Recenti studi confermano che la probabilità di introdurre un’innovazione di prodotto dipende in misura significativa dall’ammontare di ricerca realizzata all’interno dellÂ’impresa. Si crea così un terreno fertile che facilita l’assorbimento di nuova tecnologia e rende più probabile anche l’introduzione di innovazioni di processo. Per questo gli incentivi statali devono essere certi e duraturi. Ed è un errore assimilare le spese in R&S a quelle per impianti e macchinari: tanto le prime sono volatili a livello aziendale, quanto le seconde sono durature.
Più ricerca e più brevetti per far tornare lÂ’Italia a innovare e a crescere: ecco uno dei luoghi comuni del dibattito pubblico di questi anni. Ma, per incoraggiare ricerca e innovazione privata, lo Stato non deve buttare soldi in nuovi incentivi a pioggia mai sottoposti a valutazione. Meglio dare la possibilità a chi ha buone idee e pochi soldi di sperimentarle. Tenendo presente che ci vogliono lavoratori e imprese con caratteristiche diverse da quelle di oggi. Di sicuro, questi problemi strutturali non sono stati nemmeno scalfiti dalle politiche di incentivazione (come i sussidi allÂ’acquisto dei PC) degli ultimi anni. Finanziare la ricerca accademica per produrre “campioni”, non per compiacere criteri burocratici, politici o geografici: questa è la semplice regola da seguire per il neonato Consiglio Europeo della Ricerca.
Mario Draghi è stato nominato dal Governo alla guida di Banca d’Italia. Ha un compito molto difficile davanti nel far recuperare credibilità e affidabilità al nostro sistema bancario. A lui vanno gli auguri della redazione de lavoce.info.
Nel vivo della vicenda Fazio-Fiorani, gli appelli di chi chiedeva le dimissioni del Governatore hanno spesso fatto leva sulla perdita di credibilità che il nostro sistema bancario e in generale il nostro paese stavano subendo, avvertendo che i costi di tale perdita di credibilità potessero essere sensibili. Ma sono davvero così rilevanti questi costi? La risposta è inequivocabilmente sì, e due studi recenti offrono stime che consentono di valutarne la probabile entità .
La sfera umana è costituita dalla popolazione mondiale. Assegnando un metro cubo a ogni persona, il volume della sfera è pari a tanti metri cubi quanto numerosa è la popolazione. la velocità con cui cresce il raggio della sfera umana è crescente nel tempo. A una certa data la crescita del raggio della sfera tenderà a superare la velocità della luce. Cosa impossibile, almeno per la teoria della relatività ristretta. Quanto tempo occorre perché si raggiunga questo limite? Molto meno di quanto si possa immaginare senza fare calcoli.
Molti commentatori ritengono che George Bush abbia vinto le elezioni presidenziali del 2004 sul campo dei valori morali e che i cittadini statunitensi siano sempre più polarizzati su argomenti come l’aborto e il matrimonio tra omosessuali. Le preferenze economiche, invece, conterebbero ormai poco nello spiegare le loro scelte di voto. Una teoria direttamente applicabile anche all’Italia e all’Europa, secondo alcuni politici. Ma un recente studio statistico mostra quanto l’analisi sia lontana dal vero.
Tra gli economisti c’è chi pensa che il mercato sia in grado di risolvere tutti i problemi, ma tra la gente comune, i politici e gli intellettuali sono moltissimi a percepirlo come una fonte di preoccupazioni. In realtà è un meccanismo potente, che non può risolvere tutto, ma può migliorare la nostra vita. Ma è anche un meccanismo complesso e delicato, che va compreso per essere apprezzato e che, come altri canali di interazione sociale e come i fenomeni naturali, per esserci utile ha bisogno di regolazione e manutenzione. Per i lettori de lavoce.info un estratto, già pubblicato a suo tempo come anticipazione, dell’ultimo libro di Giuseppe Bertola.
Le politiche di creazione e consolidamento di un nuovo welfare nella difficile transizione verso una società pluriattiva e post-fordista. Oppure le dinamiche profonde dell’economia statunitense degli anni Novanta, dove si rintracciano le cause del boom economico e gli elementi di debolezza che hanno originato gli scandali finanziari. Ma anche il mondo del calcio e uno dei primi testi di carattere economico che lo affronta con rigore, anche tramite l’ausilio di analisi econometriche. Tre libri recensiti da Jacopo Allegrini, Pierangelo Donatello Martinelli e Stefano Tasselli
La magistratura continua a svolgere un provvidenziale, ma improprio, ruolo di supplenza ad autorità regolative e amministratori che non vigilano sul rispetto delle regole. La plausibile presenza di intrecci fra il progetto Unipol-Bnl e lo scandalo finanziario connesso alla Banca Popolare Italiana giustifica cautela nel concedere l’autorizzazione all’Opa su Bnl. Che rimane un boccone troppo grosso per Bnl. L’impresentabilità  dei “finanzieri ribaldi”  non deve nascondere le debolezze del “salotto buono” del capitalismo italiano.
L’accordo sul bilancio 2007-2013 dell’Unione Europea dimostra che è possibile trovare un’intesa a 25 su questioni delicate come il finanziamento solidale. Ma gli Stati membri hanno drasticamente ridotto il totale del bilancio, portandolo all’1,045 per cento del reddito nazionale lordo. E cresce il peso relativo delle spese agricole a scapito di quelle destinate a competitività e alla crescita. Come sarà possibile ora rispettare l’Agenda di Lisbona?
La non contendibilità di Unipol non è una buona ragione per impedirle la scalata a Bnl, in un contesto italiano dove non esiste alcun mercato degli assetti proprietari delle imprese quotate. La questione vera è sapere se il nuovo agglomerato disporrà di un cash-flow sufficiente per pagare gli interessi passivi sui debiti contratti, se dovrà alienare asset per rimborsare il debito, se potrà remunerare adeguatamente gli azionisti di minoranza. Mentre l’autoreferenzialità del management delle grandi cooperative rischia di allentare i controlli interni ed esterni.