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Il Punto

Approvato un decreto-manovra. Rimanendo in attesa di una spending review, vediamo perché è fondamentale tagliare la spesa pubblica in Italia, anche alla luce del dibattitto sulle politiche per uscire dalla crisi.
Mario Draghi non l’ha detto, ma l’ha fatto capire: la Bce che presiede dovrà diventare prestatore di ultima istanza. Lo hanno inteso chiaramente i mercati finanziari reagendo positivamente al suo impegno di difendere l’euro “facendo tutto il necessario”. Ora però dovrà dimostrare di stare facendo sul serio, a partire dal board di giovedi. Gli squilibri nelle bilance dei pagamenti nell’area dell’euro sono uno dei fattori alla base della crisi. Il riequilibrio richiederebbe nell’immediato svalutazioni fiscali nei paesi del contagio, vale a dire il recupero di competitività sui mercati internazionali attraverso la leva fiscale: aumentare l’Iva (pagata sulle importazioni) e possibilmente ridurre le tasse sul lavoro (dunque i prezzi delle esportazioni).
I dati sul mercato del lavoro sono già di per sè molto brutti. Nessun bisogno di aggravarli mal interpretando i numeri sulle assunzioni a tempo indeterminato.
Sta andando verso il collasso il trasporto pubblico locale in Italia. Perché quando si liberalizza un settore in strutturale perdita economica è indispensabile adottare anche provvedimenti di politica economicache rendano possibile la ristrutturazione e il miglioramento degli indici di produttività.

Il Punto

Le dichiarazioni del presidente della Bce Mario Draghi segnano una svolta nella comunicazione dellla BCE perchè annunciano che ci sarà il garante richiesto dai mercati. Un anno fa la Bce interveniva quasi senza dirlo, oggi riaffermando il suo ruolo nel contenere gli spread potrebbe anche non rendere necessari acquisti massicci di titoli dei paesi periferici.
A Londra e alla Gran Bretagna conviene ospitare le Olimpiadi? Nell’immediato si prevede una crescita del Pil al massimo dello 0,4 percento. A medio-lungo termine effetti positivi irrilevanti. Nessuno si augura un fallimento, ma la previsione di David Cameron -per il prossimo quadriennio un’iniezione di 25 miliardi di euro- appare quanto mai azzardata. Meno imprudente invece la previsione del Coni sulle medaglie azzurre. Vediamo perché.
Anche nella recessione del 1992-93 la spesa sanitaria fu decurtata, ma senza andare a scapito dei servizi offerti ai cittadini. Servirà però anche questa volta la collaborazione di tutti per evitare che i tagli imposti dalla spending review vadano a detrimento dei servizi ai cittadini.
Favorire una maggiore capitalizzazione delle imprese farebbe bene anche alle banche. Conti alla mano, riducendo l’indebitamento delle aziende e rendendole più stabili, gli istituti di credito risparmierebbero fino a 10 miliardi in termini di patrimonio di vigilanza.
Una lettura per l’estate: nel suo ultimo libro, il Nobel Paul Krugman spiega perché Stati Uniti ed Europa non sono riusciti a uscire dalla crisi. E, pur rimanendo euroscettico, prescrive la sua ricetta per l’Europa: la Bce deve garantire la stabilità finanziaria, com’è dovere di una banca centrale.

Mettere la parola fine alla crisi

Nel suo ultimo libro, Paul Krugman spiega perché né gli Stati Uniti né l’Europa sono riusciti a uscire dalla crisi, con costi umani e sociali troppo alti. È tempo di governare i problemi in un quadro istituzionale e politico internazionale cooperativo, per far sì che alle carenze di domanda privata sopperisca la spesa pubblica. Uno strumento che i Piigs europei, per esempio, non possono utilizzare unilateralmente. E dunque la ricetta per l’Europa dell’euroscettico premio Nobel muove da un elemento comune alle tesi di chi chiede più integrazione nell’Unione: la Bce deve garantire la stabilità finanziaria, com’è dovere di una banca centrale.

