GIOVEDì 26 MARZO 2026

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Marco Arnone, un esempio di vita

Marco Arnone era un economista che univa la profonda riflessione intellettuale alla passione per la giustizia, in difesa dei più deboli. Nei suoi studi e nella sua attività, l’etica e il senso della giustizia hanno sempre accompagnato la necessità di perseguire l’efficienza economica. I suoi contributi in diversi campi dell’economia mostrano la capacità di valutare gli aspetti più delicati e complessi dei problemi. Su molti temi è intervenuto con tesi innovative e lungimiranti. E per i suoi studenti è stato un vero maestro.

Il Punto

È una svolta quella sancita dalla Banca centrale europea. Per la prima volta c’è un’istituzione sovranazionale europea che interviene a sostegno dell’euro. Ma meglio evitare eccessivi ottimismi sull’uscita dalla crisi, anche perché ci si muove sul filo del rasoio. Infatti la Bce si limita a ributtare la palla nel campo degli stati membri: “agirò solo se avrete prima agito voi”. E i governi faranno di tutto per non dover sottostare a procedure molto pesanti. Altro che memorandum leggero! Quindi alla fine la Bce potrebbe essere chiamata a intervenire solo quando il paese non è più in grado di fare alcun aggiustamento strutturale e sono necessari piani d’acquisto di titoli ingenti.
Si apre il tavolo con le parti sociali con totale mancanza di idee. Eppure si potrebbero ridurre le tasse sul lavoro sfoltendo la giungla di sussidi alle imprese. Vediamo come, pubblicando anche il Rapporto al presidente del Consiglio su questo tema.
Il capo della vigilanza della Bank of England propone di abbandonare le regole di Basilea sulla supervisione bancaria. È vero che sono complesse, alcune esageratamente prudenziali, ma hanno bisogno di essere sfoltite e corrette, piuttosto che mandate in soffitta.
Per la prima volta, in estate, abbiamo visto una piccola guerra dei prezzi dei carburanti al distributore. Innescata dagli sconti dell’Eni e dalla campagna Fiat-Ip. Bene. Eni e Fiat, però, sono anche i leader nel metano. Perché non scommettere sul suo impiego nell’auto? I vantaggi sarebbero molteplici.
Instabile e incerta la regolamentazione dei servizi pubblici locali. È stata oggetto di un referendum l’anno scorso (per l’acqua), di interventi del Governo Monti, di una recente sentenza della Corte costituzionale. Occorre mettere ordine tra istanze diverse, spesso conflittuali, tenendo conto dei princìpi europei.
Che storia c’è dietro i quasi 2 mila miliardi di debito pubblico italiano? Cinquant’anni di governi spreconi con poche eccezioni. Ripercorriamoli passo a passo.

Servizi locali: quel che resta della riforma *

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, il sistema dei servizi locali torna alle normative settoriali, rilette però alla luce dei principi comunitari. Che prevedono di norma l’affidamento con gara e l’in house solo se una gestione concorrenziale è in conflitto con la speciale missione dell’ente pubblico. Anche i poteri dell’Antitrust sono stati rafforzati. Ci sono dunque gli strumenti per ridurre le inefficienze gestionali e per liberare risorse da destinare agli investimenti. I rischi connessi al programma di dismissioni per il ridimensionamento del debito pubblico.

Inizia l’era Omt

La Bce ha inaugurato l’era delle Outright Market Transactions. È l’atteso piano di acquisto di titoli sovrani sul mercato secondario. Ha quattro caratteristiche essenziali: è illimitato nella sua portata; gli acquisti saranno pienamente sterilizzati; riguarda titoli con scadenza breve e prevede condizioni per il paese che voglia accedervi. Dimostra che almeno la Banca centrale si preoccupa della sopravvivenza della moneta unica e ne rafforza l’indipendenza. Ma ripropone un rimpallo di responsabilità con gli Stati membri e difficilmente risolverà i problemi dell’euro.

