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Tutti i numeri di Cop28

Numeri alla mano: quanti sono ancora i sussidi alle fonti fossili? E quali sono i paesi che sono più responsabili delle emissioni di gas serra? È necessario partire da dati concreti per poter contrastare con efficacia il cambiamento climatico.

Che cos’è la Conferenza delle parti

Dal 30 novembre al 12 dicembre 2023 si svolge a Dubai la Cop28, la più importante riunione delle Nazioni Unite sul tema del cambiamento climatico.

La Conferenza delle parti (Cop) è una riunione annuale che coinvolge tutti i paesi che hanno ratificato la convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc), firmata nel 1992. La convenzione costituisce il principale trattato ambientale internazionale in materia di contrasto ai cambiamenti climatici e mira a rappresentare la linea guida per ridurre le emissioni di gas serra, che sono una delle principali cause del riscaldamento globale.

Le Cop sono un’occasione per discutere di temi urgenti e importanti e per far sì che le delegazioni dei governi dei paesi del mondo si aggiornino sugli sforzi fatti. Tuttavia, devono anche garantire passi avanti nel raggiungimento degli obiettivi, ma spesso sembrano non avere conseguenze effettive.

Dopo l’accordo raggiunto il primo giorno per rendere operativo il fondo “loss and damage”, durante la Cop28 si parlerà principalmente di due temi: metodi e tempistiche per la riduzione dell’uso dei combustibili fossili; analisi delle politiche finora adottate e valutazione della loro efficacia.

Un punto sulle emissioni

Alla vigilia della Cop28 la situazione non si mostra incoraggiante: secondo quanto scritto nell’Emission Gap Report delle Nazioni Unite pubblicato poco prima dell’inizio della Conferenza, i livelli di emissioni non sembrano in fase di discesa. Se si dovessero mantenere le politiche attuali di riduzione delle emissioni non verrebbero raggiunti gli obiettivi imposti dall’Accordo di Parigi, firmato durante la Cop21 del 2015. L’Accordo ha infatti un obiettivo principale e a lungo termine: limitare il riscaldamento globale a un aumento di 2°C rispetto ai livelli preindustriali, con continui sforzi dei paesi per abbassare il limite a 1,5°C.

In particolare, non è ancora avvenuta una riduzione rigorosa delle emissioni nei paesi ad alto reddito, che hanno la maggiore responsabilità per le emissioni passate. Nel periodo dal 1850 al 2021 gli stati dell’Unione europea e gli Stati Uniti hanno emesso una quota del 32 per cento di emissioni di CO2 sul totale mondiale. In secondo luogo, non si sta ancora agendo per limitare la crescita delle emissioni nei paesi a basso e medio reddito, che rappresentano la maggior parte di quelle attuali. La Cina da sola è stata responsabile del 30 per cento delle emissioni di gas serra nel 2021.

Figura 1

Una cosa è certa: se le emissioni globali di CO2 e di altri gas serra non saranno ridotte del 25-50 per cento rispetto ai livelli del 2019 (ossia 49,8 gt di CO2 equivalente) entro il 2030, sarà probabilmente impossibile raggiungere l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale a 1,5-2°C rispetto ai livelli preindustriali.

Tra sussidi e carbon tax

L’obiettivo ambizioso di ridurre così tanto le emissioni al fine di rallentare il riscaldamento globale deve essere perseguito con azioni pratiche dai paesi. Come fare? Agendo sui prezzi dei combustibili fossili. Come dice il report dell’International Monetary Fund, sono spesso fissati in modo sbagliato: i prezzi dei combustibili non rispecchiano a pieno l’intero costo sociale che deriva dal loro uso. Infatti, all’interno del prezzo andrebbero considerati sia i costi di fornitura (come, per esempio, il lavoro) sia i costi ambientali (emissioni o inquinamento atmosferico) e le imposte generali applicate ai beni di consumo. Spesso, però, il prezzo non sembra considerare in modo adeguato i danni all’ambiente e alle persone.

I sussidi ai combustibili fossili ammontavano a 7 miliardi di dollari nel 2022, pari al 7,1 per cento del Pil mondiale. È un valore molto superiore alla media degli ultimi anni, ma è la conseguenza delle numerose misure varate dai governi per contenere l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia. I sussidi sono divisi in espliciti e impliciti, con quest’ultima parte che è la componente principale. I sussidi espliciti si hanno quando il prezzo al dettaglio è inferiore al costo di approvvigionamento di un combustibile (e sono quelli che i governi hanno usato per calmierare i costi energetici). I sussidi impliciti, invece, sono quelli presenti quando il prezzo al dettaglio non tiene conto delle esternalità che genera questo tipo di energia.

L’Unione europea ha affermato, poco prima dell’inizio della Cop28, di essere intenzionata a ridurre i sussidi pubblici all’uso dei combustibili fossili.

Figura 2

Il fatto di aver introdotto sussidi ai combustibili ha deviato le scelte green dei consumatori.

Come hanno spiegato Marzio Galeotti e Alessandro Lanza in questo articolo, per disincentivare l’utilizzo dei combustibili fossili serve un aumento del loro prezzo. Oltre alla riduzione dei sussidi, anche l’introduzione di una carbon tax potrebbe essere decisiva per influenzare definitivamente le scelte di consumo e portare a un maggior utilizzo di energie rinnovabili. La carbon tax andrebbe a influire sulle esternalità negative causate dalle attività economiche: è infatti una imposta sui prodotti il cui consumo comporta emissioni di CO2 ed è proporzionale all’entità delle emissioni stesse.

Il fondo perdite e danni per i paesi fragili

Il terzo punto su cui era previsto un dibattito era l’istituzione di un fondo “loss and damage”, definita nella Cop27 del 2022, per aiutare i paesi più fragili esposti al cambiamento climatico. Nel primo giorno di Cop28 l’accordo per la sua costituzione è già stato siglato. Il fondo dovrà avere una disponibilità iniziale costituita dai contributi che i governi decideranno di versare. Per adesso, secondo quanto promesso dai paesi che hanno già annunciato il contributo, sembra che si sia raggiunta una disponibilità di 500 milioni di dollari.

Nella pratica, il fondo sarà attivo nel 2024; la Banca mondiale si occuperà di intermediare i negoziati per i primi quattro anni e di stabilire le tempistiche di distribuzione delle risorse raccolte. All’interno del consiglio di amministrazione è prevista la presenza di un rappresentante dei paesi in via di sviluppo. Su richiesta esplicita di Europa e Stati Uniti, è previsto che tutti i paesi in grado di fornire un contributo lo debbano fare: si è chiarito quindi il ruolo che devono avere Cina e India.

Manca una definizione precisa da parte dell’UNFCCC su che cosa sia il fondo “loss and damage”. La spiegazione più accurata attualmente è quella del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), che definisce i termini “perdite e danni” riferendosi ai “potenziali impatti negativi che si materializzano in Paesi in via di sviluppo particolarmente vulnerabili, a causa sia di eventi estremi, che dei cosiddetti eventi a lenta insorgenza, dopo che siano state realizzate tutte le possibili misure di mitigazione e adattamento”. La definizione è tuttavia molto ampia: non solo vengono incluse perdite in termini monetari, ma anche perdite non economiche come quella di identità culturale o di biodiversità.

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Il Punto

  1. Gostaria de saber quantos representantes de governo cada país levou para a Cop 28.?
    É preciso agir urgente, menos discursos, mais ação de todos.

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