Draghi: la resa dei conti con la Bundesbank è iniziata?

Mario Draghi dichiara che la soluzione del problema degli spread tra i debiti sovrani della zona euro “rientra nel mandato della Bce, nella misura in cui il livello di questi premi di rischio impedisce la giusta trasmissione delle decisioni di politica monetaria”; e ancora: “all’interno del proprio mandato, la Bce è pronta a fare qualunque cosa per preservare l’euro”.

Il Punto

Lo scudo salva-stati di fatto non esiste più e la Spagna in recessione assomiglia pericolosamente alla Grecia. Deve intervenire la Bce mentre i paesi che beneficeranno del suo aiuto devono continuare il rientro del debito e impegnarsi a cessioni di sovranità. Devono permettere, d’ora in poi, il fallimento di un singolo stato europeo senza che crolli l’Eurozona. Vediamo come.
La Consob ha imposto il divieto di vendite allo scoperto, aggravando l’errore del 2008-2009 e del 2011 quando vennero imposti obblighi di comunicazione su questri contatti. Una perseveranza (aggravata) che lascia sbalorditi.
Superare la spesa storica delle amministrazioni pubbliche riducendola con tagli selettivi anziché lineari: questo è lo scopo della spending review. Nell’azione di Governo alcune misure rispettano questo approccio, altre no.
Con un utilizzo sconsiderato delle risorse, la Regione Sicilia è finita in una crisi di liquiditàche può diventare cronica. È scritto anche nel bilancio (criticato severamente dalla Corte dei Conti) che, nonostante l’opacità, mostra per il 2012 un peggioramento. I politici dell’isola continuano a fare un pessimo uso dell’autonomia. Bisognerebbe sequestrargli il libretto degli assegni per un po’ di tempo.
Ibrahimovic e Thiago Silva dal Milan al Paris Saint-Germain con entrate fiscali straordinarie per la Francia, pagate dal Qatar. Per ridurre le enormi perdite delle società di calcio, la Uefa ha imposto una sorta di fiscal compact. Ma sembra destinato ad essere applicato solo da chi vuole trovare scuse per disimpegnarsi dal calcio.

Vendite allo scoperto: perserverare diabolicum

Ieri la Consob ha reintrodotto il divieto delle vendite allo scoperto sui titoli del settore finanziario e assicurativo per la settimana in corso. Il divieto riguarda sia le vendite allo scoperto assistite dal prestito dei titoli (“covered”) che quelle “nude”,  come già  nell’agosto 2011 – divieto poi parzialmente rimosso nel febbraio 2012. In tal modo, purtroppo la Consob mostra di non apprendere dall’esperienza del passato. L’evidenza empirica sugli effetti dei divieti delle vendite allo scoperto imposti dalle autorità di molti paesi nel 2008 dopo il fallimento di Lehman Brothers mostra che essi danneggiano la liquidità del mercato e non offrono sostegno del mercato (tranne che tutt’al più nel brevissimo periodo), come già abbiamo evidenziato in un intervento pubblicato su questo sito nel 2010 e che riproponiamo. Questa evidenza è stata confermata da studi condotti  sugli effetti dei divieti delle vendite allo scoperto reintrodotti in Austria, Belgio, Grecia, Francia, Italia e Spagna nell’agosto 2011. Ciò non ha però scoraggiato la decisione di ieri da parte della Consob, salvo forse che sotto il profilo della (per ora breve) estensione temporale del divieto. Purtroppo sembra che il divieto delle vendite allo scoperto sia un riflesso condizionato delle autorità di regolamentazione, a prescindere dai suoi effetti. Tuttavia “errare humanum est, perseverare diabolicum”.

