Ho letto con interesse l’argomentazione del prof. Giavazzi sulle posizioni di Bersani su scuola e università. Vorrei replicare su un punto preciso: il PD non tace sulle rette universitarie.
In Europa, si confrontano due modelli: quello continentale (tasse basse o inesistenti) e quello anglosassone, modificato due anni fa da Cameron con la possibilità di innalzare le tasse universitarie a 9.000 sterline, colta al balzo da tutti gli atenei (non solo i migliori). Gli effetti negativi sono già evidenti: iscrizioni in calo e rientro del debito a rischio a causa della recessione.
La Strategia energetica nazionale non dovrebbe limitarsi all’orizzonte del 2020. Dovrebbe guardare al 2050 e oltre, come fa l’Unione Europea. E l’obiettivo dovrebbe essere uno solo: la decarbonizzazione. Spiegando ai cittadini i vantaggi e i costi da pagare nel periodo di transizione.
Con quale programma economico il Movimento 5 Stelle affronterà le elezioni politiche? Possiamo farcene un’idea analizzando quello presentato per il voto in Sicilia. Accanto al modello del chilometro zero, non mancano le sorprese. Soprattuto nel linguaggio.
Non esiste uno strumento unico cui affidare il compito di azzerare l’evasione. Gli strumenti utili sono molti, da impiegare in modo integrato e coordinato, anche per spingere il contribuente a dichiarare valori più plausibili. Potenzialità e limiti del redditometro.
Con il permanere della crisi aumentano le sofferenze bancarie. Non tutte dichiarate nei bilanci dagli istituti maggiori, che temono di dover ricorrere a indesiderate ricapitalizzazioni. Ma tutto ciò ha conseguenze sull’erogazione di credito all’economia reale.
Visto che la Grecia ha cominciato a svolgere i “compiti a casa”, l’Eurogruppo le ha fatto alcune concessioni. Importanti, ma tardive e insufficienti. Per il momento scongiurano il rischio di Grexit, l’uscita di Atene dall’euro. Ma per quanto tempo? Ci vorrebbe un taglio del valore nominale dei crediti detenuti da Bce e governi europei.
Bersani rispetto a Renzi ha raccolto maggiori consensi nelle province più povere (e con più basso capitale umano e sociale). Lo dice un’elaborazione dei dati del primo turno delle primarie del centro-sinistra che abbiamo rappresentato in un grafico. Forse perchè si aspettano che Bersani non taglierà né tasse né spesa pubblica? Uno dei temi forti richiamati dai due contendenti è l’istruzione. Bene. Ma su scuola e università Bersani non riesce a nascondere qualche ambiguità. Che il responsabile Pd del settore, in una lettera al nostro sito, cerca di dissipare.
Al tema dell’energia il Governo Monti ha dato sinora pochissima attenzione. L’occasione per recuperare può essere il prossimo varo della Sen, Strategia energetica nazionale. A patto che non si limiti a provvedimenti di breve periodo. Ecco qualche suggerimento.
Quale programma economico presenterà il Movimento 5 stelle alle prossime elezioni? Non è noto, però possiamo trarre molte indicazioni da quello presentato per le recenti elezioni siciliane. Dal modello quasi autarchico “a chilometro zero” alla sospensione delle cartelle esattoriali per gli agricoltori.
Nuova versione del redditometro dal prossimo gennaio. Mette a confronto redditi e spese ed è un utile strumento di lotta all’evasione. Ma da usare con grande cautela. Perché presuppone che ogni acquisto sia effettuato con il reddito dell’anno. Senza considerare risparmi, accantonamenti, eredità. L’Agenzia delle entrate potrebbe utilizzare meglio le banche dati di cui dispone.
Sono maggiori di quelle dichiarate le sofferenze delle banche italiane. Non le fanno emergere come dovrebbero per motivi fiscali e perché sarebbe evidente la necessità di ricapitalizzazioni sgradite agli azionisti di maggioranza. Così, con troppi crediti indigesti in pancia, aumenta la loro “prudenza” nel prestare denaro alle imprese. Rimane aperta la questione della Cassa depositi prestiti e delle fondazioni.
L’Eurogruppo ha fatto significative concessioni alla Grecia, ma come in altre occasioni non ha preso decisioni risolutive. Il taglio dei debiti verso i governi europei e la Bce è solo rimandato. Il destino del paese continua a dipendere dalle elezioni tedesche.
In base ai dati del primo turno delle Primarie del centro sinistra, il grafico mostra la relazione tra la differenza di voti ottenuti da Bersani e Renzi provincia per provincia e il reddito pro-capite delle diverse province.
Fonte: Istat e www.primarieitaliabenecomune.it.
L’asse verticale mostra la differenza tra la percentuale di voti ottenuti da Bersani e quella di Renzi. Ad esempio se Bersani ha ottenuto il 46 per cento e Renzi il 36 per cento in una provincia, il “punto” assume valore 10, se Bersani ha ottenuto il 36 per cento e Renzi il 46 per cento, assume valore -10. L’asse orizzontale mostra il pil pro-capite medio negli anni 2000-2008.
Bersani sembra avere preso più voti di Renzi soprattutto nelle province più povere, forse perchè si è presentato come un candidato che non taglierà né spesa pubblica né tasse, in linea con quanto tipicamente dichiarato nei sondaggi dalle persone con reddito più basso. La relazione è forte: la linea rossa, che interpola i vari punti, ci dice che passando da una provincia con 25.000 euro di reddito pro capite a una con 20.000 euro, il vantaggio di Bersani nei confronti di Renzi sale da poco più del 2 per cento a quasi 12 punti percentuali.
Elaborazioni dati: Davide Malacrino
Non cresciamo da oltre un decennio, la disoccupazione e’ salita al 10,8 per cento, fra i giovani supera il 35 per cento. Le ammnistrazioni pubbliche intermediano la metà di quanto il paese produce, evidentemente senza riuscire ad incidere sulla crescita. Per finanziare questa spesa, spesso inefficiente, per farlo hanno portato la pressione fiscale oltre il 50 per cento. Quarant’anni fa era poco sopra il 30 per cento e il paese creceva. Nello scorso decennio abbiamo avuto governi di centro-destra, centro-sinistra. Tecnici, ma i segni di un’inversione di tendenza non si sono visti. A me pare evidente che occorre ripensare il modo radicale al funzionamento della nostra società. Per questo mi preoccupano molto alcune affermazioni di Pierluigi Bersani, il possibile futuro presidente del consiglio.
Uno studio dell’Ance rivela una notevole mortalità dei progetti di partenariato pubblico-privato. Quali ne sono le ragioni? E perché tempistiche delle gare e risultati variano così tanto da Regione a Regione e tra le diverse amministrazioni?
