Le statistiche lo dimostrano una volta di più: gli italiani leggono pochissimi libri. E niente sembra scuoterli dalle abitudini consolidate, neanche l’avvento degli e-book. Il picco di lettura si registra nella fascia di età che coincide con la scuola media. Donne e pensionati lettori i meno pigri.
Dalla fine del 2014, il rallentamento della crescita cinese preoccupa Pechino e il resto del mondo. Ma per essere sostenibile nel tempo, dovrà contare sempre di più sulla domanda interna e meno su quella estera. Per questo è significativo che lo yuan entri nel paniere di valute che utilizza il Fmi.
Con la diffusione delle stime Istat definitive sul terzo trimestre, emerge che il Pil 2015 crescerà meno dello 0,9, più probabilmente dello 0,7 per cento. La minor crescita porta con sé un leggero aumento del deficit e soprattutto il segnale che i conti pubblici dell’Italia dipendono da circostanze esterne.
In questi giorni la Cina muove passi decisivi per diventare davvero una superpotenza. Può dare una svolta decisiva al buon esito di COP21, la conferenza sul clima di Parigi. Mentre lo yuan-renminbi affianca dollaro, euro, sterlina e yen nel paniere delle valute del Fondo monetario. Ma la rotta di Pechino verso il mercato marcia lentamente così come le riforme delle politiche su famiglia e previdenza.
Sulla base delle stime Istat, è quasi impossibile che il Pil 2015 cresca dello 0,9 per cento come scritto nei documenti ufficiali. Dopo la mezza delusione del terzo trimestre, servirebbe un’accelerazione – tutt’altro che scontata – nell’ultimo scorcio dell’anno. Una mano per il 2016 la darà probabilmente ancora Mario Draghi che giovedì 3 dicembre spiegherà come la Bce intenda rafforzare il suo sostegno al credito e alla ripresa dell’Eurozona. Intanto spieghiamo uno dei problemi tecnici su cui il motore della moneta unica rischia di grippare: il Target2, la piattaforma di compensazione nei pagamenti tra banche commerciali, banche nazionali e Bce stessa.
Studiare costa caro ma rende poco: così la pensano molti diplomati e un quinto dei laureati, convinti che il loro lavoro possa essere svolto con un titolo di studio inferiore. I numeri veri descrivono un quadro un po’ diverso che però conferma l’evidenza di un inefficace utilizzo del capitale umano nel mondo del lavoro. È anche per questo che i giovani disoccupati rimangono il 40 per cento del totale. È ben poco diffusa la contrattazione aziendale, che la legge di Stabilità cerca di incentivare anche su invito della Commissione Ue. I lavoratori più trascurati da questo strumento delle relazioni industriali sono precari e donne (come al solito!). Ma anche chi è diretto da un management di scarsa qualità .
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Un diplomato su tre e un laureato su cinque sono convinti che la loro attività lavorativa potrebbe essere svolta anche con un titolo di studio inferiore a quello che hanno conseguito. Lo spreco di capitale umano comporta inefficienze e costi ingenti per gli individui, le famiglie e lo Stato.
La riforma del sistema delle relazioni industriali viene spesso invocata per dare più spazio alla contrattazione aziendale e garantire alle imprese la necessaria flessibilità operativa. Ma quanto è diffusa in Italia la contrattazione decentrata? E quali sono i fattori che ne ostacolano l’adozione?
L’attività sul mercato interbancario dell’Eurozona è rarefatta dalla liquidità creata dal programma di acquisti. La Bce dovrebbe cambiare rotta? I tassi negativi servono a mantenere basso il valore dell’euro e alimentare la domanda estera, l’unica che tiene a galla l’Eurozona. Almeno finché dura.
Un’assicurazione europea sui depositi che, con fondi provenienti dalle banche, mutualizzi i salvataggi delle banche insolventi nell’Eurozona senza oneri per i contribuenti: è la proposta della Commissione Ue per completare l’unione bancaria. Non piace alla Germania, preoccupata del fatto che i bilanci bancari sono ancora strapieni di titoli pubblici. Intanto partirà il bail-in con i vari paesi per ora in ordine sparso.
Le statistiche confermano che in Italia non si fa abbastanza per contrastare la violenza sulle donne. Tanto che l’Onu ammonisce formalmente i nostri governanti. Oltre a una forte spinta educativa, servono politiche per l’uguaglianza di genere nel mercato del lavoro. Per ridurre il rischio delle violenze serve soprattutto dare alle donne più autonomia economica e – quindi – più potere contrattuale nella coppia, all’interno della quale si consumano molti delitti di questo tipo.
Se ne parla poco, ma migliorare i rapporti tra imprese e fisco era un obiettivo prioritario della legge delega per la riforma fiscale. Fatto sta che i decreti attuativi hanno introdotto solo misure a favore delle grandi aziende. Mentre è su piccole e medie che pesano i mille cervellotici adempimenti tributari.
Sarà operativa a gennaio l’Agenzia per la cooperazione allo sviluppo per finanziare o erogare servizi di assistenza ai paesi poveri. È una recente novità legislativa che ha l’obiettivo di migliorare la qualità della cooperazione. È però solo un primo passo.
Il nostro amico e collega Daniele Checchi è stato nominato membro del Consiglio direttivo dell’Anvur, Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca. Com’è consuetudine de lavoce.info, non scriverà su temi dell’università per la durata dell’incarico. A Daniele i nostri migliori auguri di buon lavoro!
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La Commissione propone di introdurre una assicurazione europea dei depositi. È una buona iniziativa, ma rischia di scontrarsi con la rigidità tedesca nella applicazione del bail-in. Compiti simili per il fondo di assicurazione dei depositi e per quello di risoluzione delle crisi bancarie.
Nel 1993 le Nazioni Unite hanno adottato la Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne. Più di vent’anni dopo, una donna su tre è ancora vittima di violenza fisica o sessuale. Dati ed evidenze suggeriscono la necessità di accrescere il suo potere decisionale nella coppia.