Il ministro dell’Economia sostiene che la restituzione del drenaggio fiscale è stata eliminata con la Finanziaria 2001, l’ultima del Governo di centro sinistra. Ma questa interpretazione si scontra con il fatto che una eventuale abrogazione del decreto che disciplina il rimborso avrebbe dovuto essere esplicita, e non ricavata per estensione da quanto previsto per il 2001. Ogni anno, infatti, la Finanziaria deve indicare la copertura per il rimborso. E l’ammontare dovuto può essere quantificato soltanto una volta che sia noto l’andamento dell’inflazione.
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Si riaccende la polemica sui vantaggi e svantaggi della moneta unica. Ma un confronto con quello che sarebbe potuto accadere se non avessimo aderito all’Unione monetaria, mostra come il miglioramento dei conti pubblici italiani sia interamente dovuto alla caduta dei tassi di interesse sul debito pubblico indotta dall’euro. Nell’ultimo triennio, però, questo dividendo è stato usato in misura crescente per finanziare maggiori spese e non ulteriori riduzioni dell’indebitamento. Proseguire su questa strada, ci espone al rischio che il dividendo stesso svanisca.
Previsioni economiche di primavera della Commissione 2004 – 2005
La stabilità dell’Alitalia sembra essere sempre più in pericolo. Il presidente della compagnia di bandiera chiede l’intervento del Governo per evitare la crisi. Lavoce ha già affrontato questo tema. Riproponiamo per i nostri lettori gli interventi di Mario Sebastiani e Marco Ponti.
Un Senato federale può essere utile per risolvere i problemi aperti dalla riforma del Titolo V. A due condizioni. Deve rappresentare i territori e costruire meccanismi decisionali efficienti. La proposta appena approvata in prima lettura non soddisfa nessuna delle due. La contestualità imperfetta non funziona, mentre sono forti i rischi di conflitti tra le Camere. E se dobbiamo scegliere un modello straniero, meglio guardare agli Stati Uniti che alla Germania.
Il Parlamento esamina una riforma costituzionale molto profonda, che modifica la forma dello Stato e quella del Governo. Tutto questo avviene nel sostanziale disinteresse dell’opinione pubblica. Forse delusa da altri interventi, che sul momento sono sembrati risolutivi degli antichi problemi della politica italiana, ma che alla prova dei fatti hanno dato risultati ben scarsi. È però un atteggiamento sbagliato. Si tratta infatti di dare al sistema una nuova coerenza interna, che questi stessi interventi hanno reso necessaria.
Così come l’abbiamo sperimentato per quasi mezzo secolo, paritario e indifferenziato, il sistema delle due Camere non ha probabilmente più motivo di esistere. Ma non era privo di senso e non ha funzionato male. Il Senato federale, come proposto dalla riforma costituzionale, potrebbe invece ostacolare la capacità decisionale del Governo, che altri interventi puntano a rafforzare. Una contraddizione di cui essere consapevoli, anche se le due logiche non sono incompatibili.
Nel dibattito sulla nuova Ire si parla molto di sostenibilità finanziaria e del suo eventuale impulso alla crescita. Passano sotto silenzio invece gli effetti sulla distribuzione del reddito. L’Ire è un’imposta di natura proporzionale e non progressiva, com’è l’Irpef e come vorrebbe la Costituzione. Né il meccanismo delle detrazioni fiscali permette un sostanziale recupero di progressività . Sarebbe così la minoranza di contribuenti con i redditi più alti ad avere i maggiori benefici. Esattamente l’opposto di quanto accade negli altri paesi europei.
Una riduzione delle imposte che non porta crescita può essere penalizzante in Europa, senza nemmeno conquistare il consenso degli elettori. Prima di garantire che il “taglio alle tasse” porterà sviluppo, bisogna formulare una valutazione plausibile degli effetti attesi. L’analisi statistica mostra che per ogni punto percentuale di riduzione delle imposte sul Pil, il tasso di crescita del Pil potenziale aumenta di circa un quarto di punto percentuale l’anno. Ma se la riduzione delle imposte è finanziata interamente in deficit, l’aumento si dimezza.
Servono o no i blocchi domenicali? Calcoli approssimati indicano che “equivalgono” a una riduzione media del 10 per cento al giorno delle polveri inquinanti. Senza dimenticare che le domeniche a piedi hanno anche un valore educativo, segnalano i costi di un uso eccessivo dell’auto. Ma una soluzione permanente al problema del congestionamento da traffico passa per gli strumenti del mercato, come l’istituzione della tariffa d’ingresso nelle città , utile anche per far quadrare i bilanci dei comuni in tempi di tagli ai trasferimenti statali.