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Tra inflazione e tassi in salita cresce il ruolo dell’educazione finanziaria *

Con la risalita dei prezzi e dei tassi di interesse, l’educazione finanziaria diventa ancora più importante per comprenderne le ripercussioni sul potere di acquisto e sulle scelte finanziarie. Così una scheda informativa aiuta i cittadini a orientarsi.

Gli italiani e l’educazione finanziaria

“Cinque fratelli ricevono oggi in regalo mille euro. Immagina che debbano attendere un anno per poter disporre della loro quota e che il tasso di inflazione annuo sia pari all’1 per cento. Tra un anno, ciascuno con la propria somma, potrà comprare più, meno o le medesime cose che potrebbe comprare oggi?”. Questa è la domanda che valuta la conoscenza del tema dell’inflazione da parte dei cittadini nelle indagini internazionali sull’alfabetizzazione finanziaria degli adulti promosse dall’Ocse e condotte nel nostro paese dalla Banca d’Italia. Secondo gli ultimi dati disponibili (del 2020; nei prossimi mesi la Banca d’Italia renderà noti i risultati dell’indagine del 2023), meno della metà dei cittadini italiani risponde correttamente alla domanda, contro una media dei paesi Ocse del 65 per cento di risposte corrette.

Non è una novità: da anni le analisi dell’Ocse rivelano che la popolazione italiana è caratterizzata da bassi livelli di cultura finanziaria, incontrando difficoltà quando deve prendere decisioni economiche. Nell’ultimo decennio, tuttavia, un tasso di inflazione basso e un livello dei tassi di interesse straordinariamente contenuto hanno semplificato il contesto in cui le persone facevano le loro scelte finanziarie. Nel 2022 il quadro è radicalmente cambiato: la rapida crescita del livello dei prezzi, insieme ai progressivi rialzi dei tassi decisi dalla Banca centrale europea, rendono pressante per le persone l’esigenza di acquisire competenze finanziarie di base per compiere le scelte migliori nel nuovo contesto, preservando il proprio benessere.

Su chi pesa l’inflazione

Aiutare i cittadini a saperne di più sugli effetti dell’inflazione è ancora più importante se si considera che il fenomeno non colpisce tutti allo stesso modo: ha effetti negativi maggiori sulle fasce più deboli della popolazione.

La letteratura sugli effetti redistributivi dell’inflazione risale almeno a John Maynard Keynes, per il quale l’inflazione “mentre impoverisce molti, arricchisce alcuni [minando] la fiducia nell’equità dell’attuale distribuzione delle ricchezze” (si veda “Essays in persuasion”, una raccolta di saggi scritti tra il 1919 e il 1931). Ovviamente, il contesto a cui si riferisce Keynes è quello della prima guerra mondiale e del dopoguerra: “dal 1914 a oggi le fluttuazioni del valore della moneta hanno avuto una ampiezza tale da costituire uno degli eventi più significativi della storia economica del mondo moderno” (dalla raccolta “Esortazioni e profezie” del 1931), un periodo decisamente diverso da quello attuale. Rimane comunque vero l’assunto che uno degli effetti più comuni dell’inflazione è l’erosione del potere d’acquisto delle famiglie a basso reddito. Quando i prezzi salgono rapidamente, le persone con redditi bassi possono trovarsi in difficoltà nel far fronte all’aumento del costo della vita; di conseguenza, la loro capacità di mantenere uno standard di vita adeguato è compromessa. Ciò è oggi aggravato dal fatto che le famiglie a basso reddito spendono una proporzione maggiore delle proprie entrate in beni di prima necessità, come quelli alimentari ed energetici, che hanno subito gli incrementi di prezzo maggiori nell’ultimo anno (Istat, “La misura dell’inflazione per classi di spesa delle famiglie” in Comunicato prezzi al consumo, gennaio 2023). Coloro che invece dispongono di redditi più elevati, o che possono beneficiare di aumenti del proprio reddito nominale, sono in grado di adattarsi meglio all’aumento del costo della vita determinato dall’alta inflazione.

