Le norme sociali radicate nel tessuto italiano hanno influito sulla condizione economica del nostro paese? La risposta è affermativa. Non si conoscono le misure precise del fenomeno, ma la stasi economica dell’Italia è spiegata anche da tutte le regole non scritte che ci trasmettiamo ogni giorno, ciò che per cultura tolleriamo e ciò che premiamo. Questo perché quando si smette di scommettere sulle idee e si punta alla conservazione dello status quo ciò che si ferma è l’iniziativa e la voglia di rischiare. Con Alberto Bisin, professore di Economia alla New York University, affrontiamo questo e molto altro.
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Kim ALLAMANDOLA
Per me le regole non scritte sono nel pensiero di carta vs digitale. Esempio stupido, assemblea condominiale in presenza vs da remoto. Da remoto il tempo è largamente quello dell’assemblea, niente itinere (spesso da significative distanze) ne attesa di chi è in itinere; da remoto si può avere tutta l’informazione sottomano, magari da un sito condominiale con decenni di ogni informazione subito accessibile, il verbale si può scrivere a schermo condiviso, con osservazioni live. Inviato via PEC dall’ERP dell’amministratore e scaricato direttamente da chi vuole dal sito condominiale. In presenza se portiamo un po’ di carta si perde tempo a farlo girare ecc. È un esempio banale, ma rappresenta l’inefficienza della carta nel presente. Barriere, tempi lunghi, contro immediatezza e accessibilità.
Immaginate solo ogni immobile disegnato in 3D, formati aperti, quel disegno serve al catasto, ma anche al frigorista che disegna a sua volta l’aria condizionata e sa così quanti metri di tubo gli servono e dove passare, ma anche al mobilificio con i clienti che piazzano e adattano i modelli 3D dei mobili alla loro casa. Costa? Si, partendo dall’oggi, ben meno dell’oggi col tempo perso a far misure e l’incerto, ovvero nel tempo costa BEN MENO far questi disegni.
Poi c’è il modo in cui lavorano le imprese. I miei han ristrutturato e dovevano cambiare VMC, me ne sono occupato io, ho contattato alcune ditte locali, vivo all’estero, il grosso non ha un sito web. Poche pubblicano una mail. Poche col telefono rispondono al telefono. Ci vogliono anche settimane per aver un preventivo. Contatto qualche vendor di VMC direttamente “ah, noi non lavoriamo coi privati”. Alla fine compro dalla Cina, arriva il bancale il giorno stesso in cui una delle ditte contattate un mese prima si degna di mandarmi un preventivo. Il mondo d’oggi non va a queste velocità, il cliente d’oggi se vuol comprare il tuo prodotto lo vuole da catalogo non da reti di rapporti umani di venditori, rappresentanti, rivenditori ecc. E ancora, cena con amici di famiglia, spiego cos’è un task manager, poi faccio una demo, beh Vinkunja (software libero) su un NAS gli ha svoltato la vita lavorativa, loro non avevano mai sentito parlare di kanban, task, ecc (non, sono arrivati ai diagrammi di Gantt, ma vabbé) eppure hanno uno studio associato di facility management, sono quasi tutti laureati in Economia, ma non ne avevano idea.
I più sono congelati nel passato, formati al passato da una scuola congelata nel passato. Questo ha trasformato i giovani in quiet quitters, non sono ancora capaci di ribellarsi, ma sono esauriti da un modello che ha esaurito la spinta, gli altri non sono mentalmente in grado di comprendere ciò. Gli uffici sono pieni a metà, si fanno riunioni in presenza “da remoto” perché lo schermo individuale, la chat ecc sono più comodi del proiettore. Ma si tiene il circo barnum per non far collassare formalmente un’economia già morta che è ancora poco in piedi per inerzia.
Oggi serve tagliare nettamente col passato per evitare la III guerra mondiale persa in partenza, e salvare l’economia ricominciando a innovare, serve imporre il telelavoro, che si svuotino le città oramai comunque senza motore economico sostenibile e non sostenibili per tanti altri motivi, così in case e capannoni si può implementare il new deal con fotovoltaico domestico, stoccaggio, auto elettriche integrate tagliando un mare di consumi (varie ricerca, anche pubbliche UE e Francesi ad es.) rilanciando l’economia con attività non delocalizzabili, dando speranza ad un popolo decotto che vede una rinascita.
Savino
Lei che è così preciso deve sapere che, per definizione, ci sono attività non smartworkabili per impossibilità. Ai tempi del covid alcuni forestali volevano pulire il bosco in smart working, lei mi sembra sulla stessa strada.
Kim ALLAMANDOLA
Suggerisco:
https://doi.org/10.1016/j.jpubeco.2020.104235 il 37% dei lavori USA è svolgibile da remoto,
https://www150.statcan.gc.ca/n1/pub/11-631-x/11-631-x2024001-eng.htm il 39% dei lavori in Canada
https://doi.org/10.2478/izajolp-2023-0006 in UE il 36% con punte in Germania https://www.ifo.de/DocDL/cesifo1_wp8227.pdf sino al 56%
Ce ne sono molti altri. Stanno nascendo movimenti volti a imporre il telelavoro in vari paesi UE. Ora pensi alla massa di lavoratori di cui parliamo. Quando questa lascerà la città i servizi li seguiranno, a quel punto semplicemente avremo un’economia distribuita. Resta un nodo logistico da risolvere, ma tutto il resto c’è già e la logistica è da rifare per altri motivi al pari del costruito.
Sandro Pierdomenico
ha perfettamente ragione ma alla fine contano merito e riconoscimento del merito.
selezioniamo i migliori: il resto da va se
Savino
In Italia troppo mero tesoreggiamento sterile, si sente dire ad anziani over 70 benestanti che “bisogna pensare ad un domani”, si continua a sottrarre lavoro, reddito ed opportunità a giovani e donne in età fertile, c’è chi ha 30 appartamenti sfitti e altrettanti macchinoni in garage insultando il prossimo e non pagando le tasse. Non sarebbe mancanza di etica non chiamare l’ambulanza in caso di malore di queste persone che, come detto, ci mettono un attimo ad insultare chi è in difficoltà. Tutti parlano di mercato, ma vengono foraggiati da mamma Stato, ignorando la sacrosanta esigenza e necessità dell’economia mista in cui, per fortuna, lo Stato interviene con un ruolo, secondo quanto previsto dalla Costituzione. Più in generale, la situazione critica di oggi rende palese che è la domanda a fare il mercato ed è il salario ad essere rimasto indietro, sentendosi la mancanza, dopo oltre 40 anni, di un istituto come la scala mobile, che gli economisti della domenica avevano svilito per accondiscendere alla propaganda politica di craxiana memoria.
Kim ALLAMANDOLA
Che la scala mobile fosse utile ok, ma i 30 appartamenti sfitti costano, quindi se sono tali ci sono altri motivi. Semplicemente la città non serve più altro che a 4 gatti che vivono fuori ed è tecnicamente insostenibile. Serve capirlo, digitalizzare per poterla abbandonare, e superare quindi la crisi d’un sistema novecentesco non più sostenibile, non più funzionante, rimasto per garantire rendite di posizione (finanziarie, anche sopra l’immobiliare, ma non prettamente immobiliari dei piccoli proprietari) che la società non può mantenere.
Savino
Mi pare che le proteste in Spagna e Portogallo sulla casa siano molto precise, è una realtà che viene nascosta e dimenticata.
Kim ALLAMANDOLA
Le proteste in Spagna sono dovute all’urbanocentrismo degli Spagnoli, che come gli Italiani non riescono a capire il problema della porzione di fabbricato vs l’edificio sul proprio terreno unito al furto di successione detto tassa che de facto lascia i più senza casa in Spagna, porta a povertà studentesca e immobili pessimi in Francia e via dicendo. Questo furto detto tassa va cancellato il prima possibile.
Adriano Devita
Per nulla d’accorso. Non va dato per scontato che la crescita infinta sia un cosa desiderabile. Queta è l’dea fissa dell’ultraliberismo, ma nessuno è mai riuscito a spiegare come si sostiene una crescita infinta in un modo che risorse finite. Quello che succede è che i paesi più ricchi cercano di appropriarsi con tutti i mezzi – guerre comprese – delle risorse dei paesi che le hanno.