Inflazione, tassi d’interesse, crescita, debito pubblico e privato sono oggi sotto l’influenza dei mercati globali e spesso sfuggono al controllo delle autorità di politica economica nazionale. Una ragione in più per rafforzare la cooperazione internazionale.
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Il rapporto deficit/Pil nel 2025 è stato del 3,1 per cento e l’Italia resta in procedura di infrazione. Una politica fiscale più prudente avrebbe permesso di abbassare definitivamente il debito, approfittando di crescita post-Covid e inflazione.
La svalutazione implicita del debito legata all’inflazione ha compensato gli effetti negativi dei bonus edilizi, portando a una stabilizzazione dei conti pubblici. Ma si è persa l’occasione per una riduzione strutturale dal sovraindebitamento.
Il sostegno trasversale in Italia all’emissione di eurobond sembra nascere dall’illusione che si tratti di un debito che sarà qualcun altro a pagare. Non è così. L’utilità di titoli europei dipende da scelte politiche verso una maggiore integrazione.
Lavoce in 3 passi è la nuova iniziativa mensile de lavoce.info. Tre articoli su uno stesso argomento – pubblicati in sequenza – che accompagnano il lettore lungo un percorso logico e approfondito. Leonardo Melosi ci guida nel rapporto tra politica monetaria e fiscale, illustrando la teoria che lo sostiene e cosa è accaduto negli Stati Uniti e in Brasile negli anni della grande inflazione.
La presentazione del Piano strutturale di bilancio per i prossimi anni poteva essere l’occasione per una riflessione seria sui conti pubblici. Ma forse non ci sarà , anche per un testo scritto solo per addetti ai lavori. I problemi sono comunque impellenti.
La spesa sanitaria in Italia è inferiore a quella di altri paesi perché più basso è il nostro Pil. Senza crescita economica, le risorse per il sistema sanitario possono arrivare da un recupero dell’evasione, da un aumento delle tasse o da nuovo debito.
Non sappiamo ancora quali regole saranno previste dal nuovo Patto di stabilità europeo. Quasi certamente però l’Italia non le soddisferà . Saranno necessari avanzi primari ben superiori alle stime per portare il debito su una traiettoria discendente.
L’incremento del deficit previsto dalla Nadef non è giustificato dal rallentamento dell’economia, riflette errori dello scorso anno. Ma a preoccupare di più è il fatto che si rinunci a ridurre il rapporto debito sul Pil pur in una fase favorevole.