Un giudizio più articolato sulla manovra varata dal Governo la scorsa settimana. La Relazione tecnica certifica che i tagli lineari al pubblico impiego non porteranno ad alcun risparmio nei prossimi tre anni. Perché allora non fare una vera spending review della PA anziché spingere al pensionamento i dipendenti più vicini all’età di pensionamento (magari anche più bravi) andando ulteriormente a intaccare la riforma delle pensioni varata a novembre? Giusto tagliare la spesa sanitaria, ma occorreva identificare le inefficienze anziché procedere con tagli proporzionali ai consumi intermedi, che non sono necessariamente un indicatore d’inefficienza. Bene invece gli interventi che accorpano i tribunali e le province, un esempio di quanto andrebbe fatto nelle altre aree. Accorpando si risparmia e si razionalizza, avendo alle spalle un’idea precisa su quale deve essere il modello di amministrazione.
Legare il finanziamento pubblico dei partiti a quello privato non minaccia la democrazia. È fondamentale, però, che i meccanismi siano della massima trasparenza. Come mostra l’esperienza degli Stati Uniti, più sono chiare le informazioni sul denaro dato dai privati, maggiore sarà il costo per “comprare” le politiche.
Sino a ieri i loro studi venivano pubblicati per lo più su riviste italiane. Ora i ricercatori in scienze aziendali delle nostre università sono sempre più presenti a livello internazionale. Forse è un effetto anticipato della valutazione della produzione scientifica dei nostri atenei, che utilizzerà gli indici bibliometrici.
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Bene tagliare la spesa corrente e ridurre le tasse ma il governo ha varato una manovra più che una spending review. Molti gli interrogativi che attendono una risposta.
La protezione fornita dal fondo di stabilità si rivela sempre più sottile. Solo la Bce può fare da scudo. Ma Mario Draghi sembra perseguire una strategia diversa.
Quella per la giustizia civile, dovrebbe affrontare l’ingolfamento dei tribunali che fanno fronte solo al 40 per cento delle cause. Bisognerebbe far ricadere i costi delle troppe cause intentate su chi perde e non sull’intera collettività in modo da disincentivare il ricorso al tribunale. Bene anche puntare sulla diffusione dei contratti assicurativi di tutela legale.
Il lavoro autonomo è stato per decenni un ammortizzatore sociale ma in tempo di crisi è molto più colpito nella contrazione occupazionale. Anche perché tra le sue fila si cela la realtà del precariato. Vedremo quanto sarà efficace la riforma del lavoro nel contrastarla.
Gli insegnanti che sabotano i test Invalsi fanno notizia. Meno spazio trovano gli insegnanti che legittimamente si interrogano sulle valenze pedagogiche dell’utilizzo dei test.
I capi politici della UE stanno discutendo da troppo tempo su quali siano gli strumenti per uscire crisi dell’Â’Unione monetaria europea. Nel confronto su questi aspetti, sembra assente lo snodo cruciale della vicenda europea: la necessità di riavviare il processo di unificazione politica. “Euro: ultima chiamata” è il titolo di un libro pubblicato da Francesco Brioschi editore. Carlomagno è un “autore collettivo”, che comprende Angelo Baglioni, Andrea Boitani, Massimo Bordignon, Stefano Fantacone, Rony Hamaui e Marco Lossani. Qui di seguito, ampi stralci dellÂ’introduzione.
Il mondo del calcio viene investito da una nuova ondata di scandali. L’economia può aiutare a comprendere cosa sta avvenendo e come prevenire che si ripeta? Proviamo a rispondere con un estratto da uno dei primi tre libri della serie de lavoce.info in collaborazione con Il Mulino per festeggiare i dieci anni di vita di questo sito: “Parlerò solo di calcio” (108 pagine, 10 €) in cui Tito Boeri viene intervistato da Sergio Levi.