Davvero il reato di femminicidio è “un’assurdità”, come sostiene Vannacci? La legge che lo introduce in Italia è entrata in vigore a gennaio 2026. Da allora, si sono registrati quasi tre casi in meno al mese rispetto alla media degli anni precedenti.
Le parole di Vannacci sul femminicidio
Roberto Vannacci, parlamentare europeo e segretario del nuovo partito Futuro nazionale, ha definito il reato di femminicidio “un’assurdità”, sostenendo che si tratta di “un omicidio come tutti gli altri”. A sostegno della sua tesi ha diffuso sui social una tabella che confronta i tassi di femminicidio di paesi con e senza una legislazione specifica, osservando come quelli dei primi siano superiori a quelli dei secondi. Il confronto, così come le conclusioni che ne vengono tratte, risulta privo di senso.
Si tratta di uno dei problemi più comuni nell’analisi dei dati sociali: confondere una semplice correlazione con un ipotetico rapporto di causa-effetto. In questo caso, è plausibile che il nesso causale operi nella direzione opposta a quella suggerita: paesi più esposti al fenomeno potrebbero aver introdotto una legislazione specifica proprio per contrastarlo. Insomma, un “mondo al contrario” applicato alla lettura dei dati sul femminicidio.
Per il momento, non è ancora possibile trarre conclusioni scientificamente robuste sull’efficacia dell’introduzione del reato in Italia. Tuttavia, la tesi vannacciana offre l’occasione per esaminare alcuni dati sul femminicidio nel nostro paese (il tema è stato già affrontato su lavoce.info) e descrivere, con la dovuta cautela e senza addentrarsi negli aspetti prettamente giuridici, l’andamento dei casi nei primi mesi successivi all’entrata in vigore della legge.
La specificità del femminicidio
Nel 2024 l’Istat ha registrato 116 omicidi con vittime donne e 211 con vittime uomini, un valore sostanzialmente in linea con quello osservato negli ultimi anni. La principale differenza tra i due dati riguarda il legame con l’autore: oltre la metà delle donne uccise (53,4 per cento) è stata vittima del partner o dell’ex partner, contro il 3,8 per cento degli uomini. Il femminicidio rappresenta la manifestazione più estrema della violenza di genere. Sempre secondo l’Istat, il 31,9 per cento delle donne tra i 16 e i 75 anni ha subito nel corso della vita violenza fisica o sessuale, a cui si aggiungono forme psicologiche, economiche e persecutorie. La violenza contro le donne è quindi un fenomeno ampio e diffuso, che va ben oltre gli episodi letali.
La legge italiana
La legge n. 181 del 17 dicembre 2025 ha introdotto una specifica fattispecie per l’uccisione di una donna motivata da ragioni legate al genere della vittima. Comprende i casi in cui l’omicidio è commesso come espressione di odio, discriminazione, prevaricazione, controllo, possesso o dominio nei confronti della donna, in relazione al rifiuto di instaurare o mantenere un rapporto affettivo oppure come limitazione delle sue libertà individuali.
Per questa fattispecie, in assenza di attenuanti, è previsto l’ergastolo. Negli altri casi continua ad applicarsi la disciplina ordinaria dell’omicidio volontario. La riforma introduce inoltre aggravi di pena in caso di altre manifestazioni non letali di violenza di genere, quando ricorrano le medesime condizioni.
La figura 1 mostra l’andamento mensile dei casi di femminicidio tra gennaio 2022 e maggio 2026. Evidenzia una forte variabilità mensile del numero di femminicidi e l’assenza di un trend chiaramente definito nel periodo 2022-2025. Nei mesi successivi all’entrata in vigore della legge, il numero di casi risulta tuttavia sistematicamente inferiore rispetto ai valori osservati nella maggior parte dei mesi precedenti.
Figura 1 – Andamento mensile dei femminicidi in Italia, gennaio 2022–maggio 2026

Cosa è successo da gennaio a maggio 2026
Per rendere più immediato il confronto con gli anni precedenti, la figura 2 confronta il numero di femminicidi registrati nei mesi da gennaio a maggio 2026 con la media osservata negli stessi mesi nel quadriennio 2022-2025. In ciascuno dei cinque mesi considerati, il numero di casi risulta nel 2026 inferiore alla media storica corrispondente. Le linee tratteggiate indicano il numero medio di femminicidi registrati al mese nel periodo gennaio-maggio, pari a 9 casi nel quadriennio 2022-2025 e a 6,2 casi nel 2026. In altri termini, nei primi cinque mesi del 2026 si registrano quasi tre femminicidi in meno al mese rispetto alla media osservata nello stesso periodo degli anni precedenti.
L’analisi effettuata non consente di identificare un effetto causale della nuova disciplina. Resta tuttavia il fatto che, in base alle stime presentate, il numero di femminicidi osservato nei mesi successivi all’introduzione della legge risulta inferiore di circa un terzo rispetto ai livelli registrati nello stesso periodo degli anni precedenti. Pur comprendendo la necessità, per la politica, di utilizzare una comunicazione semplice e immediata, riteniamo, da ricercatori sociali, che si debba prestare particolare attenzione a non spingere le semplificazioni oltre ciò che è ragionevole per adattarle alla propria narrazione. Al contrario, è possibile stimolare un dibattito che, sulla base di dati e metodologie validati, offra evidenze empiriche che possono essere facilmente comunicate, se lo si desidera.
Figura 2 – Confronto tra i femminicidi registrati nei primi cinque mesi del 2026 e la media 2022-2025

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Professoressa associata di Politica economica presso il Dipartimento per lo Sviluppo Sostenibile e la Transizione Ecologica dell’Università del Piemonte Orientale. Ha conseguito un dottorato di ricerca in Economia politica presso l’Università di Pavia. I suoi principali interessi scientifici riguardano l’economia dell’istruzione, l’economia del lavoro, le disuguaglianze e gli effetti socioeconomici del cambiamento climatico e della transizione ecologica. È Global Labor Organization Fellow e componente del comitato direttivo del Centro di Ricerca sul Lavoro «Carlo Dell’Aringa».
Luca Bonacini è Ricercatore di Economia Politica presso l’Università del Piemonte Orientale e Fellow del Global Labor Organization (GLO). La sua attività di ricerca si concentra sulla microeconomia applicata, con riferimento a distribuzione del reddito, disuguaglianza di opportunità e dinamiche del mercato del lavoro, soprattutto in relazione a istruzione e disparità di genere. Dopo un tirocinio presso la Banca d’Italia, ha conseguito il dottorato in Lavoro, Sviluppo e Innovazione nel 2021 all’Università di Modena e Reggio Emilia. Ha svolto attività di ricerca a Modena e Bologna ed è stato visiting scholar presso LISER e Università del Lussemburgo, oltre che Visiting Lecturer presso l’American University of Armenia.
Giorgia Casalone è Professoressa associata di Scienza delle Finanze presso l’Università del Piemonte Orientale. I suoi interessi di ricerca riguardano l’economia pubblica, le politiche redistributive e l’economia dell’istruzione. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Economia presso l’Università di Bologna e un D.E.A. in Économie des Institutions presso l’Université Paris X-Nanterre.
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