Il mercato del lavoro dell’Eurozona appare saturo, ma diversi indicatori segnalano margini per un ulteriore calo della disoccupazione strutturale, soprattutto nell’Europa meridionale. Significa aggiungere circa l’1 per cento al Pil potenziale.

Il mercato del lavoro resiste alle crisi

Negli ultimi anni il mercato del lavoro dell’Eurozona ha sorpreso gli addetti ai lavori per la sua solidità di fronte alle numerose crisi che hanno colpito l’area. Il miglioramento è evidente guardando il calo del tasso di disoccupazione che, pur con i suoi limiti, resta uno degli indicatori più rilevanti per misurare lo stato di salute del mercato e orientare le scelte in questo campo. Il marcato miglioramento non è solo ciclico, riflette un cambiamento strutturale, evidente soprattutto nelle economie dell’Europa meridionale, storicamente ad alta disoccupazione.

Il confronto con i dati degli ultimi 25 anni fa apparire oggi il mercato saturo, ma la nostra analisi suggerisce che i tassi di disoccupazione possano scendere ancora nel lungo periodo senza generare pressioni eccessive su salari e prezzi.

Dove si fermerà la disoccupazione

Il riferimento abituale per le previsioni di lungo periodo è il Nairu, ossia il tasso di disoccupazione compatibile con un’inflazione stabile: secondo la teoria economica, quando il tasso di disoccupazione osservato è in linea con il Nairu, l’economia si trova in piena occupazione, con inflazione e pressioni salariali stabili e Pil in linea con il suo potenziale. Per questo, il dato orienta sia le previsioni macroeconomiche sia le decisioni di politica economica. Va però interpretato con cautela: è una variabile non osservabile, stimata con modelli diversi, molto sensibile alle ipotesi adottate e spesso rivista a posteriori. Non è dunque un valore fisso: secondo le stime della Commissione europea, nelle economie dell’Eurozona negli ultimi venticinque anni è variato molto, in risposta a riforme, crisi e mutamenti demografici. La questione è quindi se possa scendere ancora.

A differenza del Pil potenziale, il Nairu non dispone di un modello teorico standard per la stima. Per analizzarne le dinamiche abbiamo quindi estratto un fattore comune dalle principali variabili del mercato del lavoro e del contesto macroeconomico e istituzionale per le dieci maggiori economie dell’area, esclusa l’Irlanda. La tabella 1 sintetizza gli indicatori utilizzati e il segno della relazione stimata con il Nairu in vari modelli panel.

Tabella 1 – Indicatori alla base delle previsioni sul Nairu

Quasi tutti gli indicatori puntano verso il basso

In base alla loro evoluzione attesa, quasi tutti gli indicatori segnalano un calo del Nairu nei prossimi anni. In particolare, lo segnalano l’aumento del Pil reale pro capite, i progressi della produttività, il livello di istruzione della forza lavoro e lo spostamento verso settori a maggior valore aggiunto ridurranno la disoccupazione strutturale.

Rimangono tuttavia fattori che possono frenare il miglioramento, a partire dalla demografia, il cui effetto resta ambiguo. L’invecchiamento e il calo della popolazione attiva possono ridurre partecipazione, produttività e crescita potenziale, spingendo al rialzo il Nairu. Ma possono anche comprimere l’offerta di lavoro, abbassando in modo meccanico il tasso di disoccupazione.

Anche l’intelligenza artificiale è un’incognita, con canali che agiscono in direzioni opposte. Da un lato, riducendo l’occupazione o ampliando il divario tra competenze richieste e disponibili, potrebbe innalzare il Nairu, almeno nella fase di transizione. Dall’altro, rafforzando produttività, qualità del matching e complementarità tra capitale e lavoro, potrebbe abbassarlo.

Un mercato del lavoro europeo che resta frammentato

Il miglioramento cambierebbe in profondità il modo in cui le economie europee reagiscono agli shock macroeconomici. Con una disoccupazione strutturale più bassa, trattenere i lavoratori diventa più conveniente che sostituirli: le imprese tendono ad assorbire cali temporanei dei margini anziché tagliare il personale. I mercati del lavoro diventerebbero così più resilienti nelle fasi di rallentamento moderato.

Secondo le nostre previsioni, il calo previsto della disoccupazione strutturale sarà più marcato nell’Europa meridionale: circa 2,7 punti percentuali, contro circa 0,7 punti per le altre economie. Il divario tra i due blocchi resterà però ampio e il mercato del lavoro dell’Eurozona rimarrà frammentato. Nel complesso, secondo le nostre stime, il recupero aggiungerà circa l’1 per cento al Pil potenziale di lungo periodo dell’Eurozona, con i guadagni maggiori in Spagna e Francia.

Figura 1 – Il mercato del lavoro dell’Eurozona rimarrà frammentato

Fonti: Oxford Economics, Haver Analytics

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