Le argomentazioni più forti per il “No” nascono dal confronto testuale tra i contenuti della riforma e la Costituzione. In evidenza la perdita di coerenza del sistema, la disarticolazione del vertice di garanzia, il rischio di effetti diversi da quelli voluti
Categoria: Stato e istituzioni Pagina 2 di 92
L’Italia non ha mai avuto una cultura liberale di massa. E moltiplicare l’offerta, come fanno due nuove formazioni politiche, non crea la domanda. Infatti, gli elettori in cerca di un nuovo partito non chiedono meno stato, chiedono uno stato competente.
Il ricorso alla Corte costituzionale della Regione Puglia sulle norme che regolano i livelli essenziali di assistenza investe l’intero impianto del sistema di garanzia. Si rischia così di perdere un’occasione per ridurre i divari territoriali.
Eleggere più donne in Parlamento non è una garanzia automatica di leggi per l’uguaglianza di genere. C’è differenza tra le proposte delle parlamentari nate in contesti più conservatori e quelle delle colleghe cresciute in ambienti più progressisti.
Favorire la partecipazione delle donne alla politica locale è una questione di pari opportunità. Ma può essere anche una strategia di sviluppo sostenibile. La leadership femminile stimola il senso civico dei giovani e un’azione pubblica più lungimirante.
La legge elettorale proposta dal governo Meloni vorrebbe garantire rappresentatività e stabilità, che però sono obiettivi inconciliabili. Altri interventi potrebbero migliorare la normativa sul voto, senza occuparsi delle regole di assegnazione dei seggi.
Manca poco più di un anno al rinnovo delle Camere e arriva l’ennesima riforma elettorale. Dal 1993 a oggi, la ricerca della stabilità politica ha paradossalmente portato a una forte instabilità delle regole elettorali. E agli interventi della Consulta.
Il governo ha approvato gli schemi di intesa preliminare per attribuire maggiore autonomia a quattro regioni del Nord. Preoccupano, in particolare, i possibili effetti sui principi di universalità e uguaglianza alla base del sistema sanitario.
Le ipotesi sulla nuova revisione della legge elettorale ci consegnano un ulteriore rafforzamento del potere esecutivo e una personalizzazione ancora più accentuata dei partiti. Il contrario di quello che servirebbe. E che si potrebbe fare con poche mosse.