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Un consiglio che orienta alla disuguaglianza

Nel formulare il consiglio orientativo per gli studi successivi, gli insegnanti sono spesso influenzati dal background degli studenti. Ma anche una breve formazione basta a renderli consapevoli del loro ruolo di potenziali riproduttori di diseguaglianze.

Cos’è il consiglio orientativo

Cresce l’attenzione intorno al consiglio orientativo, l’unico dispositivo di orientamento scolastico a livello nazionale (sebbene con modalità di attuazione molto variabili). Si tratta di un parere non vincolante che il consiglio di classe esprime alle famiglie di ogni studente a metà del terzo anno della scuola media, raccomandando i percorsi ritenuti più idonei per la successiva iscrizione alla scuola superiore.

Secondo molte ricerche quali-quantitative, il consiglio orientativo è distorto in base alle origini sociali degli studenti, al loro background migratorio e al genere, rinforzando gli altri meccanismi alla base delle diseguaglianze nelle scelte scolastiche. Ad esempio, a parità di rendimento scolastico, il percorso liceale sarà suggerito meno di frequente a uno studente con background migratorio o di origini sociali più modeste, così come a una studentessa sarà meno raccomandato un percorso di studi nelle discipline Stem.

Gli studi pregressi sulla distorsione dei consigli orientativi hanno alcuni limiti: da un lato, la ricerca qualitativa è convincente nel mostrare il funzionamento dei meccanismi, ma si basa su campioni molto piccoli; dall’altro, la ricerca quantitativa si fonda su correlazioni entro ampie basi di dati, ma senza poter stabilire nessi causali robusti. In particolare, l’associazione tra caratteristiche degli studenti e consiglio orientativo, anche a parità di apprendimenti, potrebbe non dipendere dalle distorsioni nelle percezioni degli insegnanti, ma dalla mancata possibilità dei ricercatori di considerare tutte le caratteristiche rilevanti degli studenti. Inoltre, sia per la ricerca qualitativa sia per quella quantitativa, si rileva una scarsa attenzione nel tradurre la conoscenza prodotta sul fenomeno in proposte di intervento.

Lo studio “Orientare alla scelta”

Per supplire ai limiti degli studi precedenti, grazie a un finanziamento a una borsa di dottorato del Laboratorio Impact del Crc – Centro di ricerca sulla cooperazione e il nonprofit dell’UCSC, abbiamo progettato un esperimento randomizzato controllato combinato con una factorial survey. Volevamo capire se davvero quando gli insegnanti formulano il consiglio introducono percezioni che riguardano le caratteristiche ascritte agli studenti, al di là dei loro risultati di apprendimento; e volevamo valutare la possibilità di migliorare il consiglio grazie a una specifica azione di informazione rivolta agli insegnanti.

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Fase 1 – I consigli sono davvero distorti?

L’esperimento, pre-registrato nell’ottobre 2021, ha coinvolto 196 scuole in tutta Italia, che sono state assegnate casualmente al gruppo di trattamento (102) o a quello di controllo (94), secondo la logica degli studi randomizzati. A inizio anno scolastico 2021-2022, prima della fase sperimentale, è stato chiesto a insegnanti trattati e controlli di esprimere consigli orientativi simulati (factorial survey) per un insieme composito di caratteristiche di un ipotetico studente (origini sociali, background migratorio, genere e interesse per le discipline umanistiche o tecniche scientifiche) che variavano casualmente, mentre restava stabile il livello medio di apprendimento.

Abbiamo così osservato la presenza di distorsioni nei consigli orientativi. Gli insegnanti hanno formulato consigli che tengono conto delle origini sociali (figura 1): se gli studenti appartengono alla classe sociale superiore (figli di professionisti, grandi imprenditori, ecc.) si vedono consigliare il liceo con una differenza di 20 punti percentuali in più rispetto ai compagni provenienti dalla classe operaia. La tendenza è poi relativamente più forte negli indirizzi considerati più prestigiosi, come classico e scientifico. La distorsione è ancora più marcata per gli studenti con cittadinanza non italiana. Per quanto riguarda le studentesse, confrontate con gli studenti, è emersa soprattutto la tendenza a suggerire loro indirizzi disciplinari non Stem: ad esempio, la probabilità per una ragazza di vedersi orientare verso un tecnico elettronico è di 20 punti percentuali inferiore a quella dei maschi.

Figura 1 – Probabilità̀ di ricevere un consiglio verso i diversi macro-percorsi per classe sociale di origine dello studente simulata nella vignetta (%, probabilità̀ predette da modelli Ols e relativi intervalli di confidenza al 95%; n=2.609)

Fase 2 – La formazione degli insegnanti può ridurre le distorsioni nei consigli?

Successivamente, tra ottobre e novembre 2022, prima che i consigli orientativi venissero proposti agli studenti, al gruppo di trattamento è stata erogata la formazione,. L’intervento, messo a punto muovendo da lavori precedenti di Gianluca Argentin e Tiziano Gerosa (2021), consiste in una formazione light touch online di circa 5 ore mirata agli insegnanti chiamati a formulare i consigli orientativi. Durante il corso, ai docenti vengono date informazioni sui processi di riproduzione delle diseguaglianze nelle opportunità educative, accompagnate da raccomandazioni su come evitare le distorsioni, accrescendo così la consapevolezza al riguardo.

Abbiamo quindi stimato l’effetto dell’intervento, confrontando insegnanti del gruppo di trattamento e colleghi del gruppo di controllo sia sul comportamento simulato, attraverso una seconda somministrazione della factorial survey a maggio-giugno 2022, sia sul comportamento reale di formulazione del consiglio, grazie ai dati amministrativi sui 19.136 studenti presenti nelle loro classi.

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Nei consigli simulati, osserviamo una riduzione delle distorsioni: vengono indirizzati al liceo più studenti della classe operaia rispetto al gruppo di controllo (+13,8 per cento). L’effetto della formazione è chiaramente visibile anche nel percorso di studi professionale: gli studenti provenienti dalla classe operaia vi vengono indirizzati di meno, con un calo del “pregiudizio” del 9,4 per cento. Anche guardando ai micro-indirizzi liceali ritroviamo la stessa tendenza.

Analizzando poi gli effetti dell’intervento nel mondo reale, grazie ai dati amministrativi, si rileva una tendenza positiva: il gruppo di trattamento tende a ridurre il pregiudizio (bias) mandando meno spesso gli studenti con voti di licenza intermedi e di origini sociali più modeste verso gli istituti professionali (-5 per cento) e, seppur con maggiore incertezza statistica, quelli delle classi sociali superiori verso i licei classici e scientifici (-4 per cento).

Il problema c’è, ma ci sono anche le soluzioni

Il nostro studio conferma l’evidenza precedente: i consigli orientativi degli insegnanti risultano distorti sulla base delle caratteristiche ascritte agli studenti. Al contempo, anche una formazione leggera, come quella da noi proposta, può essere efficace per cambiare la situazione. Sembra che la consapevolezza degli insegnanti rispetto ai meccanismi di riproduzione delle diseguaglianze sia una leva promettente per ridurre quella parte che può essere attribuita al loro operato. Sviluppare su larga scala proposte di formazione on line per gli insegnanti chiamati a formulare il consiglio orientativo non sarebbe difficile e nemmeno costoso, ma serve volerlo fare, per promuovere davvero il merito in condizioni di pari opportunità.

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  1. Savino

    Ci vuole una didattica che sia piu’ autodidattica con i ragazzi orientati la’ dove la curiosità li spinge.

  2. Gio

    Merita pagare le tasse per mantenere i politici in sovrannumero, come i regionali con i disastri che avvengono sotto la loro manutenzione? sfruttatori!
    La regione toscana ha aumentato l’addizionale regionale del 30%.

  3. sonia stefanovichj

    Grazie per la vostra ricerca. Interessante l’impatto di brevi percorsi di formazione sulle disuguaglianze. Fattibile. Utile. E potenzia l’empowerment di insegnanti sempre più sotto pressione.

  4. Sara

    Successe anche a me. Figlia di madre single, artigiana, con evidenti problemi di natura economica (in famiglia vestivamo tutti male, con indumenti di seconda mano passati dalla parrocchia). I miei professori di terza media erano tutti concordi che avrei dovuto proseguire gli studi alle magistrali. Questo nonostante avessi voti altissimi, specialmente in Italiano e Matematica. Fortunatamente “li mandai a farsi friggere”, mi iscrissi al liceo classico, poi alla facolta´di fisica, poi al dottorato in fisica, tutti gli studi conseguiti nei tempi prescritti e con massimi voti. Purtroppo il bias relativo al sostrato familiare e´ fortissimo tra i professori.

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