LUNEDì 5 OTTOBRE 2026

Quarant’anni di finanziamenti al sistema sanitario

Com’è cambiato in quarant’anni il finanziamento del Servizio sanitario nazionale? Dalla parafiscalità si è passati alla fiscalità generale, è cresciuto il ruolo delle regioni e l’onere si è spostato dalle imprese alle famiglie. La costante sono i deficit.

Ridurre il debito con il consenso dei cittadini

Le conseguenze storicamente determinate dei piani di consolidamento fiscale su crescita e diseguaglianza non bastano a guidare l’azione politica. In una democrazia, il successo delle misure dipende probabilmente dal fatto che siano socialmente condivise.

Imposte sul reddito: prove di armonizzazione nella Ue

La scarsa armonizzazione delle imposte sul reddito nell’Unione europea ha finito per produrre una competizione fiscale tra ordinamenti, spesso dannosa, per attrarre grandi contribuenti. Ora però gli stati membri cercano di porvi rimedio con due direttive.

Il Punto

La recessione peggiora i conti pubblici e rischia di obbligarci a una nuova austerità che farebbe salire le disuguaglianze. Per ridurre le quali il mix di minori spese e temporanei incrementi di imposte dovrebbe preservare il sociale e le infrastrutture, consumi e redditi da lavoro. E tassare immobili pregiati, successioni e guadagni finanziari. Sarà l’armonizzazione fiscale uno dei campi in cui la Ue potrà fare passi avanti dopo le prossime elezioni europee. Qualcosa si è fatto con due direttive negli ultimi tre anni. La concorrenza fiscale tra stati va bene ma l’elusione delle imprese che sfruttano i diversi sistemi di tassazione va frenata.
Scocca l’ora anche in Italia – come in molti paesi Ocse – del salario minimo legale? Sembrerebbe di sì, visto che ci sono in Parlamento ben cinque proposte di legge. Si differenziano tra loro per entità, platea, variazioni regionali, rivalutazioni periodiche. Ma i sindacati rimangono diffidenti sul tema.
Oltre a essere squallido, il muro che Trump vuole tra Usa e Messico non potrà bloccare le trasformazioni sociali. L’etnia bianca scenderà sotto il 50 per cento entro 25 anni, mentre cresceranno l’ispanica e, meno, l’asiatica e l’afro-americana. Con implicazioni per disparità, istruzione, occupazione e per gli orientamenti di voto. Più efficace, invece, un altro strumento negoziale del presidente americano: i dazi. Applicati per forzare la Cina ad aprire il suo mercato chiuso e poco trasparente, sono stati un’alternativa sbrigativa alla riforma del Wto. Un processo troppo incerto per politici nazionalisti che vogliono risultati immediati.

Tutti entusiasti del salario minimo? Non proprio*

Sulla carta in Parlamento c’è un’ampia maggioranza favorevole all’introduzione del salario minimo. La norma va però ben ponderata. Perché leggi affrettate e invise alle parti sociali raramente portano a riforme del mercato del lavoro efficaci e durature.

Oltre il muro, così cambia l’America

Negli Sati Uniti si continua a discutere dell’eventuale completamento del muro al confine con il Messico. Intanto, però, il processo di trasformazione sociale ed etnica del paese è già ben delineato. E le elezioni presidenziali del 2020 lo testimonieranno.

Se le buone ragioni di Trump scardinano il Wto

L’accesso limitato al mercato interno garantito dalla Cina era probabilmente giustificato nel 2001 quando Pechino ha aderito al Wto. Ora, però, la situazione è completamente cambiata. E per l’amministrazione Trump le alternative ai dazi erano ben poche.

Donne che guadagnano ma ancora troppo poco

Nell’Unione Europea le donne hanno salari orari medi del 16 per cento inferiori a quelli degli uomini. E negli stipendi più alti il divario è ancora più marcato. Per superare la disparità di trattamento serve una presa di coscienza delle stesse imprese.

Matematica, dove si fanno i conti delle differenze di genere

Lo stereotipo che le ragazze siano meno brave dei maschi in matematica ha profonde conseguenze sui percorsi di studio e di lavoro delle donne. Non è la sola causa delle differenze di genere nel mercato del lavoro, ma è un atteggiamento da contrastare.

Il Punto

Nella giornata delle donne ricordiamo senza compiacimento i progressi graduali nella parità di genere. In Italia la differenza media nelle retribuzioni rimane superiore al 20 per cento, anche se i dati mostrano finalmente qualche crepa nel “soffitto di cristallo”, il tetto che frena l’ascesa femminile alle posizioni di vertice. Le cose da fare per ridurre i divari in famiglia, sul lavoro e nella società sono tante. La prima è quella di richiedere alle aziende di raccogliere i dati sulle differenze di genere al loro interno. Mentre sono duri a morire – specie in Italia – gli stereotipi su maschi e femmine che condizionano l’apprendimento in età scolare, tanto che a 15 anni il divario di genere in matematica è di 20 punti (contro 9 della media Ocse). All’università le differenze si confermano e si traducono nella vita professionale con retribuzioni, posizioni e mansioni lavorative meno dinamiche. Il peggio è che i luoghi comuni che permangono a scuola sono ancora più radicati in famiglia. Dove – lo dicono i dati – i genitori non fanno svolgere a bambini e bambine le stesse attività extrascolastiche.
Anche il pendolarismo casa-lavoro-casa può diventare un campo di disuguaglianza di genere in famiglia. Una ricerca documenta che un aumento del tempo di spostamento del marito (per esempio per un cambio di sede aziendale) aumenta le sue ore lavorate mentre riduce l’occupazione della moglie. Nelle imprese quotate a seguito della legge Golfo-Mosca è salita la componente femminile nei cda ed emergono effetti positivi sulla redditività quando nel Consiglio ci sono almeno due amministratrici. Sarà un caso?
Mentre il presidente della Bce Mario Draghi descrive efficacemente la situazione dell’economia europea come “una stanza buia in cui ci si muove a piccoli passi” e promette di rispolverare nuovi finanziamenti Bce alle banche che prestano, il nostro governo si arrovella fino alla crisi sulla Tav Torino-Lione. L’esigenza rimane quella di non buttare via la nostra credibilità internazionale e di non sprecare miliardi di euro in improbabili piani alternativi (senza contributi europei), penali e indennizzi.

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