Dal passato un debito pubblico insostenibile

Il debito pubblico italiano ha raggiunto la cifra insostenibile di quasi 2mila miliardi di euro, mentre nel 1960 era di appena 4 miliardi(1)

Un taglio ai sussidi per ridurre le tasse

La riforma dei sussidi alle imprese si presta perfettamente a un’operazione di riduzione della spesa accompagnata da una riduzione della tassazione senza l’esigenza di compensazioni. Un intervento così disegnato non ridurrebbe l’ammontare di risorse disponibili per un sistema produttivo già fiaccato da anni di crisi. Eliminerebbe invece trasferimenti improduttivi, consentendo una riduzione generalizzata del cuneo fiscale che beneficerebbe tutte le aziende. Un articolo scritto da due degli autori del Rapporto al presidente del Consiglio e ministro dell’Economia e al ministro dello Sviluppo.

L’arma in più di Eni

Il prezzo dei carburanti è stato l’argomento dell’estate, come non avveniva da qualche anno. Ma dopo gli grossi sconti del fine settimana, sono arrivati implacabili gli aumenti. Tuttavia, per una volta, c’è stato vero scontro sui prezzi iniziato dal leader del mercato, Eni. E forse prima ancora dalla campagna Fiat-IP del prezzo bloccato del carburante per tre anni. Eni e Fiat, però, sono anche i leader nel metano. Perché non scommettere con convinzione sulle auto a metano ora che i consumi di gas sono in calo e l’Italia si ripropone come hub d’Europa?

Il Punto

Ilva di Taranto e carbone del Sulcis: due vicende drammatiche ma due storie molto diverse in termini di numeri, di mercato dei prodotti, di effetti sull’ambiente, di esiti possibili. Entrambe rendono evidente la necessità di riconversioni industriali e territoriali, comune a molti altri luoghi produttivi del paese. Mentre si apre il nuovo confronto con le parti sociali bene ricordare che una buona politica industriale è quella che sa immaginare l’Italia fra dieci o vent’anni.
Davvero la povertà in Italia è rimasta ferma nell’ultimo decennio all’11 per cento come recitano i comunicati dell’Istat? In realtà, al netto dell’inflazione il numero di quelli che vivono con reddito inferiore alla soglia di povertà definita prima della recessione è aumentato di più di un milione. Anche i dati dell’Inps sulle ore di Cassa integrazione autorizzate vanno letti in controluce. Ecco perché.
Troppo investimento nel mattone rende finanziariamente fragili le famiglie italiane, soprattutto i pensionati che hanno messo tutti i loro risparmi nella loro casa e in quella dei figli. Perché hanno quasi sempre un mutuo da pagare e la ricchezza immobiliare non è liquida. Così, in questo momento di crisi, hanno difficoltà a far fronte ai debiti e alle spese impreviste.
Niente tasse sulle bevande zuccherate. La proposta del ministro Balduzzi non ha avuto seguito. Bene perchè era improvvisata: non ne era stato stimato l’impatto. Sul piano dei principi generali, aveva un fondamento nei costi imposti alla collettività da chi non sa badare alla propria salute.

La redazione de lavoce.info è vicina nel dolore alla famiglia di Marco Arnone, nostro affezionato collaboratore, scomparso prematuramente. Oltre alla passione civile e professionale, ci lascia ammirati il coraggio con il quale Marco ha affrontato la malattia.

Chi s’ingrassa paga

È abortita la proposta del ministro Balduzzi di tassare le bevande zuccherate. È un peccato. Sollevava problemi tecnici non banali e richiedeva molto equilibrio. Appariva tuttavia giustificata sul piano dei principi dall’obbligo di solidarietà in campo sanitario. Perché limita la libertà individuale per impedire quelle dipendenze e quelle cattive abitudini che in futuro limiterebbero gravemente la libertà dell’individuo. Ed è una politica che vede numerose applicazioni all’estero.

Perché Taranto non è il Sulcis

Che cosa differenzia le due vicende dell’Ilva e della Carbosulcis? Intanto sono diversi i numeri, anche se il dramma dei lavoratori è lo stesso. Ma mentre per Taranto si possono ipotizzare interventi che consentano di continuare la produzione, la miniera sarda non sembra avere un futuro, neanche come polo di ricerca e sperimentazione sul “carbone pulito“. Altri luoghi in Italia necessitano di una riconversione industriale e territoriale. Speriamo che le due emergenze attuali servano da lezione e il paese riesca a darsi una politica industriale capace di assicurare una crescita sostenibile.

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