SABATO 9 MAGGIO 2026

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Sommario 6 settembre 2004

E’ giusto aumentare le rette universitarie, come ha fatto recentemente Tony Blair? Qualora gli aumenti e le differenziazioni delle rette fossero accompagnate da altre riforme significative (sul valore legale del titolo di studio, sulla destinazione dei fondi, sul meccanismo di selezione dei docenti, sulle borse di studio e sui prestiti per aiutare gli studenti che provengono da famiglie con basso reddito), le università sarebbero in grado di competere esplicitamente in qualità, migliorando l’allocazione delle risorse, la didattica e la ricerca. Ad un anno dal varo dell’Istituto italiano di tecnologia, un intervento del Commissario dell’Iit, che fa il punto sul nuovo centro di ricerca.

Tra una newsletter e l’altra abbiamo pubblicato interventi sulla Bossi-Fini e una descrizione della riforma del Patto di Stabilità e Crescita proposta dalla Commissione Europea. Chi volesse essere avvisato di questi aggiornamenti infrasettimanali, può installare RSS sul suo computer oppure semplicemente venire a trovarci tutti i giorni, mettendo lavoce.info nella lista dei siti preferiti.

Stefano Micossi risponde a Luca Enriques sul ddl risparmio. La contro-replica dell’autore.

Aggiornamenti sull’attualità:
Il pedaggio si fa strada di Marco Ponti, 08-09-2004
La difficile transizione dalla scuola al lavoro, di Norberto Bottani e Alexander Tomei, 09-09-2004

Un Patto più “intelligente” *

La Commissione ha presentato alcune ipotesi per una revisione del Patto di stabilità e crescita. Si sviluppano lungo due assi: la maggiore attenzione alla sostenibilità delle finanze pubbliche e il ruolo da assegnare alla congiuntura economica. Il Trattato rimane pienamente valido e l’impianto del Patto di stabilità non viene messo in discussione. E il nuovo approccio non è più punitivo per i paesi ad alto debito, ma crea incentivi per politiche fiscali sane in periodi di alta crescita.

Al Caffè de la Paix

Le leggi che regolano il consumo di alcol influenzano lo sviluppo delle città. Dove sono più rigide, come nei paesi anglosassoni, i sobborghi si ampliano in modo incontrollato. Nella più liberale Europa continentale, invece, i centri cittadini restano più densi. Perché bar e ristoranti all’aperto li rendono più piacevoli e nello stesso tempo esercitano una funzione di controllo sociale. Mentre in America e Inghilterra i diritti di proprietà sulle strade si sono spostati dai locali pubblici alle automobili dei pendolari.

Bossi-Fini: quando il tagliando non basta

Il Governo appare intenzionato a mettere una “toppa” alla legge Bossi-Fini, in risposta alle obiezioni della Consulta.  Ma ci vuole ben altro per rendere applicabile una legge che,  a due anni e mezzo dalla sua approvazione, non è ancora stata messa in atto. I controlli sui permessi di soggiorno previsti dalla legge richiederebbero un apparato amministrativo da economia pianificata, con costi esorbitanti. Non servono a scoraggiare lÂ’immigrazione clandestina, ma semmai fanno aumentare il numero degli irregolari. Più utile intensificare le ispezioni contro il lavoro illegale degli immigrati.

Banche all’indice

Il tipico risparmiatore italiano non è sufficientemente sofisticato per comprendere il rischio connesso con le varie attività finanziarie disponibili e “punire” la banca che approfitta del conflitto di interesse. Imporre maggiore trasparenza agli intermediari non è sufficiente perché occorre rendere intelligibile lÂ’informazione anche ai meno esperti. Più utile perciò un indice di correttezza e affidabilità della banca come gestore di portafoglio e consulente patrimoniale, elaborato da un professionista terzo.

Risposte lente e sbagliate

Alcune parti del disegno di legge sul risparmio non rispondono alle priorità del mercato finanziario e degli investitori. Soprattutto, tutta la discussione parlamentare non tiene conto del nuovo quadro di regole che la Comunità europea sta delineando. Ma una riforma della legislazione finanziaria italiana resta urgente. A patto che si basi su pochi punti essenziali, tali da non sconvolgere l’operatività quotidiana delle imprese, ma capaci di mandare i giusti segnali di serietà agli investitori internazionali.

Un’occasione mancata

Del progetto di legge sulla tutela del risparmio si discute da tempo. Per il momento. il solo risultato concreto ottenuto è il recepimento della direttiva europea sugli abusi di mercato. Gli emendamenti proposti dalla maggioranza di Governo su autorità di vigilanza e indipendenza di queste dal potere politico mantengono tutte le ambiguità della normativa precedente. Se non ci saranno altri interventi, si sarà persa l’ennesima occasione per costruire strumenti essenziali ad arginare la perdita di competitività del nostro sistema economico.

Se il conflitto è positivo

Quando collocano sul mercato titoli di imprese loro affidate, le banche commerciali hanno a disposizione informazioni privilegiate sulle condizioni finanziarie di queste e dunque possono essere meglio attrezzate per valutare la rischiosità dell’investimento. In base al principio di trasparenza, le autorità competenti dovrebbero verificare e rendere pubblica l’eventuale esposizione della banca verso l’impresa. Gli investitori sarebbero così liberi di valutare se è più rilevante l’effetto negativo del potenziale conflitto d’interesse, oppure quello positivo della migliore capacità di certificazione.

Sommario 30 agosto 2004

Doveva essere approvata entro i primi mesi del 2004. Poi entro l’estate. Per ridare fiducia agli investitori dopo la crisi Parmalat e arginare la perdita di competitività del nostro paese. Ma della riforma del risparmio bipartisan si è ormai persa traccia. Forse meglio così. Le bozze che circolano tra gli addetti ai lavori non tengono conto dell’evoluzione del quadro normativo in Europa. E ignorano il problema cruciale del piccolo risparmiatore italiano: quello di tutelarsi da banche che approfittano dei loro molteplici conflitti di interesse. Un indice di affidabilità delle banche potrebbe essere d’aiuto.

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Aggiornamenti sull’attualità:
Bossi-Fini: quando il tagliando non basta di Tito Boeri, 02.09.2004. 
Un Patto più intelligente di Andrea Montanino, 03.09.2004.

Un premio a chi vota di più

Per rispondere al “mal d’Europa” messo in evidenza dalla scarsa partecipazione al voto nelle ultime Europee, si può pensare a un nuovo meccanismo di attribuzione dei seggi al Parlamento europeo, capace di legare la rappresentanza allÂ’affluenza alle urne. Ogni paese sarebbe così indotto a mobilitare i propri cittadini in unÂ’ampia partecipazione al processo di integrazione politica dellÂ’Europa. Tematiche europee e ruolo delle istituzioni comunitarie acquisterebbero un maggior rilievo nel dibattito nazionale.

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