VENERDì 14 AGOSTO 2026

Lavoce.info

Reddito di inclusione, un buon primo passo

La legge delega contro la povertà è stata approvata definitivamente. La misura principale è l’introduzione del Rei, il reddito di inclusione. Avvia un processo che può portare in pochi anni l’Italia ad avere un reddito minimo universale.

Il Punto

Un libro appena uscito racconta come la burocrazia riesca sempre a battere la politica nella difesa dello status quo. Un suo capitolo descrive come il “rapporto Giavazzi” del 2012 – che voleva trasformare 10 miliardi di sussidi in riduzioni di imposta per tutte le imprese – sia stato insabbiato da funzionari ministeriali.
Approvata la legge delega sul contrasto alla povertà con la creazione del Reddito di inclusione (Rei), trasferimento monetario alle famiglie in povertà assoluta. Le risorse sono ancora poche. Ma è l’avvio di un processo verso un reddito minimo universale.
È andata male la produzione industriale di gennaio dopo il mini boom di dicembre. A preoccupare non sono le oscillazioni mensili ma la debole dinamica dell’industria durante l’attuale ripresa rispetto alle riprese del passato. Sull’industria pesa anche la mancanza di credito, con banche strette tra antichi vizi e nuova sottocapitalizzazione. Istituti di credito e imprese se ne facciano una ragione: all’Italia e all’Europa serve un mercato dei capitali ampio, liquido ed efficiente.
Di cosa parliamo quando diciamo “fake news”? Di storie inventate di sana pianta, che sembrano vere o almeno verosimili e non lo sono. Internet ne è inondato. E anche capi di stato, media autorevoli e potenti servizi segreti si accusano a vicenda di diffonderle.
Le discriminazioni sociali si nutrono di luoghi comuni. Uno di questi riguarda l’alta promiscuità sessuale e l’abitudine a rapporti impersonali e mercenari dei maschi gay. Mentre recenti ricerche sociali sugli ultimi 20 anni raccontano di un progressivo abbandono di tali usi. Soprattutto da parte dei più giovani.
Mentre si ragiona di Europa a più velocità, Bruxelles prepara la riforma del bilancio comunitario. Che oggi (essendo solo l’1 per cento del Pil Ue) fa poco per ridurre i divari regionali di reddito nell’Unione. E sul lato delle entrate è distorto da correttivi e sconti sui contributi, compreso quello di cui gode il Regno Unito.

Raul Caruso risponde ai commenti al suo articolo “Come il riarmo americano fa danni all’economia

Gelata di inizio anno sull’industria

Schermata 2017-03-14 alle 11.21.05

In gennaio la produzione industriale è andata male: -2,3 per cento rispetto al dato di dicembre 2016, con un piccolo ritorno al segno meno (mezzo punto percentuale) rispetto al dato di gennaio 2016 (che era stato particolarmente positivo). I brutti dati di gennaio arrivano dopo i bei dati di dicembre (+1,4 per cento su novembre; +5,8 sul dicembre 2015) che avevano rassicurato sulla solidità della ripresa in atto.
I dati mensili – si sa – sono volatili e possono risentire di elementi casuali. Ad attirare l’attenzione infatti non dovrebbero essere i crolli o i boom mensili ma la debole dinamica di più lungo terminedell’industria durante l’attuale ripresa. Il grafico indica con altrettante frecce la ripresa industriale di oggi e quella di tre analoghi episodi di ripresa del passato: a fine anni novanta, a metà anni duemila e dopo la grande recessione del 2008-09. I numeri sono chiari. Tra il minimo del maggio 1999 e il massimo del dicembre 2000, la produzione industriale salì del 10,3 per cento (dunque a un passo del 6,5 per cento su base annua). Nella ripresa della stessa durata (19 mesi) tra il minimo di maggio 2005 e il massimo di dicembre 2006 si registrò un +9,3 per cento, corrispondente a un dato annuo del 5,9 per cento. Nei 25 mesi (compresi tra il marzo 2009 e l’aprile 2011) arriva la ripresa dopo la Grande Recessione. Uno squillante +14,8 per cento, corrispondente a un +7,1 per cento annuo. Ma in questo caso, la caduta durante la recessione fu particolarmente marcata.
In ogni caso, i numeri della ripresa in corso impallidiscono rispetto alle riprese del passato. Dal minimo dell’ottobre 2014 al gennaio 2017 la produzione industriale è risalita di un magro 4 per cento (+1,8 per cento annuo). E anche prendendo il mese di dicembre 2016 come raffronto, viene fuori un +6,4 per cento.
Sono numeri che fotografano una situazione di difficoltà complessiva dell’industria italiana che sembra non avere fine. Quelli che ce la fanno spesso riescono molto bene e in mercati esteri. Ma, dicono i dati, sono troppo pochi.

 

Per le banche un ruolo da ritrovare*

Le imprese italiane non crescono, frenate dalla proprietà familiare. E il vecchio sistema bancario non ha usato il proprio potere per spingerle ad adeguarsi ai tempi. Le aziende hanno bisogno di un mercato dei capitali ampio, liquido ed efficiente. È anche nell’interesse delle banche.

Alla ricerca della verità sulle fake news

Grazie anche a Donald Trump, il 2017 si annuncia come l’anno delle fake news. Ma bisogna distinguere tra il meccanismo di “distorsione” e quello di “filtro” che i media possono mettere in atto. E le più subdole potrebbero rivelarsi le notizie irrilevanti.

Gay e sesso: i miti alla prova dei dati

Tanti partner sessuali, sesso impersonale o a pagamento: è davvero questo il mondo dei giovani gay? Uno sguardo ai dati sfata alcuni miti e conferma altre particolarità. Ecco il cambiamento che emerge dai percorsi di vita dei giovani omosessuali.

Poca redistribuzione nel bilancio comunitario*

Il futuro dell’Europa si gioca anche sulla riforma del bilancio comunitario. In quale direzione? Oggi, il suo impatto redistributivo e di stabilizzazione è minimo e dovuto in larga parte alla progressività delle entrate. Sul lato delle uscite vanno mantenuti i capitoli di spesa preassegnati.

Sicurezza non fa rima con riarmo

Le cinque ipotesi di Juncker sul futuro d’Europa

Il 25 marzo si celebrano a Roma i 60 anni della firma del Trattato Cee. Il presidente della Commissione ha preparato un Libro bianco sul futuro della Ue. Cinque scenari su quello che può succedere. E anche sul fatto che non sarà la ri-nazionalizzazione a risolvere i problemi.

Disabili gravi: dall’indennità ai servizi “su misura”

In Italia i bisogni delle persone non autosufficienti e dei loro famigliari sono affrontati attraverso una miriade di indennità. Pochi invece i servizi. Mentre la strada da percorrere è quella della integrazione tra aiuti monetari e servizi personalizzati.

Pagina 611 di 1429

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén