L’attivazione delle accise mobili è oggi dovuta e urgente. Si dovrebbe però pensare a una riforma organica della fiscalità energetica, per correggere la regressività distributiva e per renderla coerente con gli obiettivi europei di transizione ecologica.
La doppia tassazione dei carburanti
L’attuale crisi energetica – una delle sette degli ultimi settant’anni secondo l’ex ministro Alberto Clo – ha già prodotto consistenti aumenti del prezzo di greggio e gas naturale. Senza aspettare un minuto, i rincari si sono ripercossi sui prezzi dei carburanti, gravati da una doppia tassazione.
Per le ripercussioni che hanno sull’inflazione, a causa della crescita dei costi di trasporto delle merci, che sono largamente su gomma, e per le conseguenze sui bilanci delle famiglie, soprattutto quelle a basso reddito data la natura regressiva della tassazione, è partito subito il dibattito sulla necessità – e la misura – di interventi per sterilizzarne, almeno parzialmente, l’impatto.
Le accise – imposte indirette di natura specifica, calcolate cioè in misura fissa per unità di prodotto e non in percentuale sul prezzo – gravano su benzina e gasolio con aliquote fra le più elevate d’Europa. A queste si aggiunge l’imposta sul valore aggiunto (Iva), applicata al 22 per cento sull’intero prezzo comprensivo già delle accise stesse, con un meccanismo di “tassa sulla tassa” che amplifica l’effetto fiscale in misura più che proporzionale rispetto all’andamento delle quotazioni internazionali del greggio. Il risultato è che la componente fiscale pesa per circa il 60 per cento del prezzo finale di benzina e gasolio.
Come funzionano le accise mobili
La tassazione dei prodotti energetici, e in particolare dei carburanti per autotrazione, rappresenta un nodo complesso e politicamente sensibile dell’intera architettura tributaria italiana. Per attenuare gli impatti economici e sociali degli ultimi aumenti è stato riproposto un intervento di “accise mobili”, peraltro non una novità della politica italiana. Il meccanismo è stato infatti introdotto con la legge finanziaria 2008 ai tempi del secondo governo Prodi e successivamente riformato dal “decreto carburanti” varato dal governo Meloni nel 2023. Mira a evitare che lo stato guadagni extra-profitti dall’aumento dei prezzi del petrolio a discapito dei cittadini. Essenzialmente: quando il prezzo del greggio sale, lo stato incassa più Iva (che è una percentuale). Quindi, per compensare questo rincaro, il governo può ridurre le accise (che sono un valore fisso) di un importo pari al maggior gettito Iva incassato.
A titolo di esempio, supponiamo che nella situazione iniziale lo stato incassi 0,30 euro di Iva per ogni litro di carburante venduto. Il prezzo sale e l’Iva pagata dai cittadini balza a 0,35 euro per litro. Lo stato ora incassa 0,05 euro imprevisti in più, il cosiddetto extra-gettito. Per legge il governo può emanare un decreto di attivazione dell’accisa mobile per tagliare l’accisa di 0,05 euro cosicché il prezzo alla pompa scende dello stesso importo, sterilizzando l’aumento delle tasse e mantenendo invariate le entrate per lo stato. Nella sua versione attuale, lo strumento è attivabile quando il prezzo medio del bimestre precedente supera il valore di riferimento fissato nel Documento di economia e finanza (Def).
I passi del governo
Dal punto di vista della legislazione, il governo Meloni, insediatosi nell’ottobre 2022 in un contesto di prezzi energetici ancora elevati per il perdurare degli effetti del conflitto russo-ucraino, si trovò immediatamente a fare i conti con la questione dei carburanti. Dopo aver prorogato, e poi lasciato scadere, il taglio delle accise introdotto in via d’urgenza dal precedente esecutivo Draghi, nel maggio 2023 adottò il cosiddetto “decreto carburanti” che interveniva anche sul meccanismo delle accise mobili riformandone i parametri applicativi. A gennaio 2026 è poi entrata in vigore la riforma che ha riallineato le accise: la benzina è scesa di 4,05 centesimi, mentre il gasolio è salito della stessa cifra per eliminare i sussidi ambientalmente dannosi.
