SABATO 7 MARZO 2026

Lavoce.info

Rapporto Cottarelli: dove e come tagliare nella sanità

Nel Rapporto del commissario per la revisione della spesa, il capitolo “sanità” (110 miliardi) ha un’importanza particolare. Vediamo dove la spesa continua crescere, dove si è riuscito a risparmiare e tutto ciò (tanto) che è possibile ancora tagliare. Soprattutto, in che modo conviene farlo.

Cronache digitali: le torri di Rai way

Rai, Antitrust, Consob: tutti hanno dichiarato impraticabile l’Opas di Mediaset su Rai way. Perché allora imbarcarsi in un’operazione costosa e – a ben vedere – controproducente? Si può ancora pensare a una raffinata strategia da scacchista o è semplicemente un fiasco?

Il Punto

Anticipato ai giornalisti da Renzi e Padoan, il Documento di economia e finanza (Def) 2015 dice che il Pil crescerà un po’ più del previsto a parità di obiettivi di bilancio. Senza nuove tasse e senza tagli alle prestazioni per i cittadini. Nella lunga lista di riforme annunciate, manca – ed è grave – la riforma del welfare. Un pezzo del quale, con 110 miliardi di spesa, è la sanità. Nella spending review di Cottarelli si legge come ridurre sprechi e corruzione soprattutto negli acquisti delle Asl. Individuando prezzi di riferimento che non ripetano la parodia dei costi standard del 2011. Ma evitando tagli indiscriminati a enti già virtuosi.
Hanno detto tutti “no” all’Opas su Rai way di Mediaset: la Rai stessa, l’Antitrust e – buona ultima – la Consob. Perché allora la tv privata ha speso soldi e credibilità in un’offerta impraticabile fin dall’inizio? C’è ancora da attendersi una mossa a sorpresa o la vicenda va archiviata come un clamoroso errore?
Nella scuola per le attrezzature didattiche poche risorse. In più, investite senza una verifica della loro efficacia. Da una ricerca su 156 classi delle medie che con uno stanziamento speciale si sono dotate di lavagne multimediali e altri strumenti informatici viene fuori che il miglioramento nell’apprendimento degli allievi è zero. Forse meglio spendere quei soldi per rimettere a posto qualcuno dei troppi edifici scolastici fatiscenti.
Reti di relazioni non gerarchizzate – basate su reciprocità e fiducia – spesso intrecciate a rapporti parentali e affettivi. Ogni membro del network ne conosce pochi altri e ad ogni crocevia un broker intermedia i contatti. Non è un nuovo social su internet: è la corruzione made in Italy che emerge dalle ultime inchieste giudiziarie.
Spargete lavoce: 5 per mille a lavoce.info
Destinate e fate destinare il 5 per mille dell’Irpef a questo sito in quanto “associazione di promozione sociale”: Associazione La Voce, Via Bellezza 15 – 20136 Milano, codice fiscale 97320670157. Grazie!

Ma la scuola 2.0 è buona scuola?

Le attrezzature informatiche migliorano gli apprendimenti degli alunni? Prima di investire nuove risorse pubbliche nell’acquisto di tablet o lavagne multimediali servirebbero risposte basate su dati e rigorosa valutazione di efficacia degli esperimenti pilota. L’esperienza del progetto Cl@ssi 2.0.

La corruzione funziona come un network

Combattere la corruzione significa lottare contro organizzazioni dai confini invisibili e sfuggenti. Le reti corruttive si fondano sul principio di reciprocità e sulla sovrapposizione delle relazioni professionali con quelle di tipo affettivo e parentale. E spesso sono interconnesse fra loro.

La Treccani incompleta della spending review

Finalmente sono state pubblicate le relazioni dei venti gruppi di lavoro sulla spending review del commissario Cottarelli. Sono documenti molto diversi fra loro per impianto e stesura. Ma per ridurre davvero la spesa pubblica va prima risolta la questione dei rapporti tra politica e tecnici.

Il Punto

Con un anno di ritardo il governo ha pubblicato i rapporti riassuntivi dell’ex commissario per la spending review Carlo Cottarelli. Le 803 pagine redatte con 20 gruppi di lavoro sono disomogenee e a tratti lacunose: una Treccani incompleta. Ai politici il compito di decidere come usarle per ridurre la spesa.
I dati di febbraio sul mercato del lavoro (disoccupazione su al 12,8 per cento, al 42,6 tra i giovani) hanno gelato l’ottimismo diffuso a piene mani dal governo pochi giorni prima. I 79 mila nuovi contratti a tempo indeterminato in due mesi ci sono ma non dicono tutto. Numeri veri ma parziali diventano propaganda fuorviante. Su 44 mila posti di lavoro distrutti a febbraio, 42 mila erano di donne. Iniquità in un mercato già iniquo tra uomini e donne. È ancora troppo presto per vedere gli effetti del Jobs act, sui cui esiti le fonti ufficiali dovrebbero fornire informazioni distinte per genere. Aspetto particolarmente preoccupante, come mostra il nostro grafico, è il costante aumento dall’inizio della crisi dei Neet, giovani né occupati né impegnati negli studi.
Tutti d’accordo: in Italia c’è poca meritocrazia. È una delle grandi cause dell’inefficienza del nostro sistema socio-economico. Come misurarla? Ecco la proposta di un “meritometro” applicato ai principali partner europei: Finlandia al primo posto, Germania e Regno Unito a metà, Italia ultima. Bene dunque che una parte dei fondi destinati agli atenei sia commisurata al merito. Ma l’attuale valutazione della qualità della ricerca (Vqr) – eseguita sia col metodo della peer-review sia con quello bibliometrico – è un procedimento ibrido che suscita dubbi. Otterremmo risultati ben diversi con un sistema alternativo. Più utile e meno costoso.

I giovani Neet e la disoccupazione

I recenti dati sul mercato del lavoro dell’Istat hanno di nuovo indicato un calo dell’occupazione, soprattutto tra i giovani. In questo contesto vengono spesso citati anche i cosiddetti Neet, ovvero quei giovani ( di età compresa tra i 15 e i 24 anni) che non sono né occupati né impegnati a scuola o all’università. Si tratta di un’utile classificazione perché permette di capire se il basso tasso di occupazione tra i giovani sia dovuto effettivamente al fatto che molti di essi non trovino lavoro, oppure più semplicemente al fatto che molti sono ancora impegnati in un percorso scolastico. I dati riportati nel grafico mostrano l’andamento nel corso degli ultimi 10 anni dei giovani occupati, disoccupati e inattivi  in rapporto alla popolazione totale dei 15-24enni. Si nota molto chiaramente che i Neet sono aumentati costantemente dall’inizio della crisi e che tale aumento è dovuto principalmente ai disoccupati. Gli inattivi non impegnati a scuola sono anch’essi in aumento ma il trend non sembra aver risentito in modo significativo della crisi del 2008.
Capture1

Mercato del lavoro: una rondine non fa primavera

I dati Istat sulla disoccupazione nel mese di febbraio sono negativi. Presto per giudicare l’efficacia del Jobs act. Un conto sono le cessazioni di rapporti di lavoro, un altro i neoassunti dalle aziende. In attesa di capirne di più, bene che il Governo eviti comunicati trionfalistici.

Se la disoccupazione è donna

Dei 44mila occupati in meno registrati a febbraio, 42mila sono donne. Gli ultimi dati ci dicono che le donne hanno cercato maggiormente lavoro, ma lo hanno trovato di meno. E anche che lo hanno perso con più facilità. Ma la ripresa del mercato del lavoro non può prescindere dall’occupazione femminile.

Pagina 721 di 1406

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén