Il segretario del Partito Liberaldemocratico spiega come una formazione di stampo marcatamente liberale possa intercettare la domanda politica di chi non si riconosce nelle due coalizioni attuali, entrambe a traino prevalentemente populista.
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Per sua natura, il referendum richiede che sul tema in discussione si faccia una scelta politica, ma non partitica. Nel caso della riforma della giustizia, bisogna partire dall’esigenza di equidistanza e terzietà del giudice stabilita dalla Costituzione.
Le argomentazioni più forti per il “No” nascono dal confronto testuale tra i contenuti della riforma e la Costituzione. In evidenza la perdita di coerenza del sistema, la disarticolazione del vertice di garanzia, il rischio di effetti diversi da quelli voluti
L’Italia non ha mai avuto una cultura liberale di massa. E moltiplicare l’offerta, come fanno due nuove formazioni politiche, non crea la domanda. Infatti, gli elettori in cerca di un nuovo partito non chiedono meno stato, chiedono uno stato competente.
Il ricorso alla Corte costituzionale della Regione Puglia sulle norme che regolano i livelli essenziali di assistenza investe l’intero impianto del sistema di garanzia. Si rischia così di perdere un’occasione per ridurre i divari territoriali.
Eleggere più donne in Parlamento non è una garanzia automatica di leggi per l’uguaglianza di genere. C’è differenza tra le proposte delle parlamentari nate in contesti più conservatori e quelle delle colleghe cresciute in ambienti più progressisti.
Favorire la partecipazione delle donne alla politica locale è una questione di pari opportunità. Ma può essere anche una strategia di sviluppo sostenibile. La leadership femminile stimola il senso civico dei giovani e un’azione pubblica più lungimirante.
La legge elettorale proposta dal governo Meloni vorrebbe garantire rappresentatività e stabilità, che però sono obiettivi inconciliabili. Altri interventi potrebbero migliorare la normativa sul voto, senza occuparsi delle regole di assegnazione dei seggi.
ORA!, un tentativo di sparigliare*
Di Michele Boldrin
il 20/03/2026
in Commenti e repliche, Stato e istituzioni
Il segretario nazionale del partito Ora! rifiuta l’etichetta “liberale” e chiarisce che la formazione difende le coorti e i segmenti produttivi penalizzati da un equilibrio che frena la crescita. La posizione sulla dicotomia meno stato-stato migliore.
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