Un autorevole studio mette in discussione alcune certezze che riguardano la demografia. Ha suscitato polemiche, ma porta a riflettere sulle risorse e sulle capacità di reazione spesso imprevedibili dell’intelligenza umana.
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Il Sud è cresciuto più del Centro-Nord ed è un dato positivo. Il quadro è però più complesso di quel che appare perché l’aumento del Pil non si è tradotto in un miglioramento dei redditi reali dei lavoratori dipendenti nelle regioni del Mezzogiorno.
Il premio Nobel Paul Krugman ha riaperto il dibattito sul declino dell’Europa. Il Vecchio Continente rimane una superpotenza ricca e probabilmente “più giusta” degli Stati Uniti, ma è fragile per i problemi che il Rapporto Draghi ben descrive.
Ogni anno, in occasione del Primo maggio, il dibattito sul lavoro torna al centro dell’attenzione pubblica, spesso accompagnato da letture semplificate o parziali dei dati disponibili. Negli ultimi anni il mercato del lavoro italiano ha registrato numeri record, ma dietro i risultati aggregati restano fragilità strutturali che meritano un’analisi più approfondita.
Questa serie di grafici nasce con l’obiettivo di offrire una lettura d’insieme delle principali trasformazioni del lavoro in Italia, andando oltre gli indicatori più immediati. L’attenzione si concentra non solo sui livelli di occupazione, ma anche sulla qualità del lavoro, sulle differenze tra generazioni e territori, sull’andamento dei salari e sui fattori che influenzano la capacità del sistema economico di creare reddito e opportunità.
Nel complesso, emerge un quadro che aiuta a interpretare in modo più consapevole i dati più citati nel dibattito pubblico e a individuare i nodi strutturali che continuano a frenare la crescita e la partecipazione al mercato del lavoro. Viene così offerta una prospettiva utile per comprendere il ruolo della produttività, delle politiche del lavoro e dei cambiamenti demografici nel determinare le prospettive occupazionali del paese.
Il rafforzamento dei mercati dei capitali è un obiettivo strategico dell’Europa, per sostenere investimenti e crescita. Resta però la diffidenza verso la Borsa. Non serve irrigidire il quadro regolatorio, va resa conveniente e sostenibile la quotazione.
La sproporzione tra spese correnti e investimenti è in aumento e sembra legata all’invecchiamento della popolazione. Ciò ha ripercussioni sulla produttività e sulla crescita, tanto da mettere in dubbio la possibilità di mantenere l’attuale livello di welfare.
Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione de lavoce.info: due volte al mese, mezz’ora di conversazione con esperti per approfondire i temi centrali del dibattito pubblico. In questa puntata abbiamo invitato Sandro Brusco, professore di Economia alla Stony Brook University di New York.
La tassazione è uno dei temi economici più sentiti dall’opinione pubblica e più delicati dal punto di vista politico ed economico. In Italia, il dibattito si intreccia con questioni strutturali di lungo periodo: la complessità del sistema fiscale, il livello del carico fiscale e la sua distribuzione tra lavoratori, imprese e patrimonio, oltre al rapporto tra prelievo, crescita economica e competitività.
Tasse, imposte e contributi sono però elementi essenziali della nostra economia: rappresentano la principale fonte di finanziamento della spesa pubblica e, al tempo stesso, uno strumento con cui il legislatore può incentivare o scoraggiare determinati comportamenti da parte di consumatori e aziende. Comprendere come funziona il sistema fiscale e dove mostra i suoi limiti è quindi cruciale per valutare le riforme recenti e quelle previste dalla nuova Legge di Bilancio.
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Dalla metà del 2021 Pil, ore lavorate e occupati non seguono lo stesso andamento, allontanandosi anche dal periodo pre-Covid. L’analisi dei dati porta a molte ipotesi e a una certezza: ora il mercato del lavoro è più dinamico e meno precario di prima.
Le retribuzioni reali sono ancora sotto i livelli del 2020-2021. Da questo punto di vista persino i record occupazionali non sono una buona notizia. La questione salariale è stata riscoperta nel 2025, nel 2026 si dovrà agire: l’occasione è la legge delega.