cerco qui di rispondere ai loro rilievi.
La prima constatazione è che sembra davvero ingeneroso attribuire al governo Monti le conseguenze della crisi che portò alla sua costituzione. Infatti, quel governo fu nominato in conseguenza della fuga di capitali che, motivata dal rischio di una rottura dell’area euro, determinò un aumento insostenibile dei tassi di interesse e la stretta creditizia cui fece seguito la recessione.
L’austerità ha consentito di evitare una situazione da “tragedia greca”. La crisi cui Monti cercò di porre rimedio fu la diretta conseguenza dell’apparente prosperità degli anni pre-2008. In quel periodo, malgrado le favorevoli condizioni cicliche, si rinunciò a ridurre uno dei debiti più elevati dell’Eurozona. È questo il vero punto debole dell’assetto istituzionale dell’Eurozona: non riuscire a imporre una politica genuinamente anticiclica ai paesi membri, per cui l’eccessivo accumulo di debito nelle fasi favorevoli impedisce di stimolare la domanda nelle fasi avverse. Nei paesi ad alto debito ciò pone le premesse perché nel tempo i rischi di insolvenza si accumulino fino a distruggere la credibilità dei governi democraticamente eletti.
Gli interventi non convenzionali della Banca centrale europea hanno evitato attacchi speculativi ai debiti sovrani, ma non si può pensare che interventi di acquisto dei titoli del debito pubblico, che si verificarono durante la crisi, e poi con il Quantitative easing di Mario Draghi siano politicamente sostenibili senza che i governi interessati mostrino di voler credibilmente mantenere il controllo delle finanze pubbliche.
Per concludere la discussione sul governo Monti, un breve commento sulla tassazione degli immobili. Sebbene l’Italia sia un paese in cui il prelievo fiscale è assai cospicuo per chi paga le imposte, la tassazione degli immobili non è particolarmente elevata: ragioni di efficienza ed equità indurrebbero, e in parte hanno indotto, a spostare il carico fiscale dal lavoro agli immobili.
Competenza e nuovo debito
Due temi apparentemente distinti riguardano la competenza dei governanti e la riduzione di sprechi ed evasione fiscale. Purtroppo, la capacità di valutare la competenza non è così diffusa, mentre sprechi ed evasione hanno consentito la formazione di gruppi elettorali assai efficaci nel perseguire i propri interessi.
Infine, una considerazione in merito alla proposta di Bruno Puricelli. Il debito degli stati nazionali ha come implicita garanzia la promessa dei governi di finanziarlo tassando i redditi o la ricchezza nazionali. I governi decidono poi discrezionalmente come utilizzare i fondi ricevuti. Quello italiano soffre di scarsa credibilità e usa con poca efficienza le risorse. Il nuovo debito suggerito da Puricelli sarebbe soggetto al medesimo rischio di quello accumulato sinora e non avremmo garanzie di un miglior uso delle risorse.