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Perché in Italia abbiamo i salari più bassi di tutti*

A tenere bassa la crescita dei salari reali italiani negli ultimi vent’anni non è stata né la partecipazione all’Unione monetaria, né l’incidenza fiscale e contributiva. Probabilmente la spiegazione è che anche la produttività del lavoro è aumentata poco.

Il Punto

Il governo ha mandato a Bruxelles un documento di bilancio 2018 ancora preliminare ma con linee guida già definite. Scende il deficit, con spese in calo più delle entrate, mentre si mette nero su bianco la riduzione del rapporto debito-Pil. Ora però, per portare in salvo una manovra poco elettorale, serve resistere agli assalti alla diligenza in un Parlamento che intanto si esprime inopinatamente sul rinnovo del mandato di Visco.
Spaventa la prospettiva della crescente disoccupazione tecnologica, dovuta alla sostituzione della macchina all’uomo, anche se gli studiosi sono discordi nel quantificarne le dimensioni. Antidoto: istruzione di qualità diffusa presso il maggior numero di individui possibile. Per dare ai disoccupati prospettive d’impiego, la formazione professionale è uno degli strumenti su cui l’Italia convoglia tanti soldi, spesso spesi male. L’analisi di due corsi nel Trentino mostra casi emblematici in cui i costi superano la somma dei benefici monetari prodotti. Sullo sfondo di questi temi, quello di nuove logiche nella determinazione delle retribuzioni, sempre meno legate a parametri oggettivi (il tipo di lavoro) e spesso insufficienti a garantire livelli di vita dignitosi.
Gli inutili e costosi referendum di Lombardia e Veneto rischiano un effetto boomerang, con il governo di Roma costretto a minimizzarli per evitare che altri governatori seguano l’esempio di Maroni e Zaia. Eppure il percorso federalista – bloccato dai tagli di bilancio degli ultimi anni – potrebbe essere utilmente riattivato, con il rilancio di investimenti infrastrutturali che in altri paesi hanno attenuto le differenze tra regioni.
A un anno dall’istituzione del registro dei lobbisti presso il ministero dello Sviluppo economico, i soggetti iscritti sono quasi 950. È l’unico elenco trasparente. Le altre istituzioni latitano, a partire dalle Camere.

Tagliare l’Irpef per difendere i salari

Il ritorno dell’inflazione può essere una buona notizia perché aiuta a ridurre il rapporto debito-Pil. Ma non lo è per i lavoratori dipendenti, che potrebbero ridurre i consumi. Un effetto evitabile con la riforma dell’Irpef che il governo ha rinviato.

I numeri del carovita

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Più soldi e meno potere d’acquisto a Natale. Nell’ultimo mese del 2016 le retribuzioni contrattuali sono cresciute meno dei prezzi: +0,4 per cento la crescita degli stipendi contro un +0,5 dei prezzi, rispetto a dicembre 2015. I lavoratori italiani hanno quindi guadagnato di più rispetto all’anno prima, ma hanno potuto acquistare meno beni. Per ora si tratta di una piccola differenza, ma si tratta di un avvenimento che non si verificava da 43 mesi.
Da marzo 2013 il potere d’acquisto degli stipendi era sempre aumentato rispetto all’anno precedente: +0,2 per cento la media del 2013, +1 per cento nel 2014 e nel 2015. Nel 2016 +0,6 contro un -0,1 per cento dei prezzi. Una dinamica importante, che nei bilanci familiari ha fatto da contrappeso al crollo dell’occupazione.
Preoccupante quindi che il 2016 si sia chiuso con una forbice prezzi-salari ribaltata. Per il 2017 è probabile che l’inflazione cresca verso l’uno per cento (spinta dal petrolio che è cresciuto del 20 per cento da novembre 2016 dopo l’accordo tra i paesi produttori), mentre non sono in vista ragioni di inversione della tendenza al ribasso nella dinamica dei salari.

Il Punto

Mentre nell’ingovernabile Spagna torna il “voto utile” e vanno in soffitta le aspirazioni di governo di Podemos, la slavina Brexit produce i suoi effetti. In Gran Bretagna – dove scozzesi, nordirlandesi e londinesi hanno per lo più scelto il Remain – incombe lo spettro del Regno Disunito. Ma l’opzione di rimanere nella Ue è giuridicamente possibile solo per la Scozia. Il referendum inglese ha anche diviso le generazioni. I giovani che hanno votato volevano restare in Europa. Ma più del 50 per cento di quelli sotto i 25 anni sono rimasti a casa. In campo economico, l’aumento delle barriere al commercio internazionale potrebbe costare alle famiglie britanniche tra 850 e 1.700 sterline all’anno. Ed è incerto il futuro della piazza finanziaria di Londra poiché gli operatori con base sulle rive del Tamigi perderanno l’accesso al mercato comunitario. E così Cameron auspica per il suo paese un’Europa à la carte che Bruxelles vede come il fumo negli occhi.
Intanto, visti i tempi eccezionali, tanti chiedono alla Bce una politica monetaria non convenzionale al cubo: distribuire denaro ai cittadini (“helicopter money”). Sostituendo, di fatto, i governi in un’azione di politica fiscale. Meglio valutare prima le possibili conseguenze. Chi certo non innaffia di soldi la clientela sono le banche che piazzano i fondi d’investimento. E anzi si inventano modi per mungere i risparmiatori sotto forma di occulte commissioni di collocamento incassate giorno per giorno per un totale pari a un terzo dei loro utili.
Contribuiscono alla deflazione i salari in diminuzione (-0,7 per cento, -1,4 nella sola industria, primo trimestre 2016 su 2015). Difficile aumentarli quando la produttività ristagna. Se non riducendo il cuneo fiscale.

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Convegno de lavoce.info
Il convegno annuale riservato agli amici de lavoce avrà come titolo “Le riforme fatte e quelle da fare”. Si terrà la mattina di mercoledì 14 settembre a Milano. SAVE THE DATE, dunque, vi aspettiamo!
La partecipazione alla prima parte dell’incontro, a porte chiuse, è riservata alla redazione de lavoce.info e a chi ci ha finanziato con almeno 100 euro o raggiunge cumulativamente 100 euro di donazione negli ultimi tre anni. Chi non l’ha fatto, è ancora in tempo per compiere la donazione!

Con i salari bassi cresce il rischio deflazione

Lo ha ben spiegato il governatore della Banca d’Italia: un aumento dei salari contribuirebbe ad allontanare il rischio deflazione. Pochi i margini all’interno delle aziende, perché la produttività ristagna. Possibili interventi di politica fiscale rispettando gli equilibri di finanza pubblica.

Come cambieranno i contratti nazionali di lavoro *

Federmeccanica ha fatto una proposta molto innovativa per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro. Ha proposto la trasformazione dei “minimi tabellari”, cioè dei salari minimi che vengono fissati per ciascuno dei livelli di inquadramento dei lavoratori, in “minimi di garanzia”.

Gli effetti dei profughi sull’economia *

I flussi di profughi che fuggono da guerre e persecuzioni sono economicamente insostenibili per i paesi europei? Le esperienze degli stati vicini alla Siria, che ospitano nel loro territorio un numero ben maggiore di rifugiati, sembrano raccontare una storia diversa. Pianificazione e accoglienza.

Salari, il problema del Sud

Stessi salari, ma produttività più bassa: perché un imprenditore dovrebbe investire nel Mezzogiorno? È da qui che bisogna partire per affrontare in modo concreto la questione meridionale. E se le gabbie salariali non sono oggi riproponibili, si può forse intervenire sulla componente imposte.

Così il Jobs act cambia la struttura dei salari

Per i neo-assunti di oggi, l’abolizione del reintegro avrà effetti anche sulla struttura del salario. In particolare sulla sua crescita con l’età del lavoratore e sul rapporto con la produttività. Con l’indennizzo certo, i più anziani saranno più facilmente sostituibili con lavoratori giovani.

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