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Categoria: Rubriche Pagina 210 di 270

La risposta ai commenti dei lettori

Rispondo molto sinteticamente alle osservazioni al mio pezzo sul lavoce.info, in cui si è fatto riferimento all’operato amministrativo di questi primi mesi della giunta Pizzarotti, raffrontandolo per punti con il programma elettorale e con le “Linee programmatiche di mandato 2012-2017” approvate dal Consiglio comunale con delibera del 26 luglio 2012.
I fatti possono piacere o non piacere, alcuni commenti apparsi sul sito sono palesemente viziati da spirito di parte, se non palesemente in mala fede, ed a questi non è il caso di rispondere, pur non sottraendomi al merito sui singoli fatti. Tuttavia è in generale comprensibile la reazione di sorpresa e/o delusione alla presa d’atto di una distanza reale che si è manifestata tra le intenzioni elettorali e programmatiche del Movimento 5 stelle a Parma e la prassi amministrativa manifestatasi nei primi mesi con gli atti concreti della giunta Pizzarotti.
I miracoli non li fa nessuno, né li poteva fare in pochi mesi Pizzarotti, a cui va riconosciuto soprattutto il merito di una discontinuità etica netta rispetto a un sistema di potere che a Parma ha espresso nel recente passato un’idea distorta di città, oltre i limiti dell’illegalità.
Tuttavia è emersa in questi mesi la distanza reale tra le ottime intenzioni espresse in via programmatica e la difficoltà reale del governare. La stessa idea di democrazia partecipata, nella prassi, si è dimostrata ad ora di complessa attuazione e i tentativi effettuati sono sembrati non solo inefficaci, ma in alcuni casi ostili al confronto, frutto probabilmente della fatica di misurarsi con il dissenso.
Non vi è dubbio che il programma di governo su Parma possedesse aspetti molto affascinanti, lo stop immediato alla costruzione del termovalorizzatore, il consumo di suolo zero, il ripianamento del debito del Comune passando da una ricontrattazione con le banche (detentrici del debito), senza gravare i cittadini di imposizioni fiscali e tariffarie pesanti, la riconversione del sistema distorto delle partecipate. Come era affascinante il progetto di una giunta di esperti di levatura nazionale a servizio di una città, laboratorio di una nuova politica. La realtà è stata diversa. Al debito si è fatto fronte con un aumento drastico della pressione fiscale, di rette e tariffe, a fronte di una limitazione dei servizi. Il progetto di bloccare il termovalorizzatore avrebbe dovuto passare da scelte coraggiose e drastiche che, come noto anche nei tempi della campagna elettorale, avrebbero comportato rischi elevati di richieste danni da parte di Iren s.p.a., che sta realizzando l’impianto a proprie spese. Iren è soggetto attuatore del piano prov.le del 2005; vi sono dubbi sulla linearità dell’affidamento diretto (avvenne in realtà alla preesistente Enìa, allora a totale controllo pubblico, ora confluita in Iren, società quotata in borsa), come vi sono preoccupazioni per presunti pericoli alla salute pubblica in caso di attivazione del forno. Non entro nel merito di quello che il Sindaco avrebbe potuto fare o non fare, mi limito a rilevare che il sindaco non attivato nessun provvedimento e, se ancora nulla accade, entro poche settimane il forno entrerà in funzione.
Sulle politiche urbanistiche non è vero che i piani attuativi (circa 200.000 mq di nuove aree urbanizzate) erano già stati approvati dalla precedente amministrazione di centro-destra, mentre è vero che essi avevano già superato l’iter istruttorio, ma, in base alla legge regionale Emilia Romagna 20/2000, modalità e tempi di proposta al giudizio del consiglio spettano alla giunta, come l’approvazione spetta al consiglio comunale che è organo sovrano e che questi piani ha immediatamente approvato. Non si entra nel giudizio, si prende atto che in pochi mesi ed in assenza soprattutto di linee generali di trasformazione urbanistica di una città già martoriata da ipertrofia edificatoria e da eccesso di consumo di suolo, si sia voluto, con tempi velocissimi, dare il via a ulteriori espansioni edilizie, che avrebbero, se non altro, potuto attendere di essere contestualizzate in un nuovo progetto di città. Non può sfuggire, in generale e nello specifico di questo caso, come l’estensione di nuovi piani edificatori comporti un vantaggio immediato di cassa per il Comune, in termini di entrate dovute a contributi ed oneri di urbanizzazione: si tratta dell’ormai decrepito conflitto tra interessi tra esigenze di cassa dei Comuni e sostenibilità delle scelte sul territorio, il quale tuttavia è una risorsa finita e non rinnovabile. L’opzione consumo di suolo zero presuppone altre scelte, più rigorose.

La risposta a Federico Russo e ai commenti dei lettori

Ringrazio i lettori de lavoce.info per i loro commenti, numerosi e costruttivi, al mio articolo sul dimezzamento dei parlamentari. Cercherò di rispondere a quelle che mi sembrano le osservazioni più significative.

Precisazioni all’articolo “Tanto Pdl, poco capitale sociale”

 

Screen Shot 2013-03-01 at 11.47.53Correlazione semplice tra blood donation e % voti al pdl (alla camera nel 2013): -0.4711***
Correlazione condizionata a dummy nord-est (ne), nord-ovest (no), centro, sud. Isole sono la excluded dummy.

Lo scatter è lo scatter dei residui della partitioned regression. In questo modo la correlazione è depurata dell’effetto delle dummy per nord/centro/sud. Inoltre, essendo plottati i residui, i valori non corrispondono piú al numero di sacche per 100 abitanti.

Ai residui è aggiunta la media, in modo che non siano centrati a zero

 

 

Tanto Pdl, poco capitale sociale

Su Lavoce.info abbiamo dedicato ampio spazio nei giorni scorsi ad analisi che si propongono di rispondere alla domanda che più frequentemente ci viene rivolta quando viaggiamo all’estero: “Perché gli italiani continuano a votare per Berlusconi?”.

Il Punto

Il voto ci ha restituito un paese ingovernabile. Lo sarebbe forse stato anche con una legge elettorale diversa ma è certo che il Porcellum unisce al regalo di maggioranze diverse alla Camera e al Senato il fatto di essere profondamente antidemocratico: con solo lo 0,36 per cento di voti più del Pdl, il Pd ottiene quasi tre volte il suo numero di seggi alla Camera. Per uscire dallo stallo ci vorrebbe un governo che affronti la crisi politica –riforma elettorale, riduzione del numero dei parlamentari e dell’autoreferenzialità delle amministrazioni regionali– prima di tornare al voto. E abbia la riforma elettorale al primo posto. Su questo tema il Movimento 5 stelle potrebbe giocare una delle sue mosse decisive. Vediamo perchè gli converrebbe promuovere il sistema uninominale a doppio turno.Un nuovo Dossier raccoglie i numerosi articoli pubblicati da lavoce.info sui sistemi elettorali.
L’esito delle elezioni causa instabilità sui mercati finanziari. Perché la politica monetaria non può fare tutto. Anche la politica tout court deve fare la propria parte perché l’economia riparta. Solo allora il credito riprenderà ad arrivare alle imprese.
Il movimento di Grillo è considerato l’oggetto misterioso del nuovo quadro politico. Però qualche indicazione di come governa si può cogliere a Parma, dove il sindaco Pizzarotti ha ereditato nove mesi fa una situazione fallimentare del Comune. Sinora ha fatto una politica ragionieristica (più tasse, meno spese) contraddicendo molte promesse fatte in campagna elettorale.
La promessa di restituire l’Imu ha fatto breccia fra pensionati house rich e cash poor anche perché non possono vendere le loro proprietà dato il collasso del mercato immobiliare in Italia. Le compravendite sono la metà rispetto al 2004. E i mutui concessi dalle banche sempre meno.

Un grafico mostra che nelle regioni dove il Pdl ha preso più voti c’è meno capitale sociale.

Con il rinnovo del sito, è iniziata la consueta “campagna d’inverno” di sostegno finanziario a lavoce.info. Vi chiediamo di continuare a contribuire tangibilmente (o di farlo per la prima volta) a questa impresa che ha le donazioni dei lettori come risorsa indispensabile. E vi ringraziamo!

Qual è il migliore sistema elettorale?

È un Porcellum da buttar via tutto. La legge elettorale di Roberto Calderoli non piace a nessuno, ma sinora il Parlamento non ha voluto cambiarla. Sin dalla vigilia della sua approvazione, nel dicembre 2005, lavoce.info ha ospitato numerosi articoli e proposte di riforma.

Il Punto

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Qualche informazione in più per aiutare gli elettori indecisi. Se vogliono scegliere le persone da mandare in Parlamento, essendo incerti su quale partito votare, bene che guardino i candidati marginali nella loro circoscrizione, quelli che vengono subito dopo i seggi sicuri: il voto degli incerti può essere decisivo per farli eleggere. Ne forniamo una lista con tutti i dati di cui disponiamo su di loro. Oltre al Dossier su chi sono i futuri deputati, abbiamo ora analizzato anche gli aspiranti senatori con seggio sicuro, marginali, di riempitivo. Scarsissimo il ricambio nel centro-destra che conferma tre senatori uscenti su quattro probabili eletti.
Con le sue televisioni, Berlusconi ha avuto una volta di più un vantaggio competitivo nella campagna elettorale, come documenta una ricerca che tiene conto della copertura radio-televisiva delle reti Mediaset in diverse parti d’Italia in tutti questi anni. Mentre l’ampliamento dell’offerta tv grazie al digitale terrestre comincia a erodere sensibilmente il consenso conquistato in virtù della posizione dominante.
Perché l’Italia quasi non cresce dalla metà degli anni ‘90? Uno studio di economisti del Fondo monetario guarda ai problemi strutturali dell’economia italiana: dualismo e bassa partecipazione nel mercato del lavoro, scarsa concorrenza, restrizioni alle imprese, specializzazione nelle produzioni a bassa qualificazione. E prova a stimare quali sono stati gli effetti delle riforme del Governo Monti e cosa potrebbe accadere con riforme più decise.
C’è un modo per rendere meno impopolare Equitalia. Un esempio arriva dalla Gran Bretagna, dove l’agenzia di riscossione delle imposte ha sperimentato l’invio ai contribuenti di questionari semplici e lettere cortesi e personalizzate. Ha funzionato.
Veri o falsi i numeri che hanno usato Berlusconi, Maroni e Salvini nelle loro più recenti dichiarazioni? Altri fact checking vanno ad aggiungersi alla lunga serie pubblicata da lavoce.info in questa campagna elettorale.

Maroni su federalismo fiscale e rimborso della spesa sanitaria

Roberto Maroni, Ballarò (Rai 3), 5 febbraio
“Noi abbiamo fatto il federalismo fiscale nel 2009 che riguardava il passare da un sistema di rimborso della spesa sanitaria a piè di lista ai costi standard […] questa legge c’è, doveva entrare in vigore nel 2013, purtroppo è stata bloccata messa in pausa dal governo Monti. Le Regioni hanno adeguato i costi standard però non è entrata in vigore.”

FALSO MA…

Il metodo dei costi e del fabbisogno standard come criterio per il rimborso della spesa sanitaria viene introdotto con la legge delega n.42 del 5 Maggio 2009 (“Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione”).
Le nuove direttive tuttavia non vengono a sostituire il rimborso a piè di lista (introdotto con la legge 833/78), come sostiene Maroni, ma il sistema di finanziamento a “quota capitaria” che sostituì il primo nel 1992.
Procediamo con ordine.
All’art. 2, comma 2, della legge delega 5/5/2009, costo e fabbisogno standard vengono individuati come parametri per il finanziamento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) in quanto, valorizzando efficienza ed efficacia, costituiscono l’indicatore rispetto al quale comparare e valutare l’azione pubblica. I costi standard determineranno per ciascuna Regione il limite di spesa ammesso e coperto dai meccanismi di autofinanziamento e di perequazione previsti.
La norma delega quindi al governo il compito di individuare e istruire operativamente sul metodo di calcolo da adottare. Tutto ciò avviene con l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto legislativo sui costi standard della sanità regionale e sull’autonomia impositiva delle Regioni (7 Ottobre 2010). Il decreto specifica appunto il metodo di calcolo sottostante il criterio dei corsi standard.
Quello che da questo decreto viene fuori non è nulla di innovativo, anzi. Il “nuovo” concetto di standard coincide di fatto col precedente basato sulla c.d. “quota capitaria”. Entrambi i sistemi definiscono allo stesso modo tale standard relazionandolo al numero di abitanti.  (Per la precisione la quota di spesa procapite pesata per l’età della popolazione.)

Per una visione più dettagliata in merito al dibattito scaturito in questa direzione si veda:

http://archivio.lavoce.info/articoli/pagina1001921.html
http://www.saluteinternazionale.info/2010/10/costo-standard-in-sanita-tanto-rumore-per-nulla/

Per quanto riguarda invece il blocco della legge del 2009 operato dal governo Monti, occorre precisare che si tratta non di un accantonamento del singolo provvedimento bensì di una fase di stasi, in cui si trova la complessa legge sul federalismo fiscale della quale il provvedimento in questione fa parte. Mancano infatti alcuni decreti attuativi necessari all’entrata in vigore della legge delega in attuazione del federalismo fiscale. In particolare, su questo stesso tema, risulta in corso di predisposizione ma non ancora adottato il decreto per l’individuazione delle regioni da usare come benchmark.

FONTI

Stato attuale della legge:
http://www.camera.it/561?appro=644&Federalismo+regionale%2C+provinciale+e+costi+e+fabbisogni+standard+sanitari#approList
Decreto attuativo DPR 7/10/2010:
http://www.regioni.it/upload/SchemaDlgsCostiStandard_121010.pdf
Legge Delega 42/2009:
http://www.saluteinternazionale.info/2010/10/costo-standard-in-sanita-tanto-rumore-per-nulla/
Decreto Legislativo 502/92 (relativo al precedente sistema):
http://www.iet.unipi.it/p.donati/files/decreto_legge_502-92.htm

Legge 833/1978 (rimborso secondo il criterio della spesa storica)
http://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1978-12-28&atto.codiceRedazionale=078U0833&currentPage=1

Salvini e la Lombardia

Matteo Salvini, Otto e mezzo (La7), 6 febbraio:
“La Lombardia ha il quarto Pil d’Europa. Se fosse uno stato a sé stante sarebbe la quinta economia d’Europa. Secondo Moody’s la Regione Lombardia è più affidabile della Repubblica italiana”.

Questa affermazione può essere divisa in tre parti distinte.

“La Lombardia ha il quarto Pil d’Europa”.

Falso ma…

In base a dati Eurostat, se si considerano le regioni europee classificate come NUTS2, la Lombardia risulta essere la seconda regione Europea per Pil in milioni di euro, inferiore solo all’ Ile de France. La posizione relativa della regione risulta quindi essere migliore rispetto a quella prospetta dal politico della Lega Nord.

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“Se fosse uno Stato a sé stante sarebbe la quinta economia d’Europa”

Falso

Considerando anche in questo caso valori aggregati il Pil della Lombardia risulta essere il  decimo in Europa. Escludendo la Turchia la posizione diverrebbe la nona.

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“Secondo Moody’s la Regione Lombardia è più affidabile della Repubblica italiana”

Vero

In base alle informazioni riportate sul sito della Regione, la Lombardia ha, a partire dal 17 Febbraio 2012, un rating A2 mentre lo Stato italiano ha rating A3. La Regione Lombardia ha ricevuto un giudizio sulla sua qualità di debitore migliore rispetto allo Stato italiano seppure questa differenza risulti estremamente contenuta. La situazione non era differente precedentemente alla data indicata in quanto i rating erano rispettivamente A1 per la Lombardia e A2 per lo Stato italiano. Ulteriori informazioni possono essere ricavati sul sito della Regione (1).

(1)   http://www.regione.lombardia.it/cs/Satellite?c=Redazionale_P&childpagename=Regione%2FDetail&cid=1213274876075&pagename=RGNWrapper

 

Berlusconi: il gettito Imu è stato maggiore del previsto

Silvio Berlusconi, Ballarò (Rai 3), 5 febbraio:

“C’è un extra-gettito Imu perché il gettito da seconda casa ed altri immobili è stato superiore a quello previsto”.

VERO MA…

In base ai dati pubblicati dal Ministero delle finanze, il gettito derivante dall’Imu è stato pari a circa 23,7 miliardi di euro contro una previsione di 20,1 miliardi previsti nel decreto Salva Italia. In particolare il gettito è stato superiore di circa 600 milioni sulla prima casa e di 3,2 miliardi su altri tipi di immobili. Non è possibile disaggregare ulteriormente queste categorie e risulta quindi difficile verificare se l’extra-gettito derivi dalla tassazione della seconda casa.

Va tuttavia sottolineato che l’extra-gettito deriva esclusivamente dalla variazione delle aliquote introdotte dai comuni. Come sottolineato dal documento ufficiale, al netto delle manovre comunali il gettito risulta perfettamente in linea con le proiezioni (al momento è, anzi, inferiore di circa 200 milioni). Se si dovesse quindi valutare l’affermazione in base alla pertinenza dell’imposta, il gettito Imu non si discosta dai valori previsionali.

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Documenti di riferimento

–        Dipartimento delle Finanze, 2013, “IMU: analisi dei versamenti 2012”, http://www.tesoro.it/primo-piano/documenti/Bozza_documento_IMU_rev.pdf

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