D’altra parte, pur utile nelle situazioni di crisi, il meccanismo delle accise mobili ha limiti strutturali che non devono essere sottovalutati. L’intervento è per definizione reattivo e non preventivo: l’attivazione avviene solo dopo che il rialzo si è già consolidato nella media bimestrale, con un ritardo che riduce l’efficacia stabilizzatrice. L’entità massima della riduzione ottenibile è inoltre vincolata all’extragettito Iva disponibile: le stime per il 2026, con il Brent intorno ai 105 dollari al barile rispetto al benchmark Def di 66,1 dollari, suggeriscono un beneficio di 7-10 centesimi per litro – misura utile, ma non sufficiente a compensare l’intero rialzo. Infine, la misura non modifica il livello strutturale delle accise, che resta uno tra i più elevati d’Europa.
Che fare oggi
Il contesto attuale rende non più rinviabile l’adozione di misure concrete. L’escalation delle tensioni militari nel Golfo Persico ha determinato un’impennata delle quotazioni del greggio, con il Brent già stabilmente sopra i 100 dollari al barile, e si registrano aumenti alla pompa superiori ai 30 centesimi per litro rispetto alla media dell’anno precedente. I settori più esposti – autotrasporto, distribuzione, pesca, agricoltura – segnalano incrementi di costo insostenibili nel medio periodo, con rischio di trasmissione inflazionistica a cascata sull’intera struttura dei prezzi al consumo.
I presupposti tecnici per l’attivazione delle accise mobili sono già verificati. Il prezzo medio del bimestre gennaio-febbraio 2026 supera ampiamente il benchmark Def. Il ministero dell’Economia dispone degli strumenti normativi necessari. Ogni settimana di inerzia si traduce in centinaia di milioni di euro di onere aggiuntivo per famiglie e imprese. Il decreto interministeriale dovrebbe essere adottato con la massima urgenza, eventualmente accompagnato da misure complementari per i soggetti più vulnerabili.
Per concludere, le accise mobili rappresentano uno strumento di stabilizzazione fiscale imperfetto ma necessario, la cui logica di fondo – restituire ai contribuenti il gettito Iva inatteso generato dai rialzi del petrolio – è giuridicamente solida e macroeconomicamente razionale. La sua attivazione nell’attuale contesto è tecnicamente dovuta e politicamente urgente. Nel medio termine, tuttavia, il dibattito sulle accise mobili dovrebbe costituire il punto di partenza per una riforma organica della fiscalità energetica italiana, che punti a correggere per quanto possibile la regressività distributiva e a renderla coerente con gli obiettivi della transizione ecologica europea.
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Professore ordinario di Economia politica presso il Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università degli studi di Milano. Dopo la laurea in Discipline economiche e sociali presso l’Università Bocconi di Milano ha conseguito il dottorato in economia (Ph.D.) presso la New York University di New York. È Direttore della ricerca scientifica della Fondazione Eni Enrico Mattei, dopo essere stato in passato coordinatore del programma di ricerca in modellistica e politica dei cambiamenti climatici. È Fellow del Centre for Research on Geography, Resources, Environment, Energy & Networks (GREEN) dell’Università Luigi Bocconi e Visiting Fellow presso il King Abdullah Petroleum Studies and Research Center (KAPSARC). È Review Editor del capitolo 4 (“Mitigation and development pathways in the near- to mid-term”), Sixth Assessment Report (AR6), IPCC WGIII, 2021. È stato fondatore e primo presidente dell’Associazione italiana degli economisti dell’ambiente e delle risorse naturali, è membro del comitato scientifico del Centro per un futuro sostenibile e della Fondazione Lombardia per l’Ambiente. È componente del comitato di redazione de lavoce.info.
Direttore della Fondazione Eni Enrico Mattei, ha conseguito il Ph.D in Economics presso l’University College of London. È stato Chief Economist dell’Eni, amministratore delegato di Eni Corporate University e Principal Administrator dell’International Energy Agency (Energy and Environment Division). È stato consigliere di amministrazione dell’ENEA in rappresentanza del ministero dello Sviluppo economico. Autore di molte pubblicazioni su temi legati ad energia e ambiente è stato anche Autore principale (Lead Author) per il Third Assessment Report ed il Fifth Assessment Report per conto del IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change). Docente all’Università Luiss e alla Luiss Business School. Membro dell’Editorial Board de lavoce.info. Socio Fondatore dell’Associazione Italiana degli Economisti dell’Ambiente e delle Risorse Naturali e della Società Italiana per le Scienze del Clima (SISC).
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