In Italia i lavoratori tendono a rimanere sempre nella stessa azienda. È anche per questo che i salari sono bassi. Bisogna quindi ridurre i costi della mobilità e aumentare i benefici del passaggio verso le imprese migliori, che pagano stipendi più alti.
I salari italiani sono fermi da anni e l’inflazione ne ha corroso il potere d’acquisto. Servirebbe una riforma della contrattazione, con alla base una legge sulla rappresentanza. Andrebbe anche rivisto il sistema fiscale, per evitare il fiscal drag.
Se l’andamento delle retribuzioni degli ultimi vent’anni è stato articolato, il futuro non si prospetta roseo. Shock energetico e inflazione minacciano il potere d’acquisto delle buste paga. Servirebbero cambiamenti radicali, che non sono all’orizzonte.
Il taglio delle accise si traduce solo in parte in prezzi del carburante più bassi. In più, il vantaggio per i consumatori non è ovunque lo stesso, ma dipende dal livello di concorrenza tra impianti di distribuzione, come si vede dall’analisi dei dati relativi al provvedimento adottato nel 2022. Attraverso una serie di grafici proponiamo ai lettori un quadro complessivo della situazione di crisi energetica causata dalla guerra in Iran: dagli snodi strategici per il passaggio del petrolio ai rincari del prezzo del barile, all’andamento delle esportazioni russe e molto altro ancora. Il dato ufficiale sul rapporto debito/Pil nel 2025 conferma che l’Italia ha perso una buona occasione per ridurre definitivamente il proprio debito pubblico. A evidenziarlo è il confronto con Spagna e Grecia, che meglio di noi hanno saputo sfruttare la crescita post-Covid e la fiammata dell’inflazione. La piattaforma Ivory e l’adozione di Linux nelle pubbliche amministrazioni: sono varie le iniziative dell’Europa per rendersi sempre più autonoma dai monopoli tecnologici americani. È una scelta strategica per costruire un futuro digitale sovrano, sicuro e inclusivo,
Il “grafico per capire” di oggi mostra che l’Europa è sì meno dipendente dal petrolio, ma non ancora al riparo da shock energetici. La rubrica “I grafici per capire” esce ogni martedì e venerdì, con l’obiettivo di analizzare più in profondità i dati relativi a particolari temi e problemi, offrendone una chiave di lettura chiara che può aiutare il lettore a comprenderli nella loro complessità.
È online la nuova puntata de “Lavoce in mezz’ora”, il format di divulgazione de lavoce.info. Due volte al mese, in mezz’ora, discutiamo con esperti del settore di temi di attualità e di particolare rilevanza per il dibattito pubblico. Lo facciamo in modo più diretto e discorsivo, ma con il rigore d’analisi di sempre. Questa volta, con Giovanni Bonfanti, economista esperto di tematiche di integrazione europea dal punto di vista fiscale e finanziario, ci soffermiamo sule ragioni per le quali il debito comune europeo non è percepito come un “titolo sicuro” e quali ne sono le conseguenze.
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È in edicola e sul web il numero di eco dedicato al ruolo delle medie potenze nell’attuale situazione geopolitica. Dovrebbero assumersi il compito di progettare nuovi equilibri e nuove forme di coordinamento nella gestione delle risorse comuni e dei conflitti: l’Europa è il candidato naturale alla leadership di questo processo. eco, il mensile di economia diretto da Tito Boeri, vuole riprendere nella carta stampata la missione che lavoce.info svolge nel web: promuovere analisi basate sui dati, usando un linguaggio comprensibile, ma senza mai banalizzare la complessità dei problemi. Lavoce.info contribuisce regolarmente a eco con la rubrica “Grafico del mese”. Nell’uscita di questo mese analizza come nel giro di pochissimi anni sia aumentata la spesa militare mondiale e allo stesso tempo siano scesi i finanziamenti diretti alle organizzazioni multilaterali.
La riduzione delle accise è uno strumento rapido e visibile per intervenire sui rincari di carburante dovuti a una crisi. Ma i risultati possono cambiare da territorio a territorio. Molto dipende dal contesto concorrenziale in cui la misura viene applicata.
Il rapporto deficit/Pil nel 2025 è stato del 3,1 per cento e l’Italia resta in procedura di infrazione. Una politica fiscale più prudente avrebbe permesso di abbassare definitivamente il debito, approfittando di crescita post-Covid e inflazione.
Le tensioni geopolitiche tornate al centro dello scenario internazionale hanno riportato l’energia tra i principali fattori di rischio per l’economia globale. La guerra in Medio Oriente, come già accaduto con l’invasione russa dell’Ucraina, mostra quanto i mercati energetici restino vulnerabili non solo ai conflitti, ma anche alle interruzioni delle rotte commerciali e ai cambiamenti negli equilibri internazionali.
Questa serie di grafici nasce con l’obiettivo di offrire una lettura d’insieme di questi fenomeni, concentrandosi in particolare sul petrolio e sui carburanti, e seguendo il percorso di questa risorsa dalle rotte marittime strategiche fino ai prezzi pagati da famiglie e imprese. Gli snodi del commercio globale, le dinamiche delle quotazioni del greggio, la riorganizzazione dei flussi internazionali e le politiche fiscali sui carburanti sono elementi diversi ma strettamente collegati, che contribuiscono a spiegare perché le crisi energetiche continuino ad avere effetti diffusi e persistenti.
Sono in aumento le iniziative per rendere l’Europa autonoma dai monopoli tecnologici americani. Non si tratta solo di una risposta alle tensioni geopolitiche, ma di una scelta strategica per costruire un futuro digitale sovrano, sicuro e inclusivo.
Fino al 1° maggio resta in vigore lo sgravio fiscale sul prezzo dei carburanti. Ma i rincari dopo l’inizio della guerra in Iran sono stati tali da giustificare un intervento del governo, tra l’altro molto costoso? L’analisi dei dati sul livello reale dei prezzi degli ultimi anni ridimensiona questa ipotesi. La Spagna è spesso citata come un esempio da seguire nella transizione energetica. È vero che nel nostro paese le bollette elettriche sono più alte, almeno per i prezzi all’ingrosso, vanno però considerate le differenze strutturali tra i due paesi e i rischi che il modello spagnolo presenta, come ci ricorda il grande blackout del 2025. Un anno dopo il Liberation Day, il bilancio per gli Stati Uniti è magro: i dazi si confermano uno strumento poco efficace per correggere gli squilibri esterni. Senza contare che hanno prodotto costi economici e fratture istituzionali non indifferenti.
Il “grafico per capire” di oggi analizza l’andamento dei conti pubblici secondo le previsioni aggiornate del governo. La rubrica “I grafici per capire” esce ogni martedì e venerdì, con l’obiettivo di analizzare più in profondità i dati relativi a particolari temi e problemi, offrendone una chiave di lettura chiara che può aiutare il lettore a comprenderli nella loro complessità.
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