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L’iniziativa delle autorità di supervisione

Con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza delle persone sugli effetti dell’inflazione e di tassi di interesse elevati, le tre autorità di supervisione europee – la European Banking Authority (Eba), la European Insurance and Occupational Pensions Authority (Eiopa) e la European Securities and Markets Authority (Esma) – hanno pubblicato sui loro siti una scheda informativa interattiva.

La scheda spiega in che modo l’inflazione e il rialzo dei tassi possano avere un impatto sulle nostre finanze, in particolare sulle scelte dei prodotti bancari e finanziari, dei fondi pensione e dei prodotti assicurativi.

L’iniziativa si inserisce nel mandato dell’educazione finanziaria conferito alle tre autorità dai loro regolamenti, che ha portato alla decisione di costituire un gruppo di lavoro dedicato alla materia operante all’interno del Consumer Protection and Financial Innovation Sub-Committee del joint committee delle tre autorità.

Nella parte generale della scheda si spiega che cosa è l’inflazione e perché oggi si assiste a un rialzo dei tassi di interesse, chiarendo con parole semplici e attraverso finestre interattive i concetti economici necessari per comprendere il fenomeno. Dopo aver illustrato i principali effetti dell’inflazione e dell’aumento dei tassi di interesse, si propongono cinque punti chiave da tenere a mente per gestire le proprie finanze. I primi due riguardano l’utilizzo del proprio reddito, la cui gestione ordinata è ancora più importante in periodi di aumento generalizzato dei prezzi, gli ultimi tre riguardano l’impiego del risparmio.

  1. Sapere quanto si sta spendendo e su cosa.
  2. Dare un ordine di priorità alle spese e pianificare il proprio budget.
  3. Prestare attenzione alle diverse spese per oneri e commissioni.
  4. Cercare consigli per adattare il proprio piano finanziario.
  5. Essere consapevoli che le decisioni della banca centrale sui tassi di interesse hanno un impatto sulle proprie finanze.

La pubblicazione della versione italiana della scheda informativa sui siti delle autorità nazionali di vigilanza – Banca d’Italia, Consob e Ivass – è uno strumento in più per i cittadini, che si aggiunge a quanto già a disposizione sul tema dell’inflazione in una sezione del sito della Banca d’Italia dedicato all’educazione finanziaria, L’economia per tutti, in coerenza con la Strategia nazionale portata avanti dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria (Edufin).

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* Banca d’Italia, Servizio Educazione finanziaria. Le opinioni espresse sono personali e non riflettono necessariamente la posizione della Banca d’Italia.

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  1. Savino

    Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità col benessere creato dalla generazione del dopoguerra. Dopo 6-7 decenni è ora di prenderne consapevolezza.

  2. Carmine Meoli

    Ottima iniziativa ma sono intermediari e consulenti finanziari in primo luogo ad avere il dovere di adeguata educazione finanziaria e responsabilità.
    Che pensare del livello di educazione o di correttezza di intermediari che hanno proposto mutui a tasso variabile a giovani e famiglie che a fronte di risibili risparmi nelle rate correnti hanno assunto rischi di aumenti non sostenibili .
    Educare consumatori e risparmiatori è importante ma responsabilizzare ( disincentivare/punire ) gli intermediari è indispensabile !
    Sperando che non sia di nuovo la collettività , come nella vicenda delle tutele pagate per i titoli di banche finite male, a dover farsi carico delle misure a favore di debitori per mutui a tasso variabile .

  3. Carmine. Meoli

    Andrebbero prima educati e responsabilizzati gli operatori .Penso a quei soggetti che per due soldi di differenza hanno indotto tanti giovani e famiglie a contrarre mutui a tasso variabile .
    E sarà di nuovo la collettività a farsi carico di eventuali mitiganti .

  4. Forse la domanda dell’OCSE andrebbe riformulata per ricevere una risposta sensata. L’inflazione è al 10 % non all’1%. O è un errore ? Volesse il cielo che dopo un anno ho perso solo l’1 per cento del potere di acquisto!

    • Giancarlo Cancellieri

      Ma la risposta giusta sarebbe la stessa. A causa della lente d’ingrandimento, porla al 10% sarebbe servito solo a mascherare l’incapacità di comprensione del meccanismo finanziario.

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