Il Punto

Non ci può essere gestione comune del debito senza cessione di sovranità ad autorità sovranazionali. Per uscire dalla crisi dell’euro non bastano i meccanismi finanziari: ci vuole una vera federazione europea, con un vero governo e un presidente eletto dai cittadini. Proviamo a immaginarla. La Bce sta facendo troppo poco per affrontare la crisi. Una cosa che può fare subito è rendere negativi i tassi (oggi a zero) che paga sui depositi delle banche in modo da indirizzare il credito dell’Eurozona forte (la “grande Germania”) verso la fragile periferia e determinare anche un utile deprezzamento dell’euro. Cala la fiducia nelle banche nei paesi cosiddetti Pigs. Non nel Nord-Europa e per fortuna nemmeno in Italia. Noi abbiamo ripreso -dopo tre anni di riduzione dei depositi- ad affidare i nostri soldi agli istituti di credito. Che però non ricambiano finanziando imprese e cittadini.
Sulla permanenza dei giovani italiani nella casa dei genitori anche in età adulta influiscono non solo fattori culturali (bamboccioni e babboccioni) ma anche le carenze del nostro welfare. Che rendono i ragazzi più esposti all’incertezza rispetto ai coetanei di altri paesi europei.

Spread dei vertici europei

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Il grafico rappresenta l’andamento dello spread di titoli decennali italiani, spagnoli e francesi con il bund tedesco. Si noti come fino a questo momento i vari summit europei non hanno sortito alcun effetto duraturo sullo spread.

 

 

Il Punto

La mancata convergenza tra economie dell’Eurozona è la causa primaria della crisi. Le differenze di partenza trascendono i confini nazionali, ma l’andamento nel tempo di reddito pro capite e produttività segue ciò che avviene all’interno di ciascun paese. Per questo le riforme strutturali sono così importanti per uscire dalla crisi.
Dalla semplificazione delle procedure alla maggior diffusione dei farmaci equivalenti, ecco come le Regioni possono recuperare risorse nella sanità. Glielo impone la spending review del Governo che in questo settore punta a riduzioni di spesa per quasi 8 miliardi in tre anni.
Mentre viene varata l’ennesima sanatoria degli immigrati, compie 10 anni la legge Bossi-Fini, che puntava sulla temporaneità dell’immigrazione. Il bilancio del provvedimento, insieme con il “pacchetto sicurezza”, è più che fallimentare. L’unione Europea aveva suggerito di contenere i flussi d’ingresso e puntare sull’integrazione. Noi abbiamo fatto esattamente l’opposto.
Uno studio su oltre 5 mila imprese europee mostra come la crisi abbia avuto un effetto negativo sull’innovazione, ma allo stesso tempo vi siano molte aziende che approfittano del momento di crisi per cambiare pelle. Le giovani imprese ad alta tecnologia, finora escluse dai programmi europei di ricerca e innovazione, potranno ora trovare incentivi in un meccanismo simile al programma statunitense Small business innovation research. Ecco di cosa si tratta.

Il Punto

Moody’s toglie l’ultima A rimasta al rating dell’Italia che non cresce.Confindustria e Governo hanno idee molto diverse sulla crescita 2012. I dati sulla produzione industriale fanno pensare che la prima è troppo pessimista e che il secondo è troppo ottimista. Ad oggi, una stima di -2 per cento per il 2012 sarebbe la più coerente con le informazioni disponibili.
Bene accorpare le province riducendone drasticamente il numero. Discutibile, invece, il trasferimento ai comuni di gran parte delle loro competenze. Sarebbe forse meglio passare almeno alcune di queste alle regioni, aprendo la strada a una riforma costituzionale che abolisca del tutto le province.
Più che di bamboccioni bisognerebbe parlare di babboccioni: i genitori italiani sono iperprotettivi nei confronti dei loro figli, ma si dimenticano di loro (e dei figli degli altri) quando si tratta di stabilire le regole del mercato del lavoro, della previdenza e della protezione sociale.
Una parte crescente dei finanziamenti alle università è parametrata alla valutazione della ricerca. Con criteri, tuttavia, che non permettono di distribuire i fondi in modo efficiente. Meglio sarebbe incentrarli sulla valutazione individuale del merito dei docenti, vincendo la prevedibile opposizione di questi ultimi.

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