Dall’Ecofin di Tallin è uscito solo un invito alla Commissione europea a formulare una proposta di web tax. Ma l’iniziativa di Francia, Germania, Italia e Spagna ipotizza una ritenuta secca che può essere sviluppata. Anche a costo di qualche forzatura.
La nuova frontiera del diritto del lavoro non è in un radicale ridisegno della disciplina inderogabile del rapporto di lavoro tradizionale. Ma è nella costruzione di un diritto soggettivo al sostegno efficace nella transizione da vecchio a nuovo lavoro.
Dall’Ecofin di Tallinn esce una’”equalization tax”, una ritenuta sui ricavi delle imprese estere prive di organizzazione stabile nei paesi europei. Spazientiti dalla lentezza dei progressi in sede Ocse, i quattro maggiori paesi Ue (più altri sei) provano cioè a far pagare più tasse alle multinazionali di internet. L’economia del web obbliga anche a riscrivere il diritto del lavoro. Per affrontare problemi difficili, come quelli della libertà di disconnettersi, dell’accresciuto stress a cui il web sottopone i lavoratori, fino all’incessante esigenza di aggiornamento professionale.
Nuova puntata del fact-checking de lavoce.info. È vero che quanto a età di pensionamento siamo più virtuosi della Germania? Solo sulla carta. In pratica, comparando i dati effettivi dei vari paesi europei, si vede che gli italiani, sfruttando leggi e leggine, continuano a smettere di lavorare prima di molti altri europei.
Numero chiuso all’università sì o no? Anche quest’anno forti polemiche (e una sentenza del Tar, che ci mancava!) sui test di ammissione e sulla loro utilità. Non si sa se migliorino i risultati degli studenti. Ma – dice uno studio – hanno certamente un effetto positivo sulle interazioni tra questi e i docenti.
Dare soldi ad alcuni stati africani per fermare l’immigrazione irregolare può persino rafforzare i trafficanti di uomini se questa politica non è accompagnata dalla creazione di opportunità alternative per i migranti. Giusto dunque stare attenti all’uso di questo denaro.
Lunedì 18 si è tenuto all’Università Cattolica di Milano il convegno annuale de lavoce.info. Dal nostro sito sono scaricabili le slide dei relatori e sulla nostra pagina Facebook si può vedere il filmato dell’intervento di Tito Boeri su populismo e stato sociale.
Ricambio nel comitato di redazione de lavoce.info: ne entrano a far parte Paolo Balduzzi e Carlo Scarpa affiancando Francesco Daveri, Maria De Paola, Silvia Giannini e Fausto Panunzi che rimangono in carica.
Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta, però, tocca a un giornalista, Massimo Giannini, e alle sue affermazioni sull’età pensionabile.
Test di ingresso e numero programmato all’università sono strategie adottate per migliorare la qualità del processo formativo. Secondo uno studio hanno un effetto positivo sulle interazioni tra studenti e con i docenti. È dunque una questione di risorse?
Non basta concedere fondi ad alcuni stati africani per fermare l’immigrazione irregolare. È una politica che potrebbe persino rafforzare i trafficanti di uomini se non è accompagnata dalla creazione di opportunità economiche alternative per i migranti.
L’alto numero di stranieri che ottengono oggi la cittadinanza italiana è l’effetto diretto dell’alto numero di ingressi che si è verificato tra la fine degli anni Ottanta e il 2008. E sono proprio le politiche restrittive che spingono più immigrati a chiederla.
L’economia britannica sembra essere ancora poco influenzata dall’uscita del paese dall’Unione europea. Le conseguenze si avranno nel medio periodo, a meno che le trattative non riescano a disinnescare la bomba costituita dalla cosiddetta “hard Brexit”.
Mentre l’Italia si divide sull’opportunità di una legge (di civiltà) sullo ius soli temperato, i dati indicano che le concessioni dei diritti di cittadinanza, pur rimanendo proporzionalmente inferiori a quelle di altri paesi Ue, sono molto salite, alimentate dal forte aumento nel numero degli immigrati che gradualmente arrivano a soddisfare i requisiti.
A quasi 15 mesi dal referendum per la Brexit, siamo alle solite: il divorzio dalla Ue sarà hard o soft? Nel secondo caso – con un mercato unico confermato per la grande maggioranza di beni e servizi – ci sarebbero conseguenze economiche limitate su entrambi i fronti. Per ora, l’economia britannica ha fatto come se niente fosse. Mentre una crescita ben più faticosa si è riaffacciata in Grecia, dove il Pil ha registrato il segno più per due trimestri consecutivi. Tutto sarebbe vanificato dal potenziale ritorno delle politiche populiste.
All’Ecofin si parla di web tax o, meglio, di una equalization tax sulle vendite realizzate in Europa dalle multinazionali – anzitutto quelle di internet – che oggi pagano poche tasse in Europa. Proposta controversa per la scelta della base imponibile e per il rischio di scatenare una guerra fiscale con Usa, Giappone e Cina.
Cresce l’occupazione in Italia. Peggiora, però, la qualità dell’occupazione. I nuovi posti di lavoro sono prevalentemente dequalificati, contrariamente agli altri paesi Ocse. Da noi più addetti alle vendite, ai servizi personali, occupazioni manuali dequalificate, meno professioni intellettuali e tecniche. Vediamo perché.
Un commento di Giovanni Liotta e Cesare Licini, notai, all’articolo “Neanche ai notai piace lavorare gratis” di Luciano Lavecchia e Carlo Stagnaro. E la replica degli autori.
Convegno de lavoce.info
Il convegno annuale, con una parte riservata agli affezionati amici/donatori de lavoce, si terrà la mattina di lunedì 18 settembre a Milano presso l’Università Cattolica. Parleremo di banche italiane, populismo e Brexit. E anche di una ricerca sull’identikit dei nostri finanziatori. Ecco il programma. Vi aspettiamo!